Un accanimento senza precedenti, questo è ciò che sta avvenendo in questi mesi sul mondo della scuola. Vorrei dirvi che sia un fare propagandistico e insensato, che poi alla fine non avrà alcun riflesso sulla vita quotidiana di quella che io chiamo “officina delle nuove realtà”, ma non è così: siamo di fronte all’attacco più grave che un servizio pubblico possa subire allo scopo di essere destrutturato, smembrato, impoverito e dissolto.

Certo, tra le mille promesse elettorali disattese, quelle senza oneri finanziari sono le uniche realizzabili, a colpi di maggioranza, con la prepotenza di chi concepisce la democrazia come democratura, ovvero principio del comando di una maggioranza che tra astensione e legge elettorale premiale, resta, forse a propria insaputa, di dubbia rappresentatività reale.

Vengono ripresi e sanzionati gli studenti e le studentesse in sciopero per la Palestina, invitati a rispettare la volontà politica del governo italiano: commissariati anche nel pensiero.

Il verbo “plasmare”, che credevamo non avremmo più visto comparire in tema di educazione, compare nella proposta di legge su consenso informato circa la partecipazione ad attività sui temi della sessualità. “Plasmare” – è scritto – “le basi e i valori”, come in una sorta di regime, poco importa se riferito alla scuola o alla famiglia, resta una visione dell’educazione ridotta a catechismo.

Così, mentre perfino il Consiglio di Stato blocca sonoramente e in maniera piuttosto esplicita le “Indicazioni per il Primo Ciclo”, ovvero la riscrittura dei libri di storia, il senatore Gasparri presenta un Ddl che imponga di lavorare sull’antisemitismo sovrapponendolo all’antisionismo; mentre l’ennesima donna viene uccisa, un emendamento della Lega estende alla scuola primaria e alla scuola dell’infanzia il veto nel trattare i temi della sessualità.

Tuttavia, considerando che in epoca moderna la famiglia e la scuola sono solo due tra le tante agenzie educative e che il libro delle risposte è sempre aperto su Google, e considerando che la disgregazione sociale e la costruzione del nemico a cui queste destre hanno ferventemente lavorato sta riducendo le famiglie a tribù in lotta dovunque, dai luoghi di lavoro in cui “si salvi chi può”, a una concezione del mondo sempre più polarizzata anche circa l’educazione dei figli, siamo sicuri che questo pressing sulla scuola non sottenda anche un risvolto economico?

Siamo sicuri che una scuola sempre meno autonoma, più impoverita, più in difficoltà nel legame con una realtà circostante che è sempre più difficile decifrare e che necessiterebbe invece di un grande lavoro di raccordo, anche previsto dalla legge sull’autonomia, non voglia incentivare ogni “tribù” a porre in essere il proprio sistema scolastico? Del resto esiste un articolo della Costituzione che autorizza l’insorgenza di sistemi alternativi a cura di privati e enti pubblici, così il cittadino stesso andrebbe a risolvere un grosso problema in un’economia del riarmo come la nostra: pagarsi, come retta o donazione, l’ennesimo servizio. Del resto chi non lo farebbe, potendolo fare, per garantire una crescita serena e un futuro dignitoso ai propri figli e alle proprie figlie?

Per aprire questa strada esiste anche il bonus per la frequenza delle scuole paritarie. Del resto un Paese satellite, per citare il prof Orsini, non può che rincorrere maldestramente il proprio mentore, e il volano di questa rincorsa non è altro che il revisionismo storico, la negazione dell’antifascismo come collante sociale di cui la scuola era l’ultimo avamposto.

Dopo questa profezia drammatica però vorrei dare una bella notizia: possiamo resistere. Nessuna bolla governativa può ledere la libertà d’insegnamento, non siamo costretti a insegnare in base ai dettami della commissione Perla-Galli Della Loggia, non abbiamo e non possiamo avere divieti circa i temi della sessualità in ambito curricolare, non ci potranno impedire di parlare della Palestina perché antisemitismo e antisionismo hanno significati diversi e noi a scuola lo sappiamo.