In primo luogo. Pasolini, in questi decenni, fino a oggi, a 50 anni dal suo assassinio, ha subito il destino di alcuni veramente “antisistema”. Dopo la scomparsa, settori del sistema lo hanno incensato, fatto proprio, usato, strumentalizzato. Dalla destra estrema, anche fascista, fino ai moderati liberaldemocratici, fino a Veltroni. Pasolini, va da sé, è un’altra cosa.

I
È stato un grande intellettuale, radicalmente avverso al corso dominante nel suo tempo. Vero intellettuale d’opposizione. Le sue prese di posizione spesso erano considerate reazionarie, in controtendenza (divorzio, aborto, scuola dell’obbligo ecc.) rispetto alla concezione ingenua del “progresso”, dello “sviluppo”, anche di molta sinistra di allora.
La scelta di campo sua, esistenziale, culturale e politica, fu condizionata anche dall’essere un “diverso”. Nel contesto dell’Italia clerico-fascista, l’omosessualità era una stimmate, un marchio d’infamia. “Un negro”, come egli si definiva. La scelta di campo per i più poveri, per i braccianti e i contadini nel suo Friuli d’adozione, per la povera gente delle borgate romane, per il mondo vasto dei subalterni, si estese nel tempo naturalmente al terzo mondo, alle periferie del mondo.
Il diverso e il negro che proprio per questo affina la propria sensibilità nel percepire se stesso e il mondo esterno, nel percepire gli altri esseri umani, che ha modo di formarsi una religiosità interiore, non confessionale, non come religione positiva, bensì come religione della vita.

II
Il contesto era il passaggio epocale. L’Italia da paese prevalentemente rurale-agricolo diviene paese principalmente industriale-urbano. Il mondo contadino, il mondo dei legami comunitari, della pasoliniana “pulizia delle facce” ecc., ma anche l’Italia clerico-fascista, dell’onnipotente e onnipervasiva Democrazia cristiana, progressivamente vengono cancellati e al loro posto un “nuovo fascismo” si afferma. È la mercificazione totale, la modernizzazione, la società dei consumi di massa, l’omologazione culturale a opera soprattutto dei mass-media, della televisione in primo luogo, il relativismo morale ecc.
Pasolini è ormai affermato come uno dei maggiori poeti, letterati, cineasti, grande intellettuale riconosciuto, anche forte polemista, partecipe di tante battaglie culturali e di scandali (le denunce e i processi per vilipendio per i suoi romanzi “Ragazzi di vita” e “Una vita violenta” ecc.). Tra il 1973 e il 1975, anno della tragica morte, scrive articoli per il “Corriere della Sera” in primo luogo, ma anche per altri giornali e riviste, come interventi rapidi, fulminanti, acuti, profetici. Si cimenta insomma con il genere del giornalismo militante, come arma della battaglia culturale e politica necessaria in quella temperie e in quella fase storica.

III
Come profeta disarmato. Le sue requisitorie e le sue denunce furono memorabili, anche perché in controtendenza con molta cultura di sinistra, con il Pci e con molti settori della Nuova Sinistra. Pasolini si inserì nel filone dei critici radicali della concezione ingenua del “progresso”, dell’ottimismo storico, della società di massa, dell’industria culturale, della “tolleranza repressiva”, del nuovo fascismo della omologazione culturale, nel linguaggio e nei costumi, del marcusiano “uomo a una dimensione”.
Critico radicale dell’Italia sfigurata, che ha subìto la tragica “mutazione antropologica” e la “scomparsa delle lucciole” come manomissione dell’ambiente e del territorio.
Ma Pasolini non è solo polemista profetico nello scenario epocale. È anche un polemista politico e individua nella Dc il luogo vero del Potere, il “Palazzo”, il luogo di tutte le malefatte, palesi e occulte. Il Potere e gli apparati dello Stato, oltre la manovalanza esecutiva dei neofascisti. Potere, servizi segreti, apparati e manovalanza fascista verosimilmente all’opera nell’assassinio della tragica notte del 2 novembre 1975 nell’Idroscalo di Ostia.
Ricordiamo il libro e la ricerca su cui si affaticava nei suoi ultimi anni, apparso postumo, “Petrolio”, con i vari filoni che conducono al delitto Mattei, alla sospetta carriera di Cefis, alla geopolitica dei padroni del petrolio su scala mondiale, alle Sette Sorelle, agli Usa, alla Nato ecc.
Ricordiamo qui solo gli “Scritti corsari”, le “Lettere luterane”. Questi articoli dell’ultimo Pasolini agirono potentemente, in molti di noi, verso la fine degli anni ‘70, quando l’ebbrezza trasformatrice si affievoliva e rientrava entro una visione più conforme alla realtà delle cose, ai reali rapporti di forza. Realtà rivelatasi più ricca, più contraddittoria di quanto a tutta prima apparisse.
Mentre alcuni settori della sinistra iniziavano quel riflusso che doveva farli approdare al pentitismo, al moderatismo, al pensiero irrazionale, alle mode passeggere, alle sponde del privato, del conformismo, della riconciliazione furba e redditizia con la realtà, quella lezione agì positivamente in altri settori, in altre persone. Ma il contenuto di verità, in alcune occasioni provocazione vera e propria, rimane e ancor oggi agisce.
Pasolini oggi, intellettuale necessario.