“Scoperta” in buona parte del mondo della sinistra italiana al momento della sua elezione a Presidente della Repubblica irlandese, di Catherine Connolly è stato scritto molto in poco tempo. Compresi i rituali, e provinciali, “facciamo come in Irlanda” o il “vince la sinistra che fa la sinistra”. Cose naturalmente che hanno i propri elementi di verità.
Che Catherine Connolly abbia un profilo molto connotato e “bello”, lo voglio dire così per il modo con cui viene espresso da lei come persona, è cosa vera. E fare come in Irlanda sarebbe pure cosa che ha un suo senso, a patto che si sappia di cosa si parla. E cioè della vittoria di una personalità che esprime posizioni tutte in sintonia naturale con ciò che in Italia appare appaltato alla radicalità minoritaria, anche quando in realtà alimenta piazze di milioni di persone. Che si realizza in un contesto di unità tra forze che hanno su molti di questi punti posizioni anche abbastanza lontane tra loro.
Unità e radicalità, un binomio felice. Che però richiede, per realizzarsi, una politica complessa e non semplificata, di consenso e non di imposizione. Il Sinn Féin, la forza che appartiene al gruppo europeo di The Left, e che viene da una storia lunghissima, travagliata e anche drammatica, realizzando nel tempo un cambiamento funzionale ad esercitare nelle forme che si sono rese necessarie la sua missione, ha saputo anche in questo caso svolgere un ruolo di connessione fondamentale.
La candidatura di Connolly non nasce dal Sinn Féin ma da altre più piccole soggettività di sinistra e verdi. E la neo presidente è stata nel passato una militante laburista, cioè di un partito diverso dal Sinn Féin per cultura e posizioni politiche. Il Sinn Féin ha deciso di rinunciare ad una propria candidatura per convergere su Connolly e aiutare a costruire lo schieramento più largo possibile.
Le difficoltà in cui versa l’attuale governo irlandese di convergenza tra due forze di destra storicamente rivali ed alleatesi contro la crescita continua del Sinn Féin ha favorito questa vittoria, peraltro in un quadro di astensione molto forte.
Qui vale la pena sottolineare come il Sinn Féin da tempo è cresciuto fuori dal perimetro della Irlanda del Nord, nella Repubblica d’Irlanda, proponendosi come il soggetto storico della riunificazione dell’Irlanda nell’attuale quadro e in chiave decisamente progressista ma assolutamente non settario.
Ho avuto modo di conoscere l’attuale segretaria del Sinn Féin, Mary Lou McDonald, facendo entrambi i parlamentari europei. Ho maturato una grande passione per questo partito che, come dicevo, viene da una storia anche con elementi tragici, e che manteneva la sua volontà di adempiere ad una funzione storica, unitaria e repubblicana, inserendo giustizia sociale, femminismo, matrimoni paritari, ambientalismo. Fare Storia. Che è il senso della politica.
Ora, dall’elezione di Connolly può aprirsi lo spazio per nuovi avanzamenti politici nelle due parti d’Irlanda. Ed avere una presidente che, sia pure con poteri ridotti, esprime appoggio ai Palestinesi, contrarietà al riarmo, critiche alla Nato e propensione per il neutralismo, volontà di giustizia sociale e di parità nei diritti, a partire dalle donne e dai matrimoni paritari, è un fatto importante.
L’elezione di Connolly sta dentro un grande sommovimento non ancora storico ma potenzialmente dirompente. Che è quello della Gran Bretagna del dopo Brexit, della guerra con la Russia, dello sfarinamento dei soggetti politici storici del bipartitismo ma anche della stessa Great Britain.
In Inghilterra, Farage è la nuova destra che sembra destinata a vincere sullo sfacelo del laburista Starmer. Per fortuna il nuovo soggetto di Corbyn e Sultana, la forte crescita del partito verde, possono rappresentare un’alternativa che matura. E anche in recentissimi test elettorali in Galles si vede come lì, ma anche in Scozia, ritorni una volontà di indipendenza progressista.
In questa epoca che qualcuno chiama di medioevo tecnologico, con dominanti neo feudali, può riproporsi un’idea di rivoluzione sociale e democratica, pacifista ed ambientalista. La piccola Irlanda del grande Joyce può essere una speranza.
(28 ottobre 2025)