
Alcuni anni fa Rodolfo Amadeo raccontava la sua vita al giornalista Paolo Odello: “Questa è una storia che inizia parecchi anni fa, nei primi anni ‘30 del secolo scorso. In un giorno di luglio, il 7 per essere precisi, sono nato io, da una famiglia di tradizioni anarchiche e comuniste. E sempre per voler essere precisi bisogna dire che l’Italia era una monarchia e che quindi c’era pure un re e a capo del governo c’era anche uno che si faceva chiamare Duce, di nome faceva Benito Mussolini e aveva nostalgia dell’Impero Romano, anzi come capo del Fascismo ha pure tentato di rinverdirne fasti e grandezza a spese di tutta l’Italia. Ma non gli è venuto molto bene: solo retorica e scenografie grandiose di cartone. A mantenerlo saldamente in sella per vent’anni, dal 1922 al 1943, c’erano industriali e agrari convinti di poterlo manovrare a loro piacere e per suo tramite combattere e reprimere le lotte dei lavoratori, dei contadini e soprattutto gli operai che proprio allora iniziavano ad organizzarsi. Prima nel Partito Socialista, fondato a Genova nel 1892, e poi in quello Comunista, nato a Livorno nel gennaio 1921. Ci vollero una guerra mondiale di cinque anni e una lotta partigiana di venti mesi per conquistare la libertà nell’aprile 1945. I partiti politici messi al bando e sciolti dal regime fascista, con la Liberazione rinacquero, e fra questi ce n’era uno che più di altri mi attirò in modo particolare, il Pci che più di altri si era speso con coraggio nella lotta clandestina durante il ventennio fascista. E io, giovane e ribelle quel tanto che basta, fui attratto da quel partito che sapeva stare in mezzo alla gente, sprigionava vitalità, e i suoi dirigenti avevano sperimentato con coraggio la galera, il confino, la lotta partigiana. Nel Pci ci sono entrato che avevo sedici anni nel 1947, l’approdo di un cammino iniziato nelle settimane successive alla Liberazione con l’iscrizione al Fronte della Gioventù, l’organizzazione giovanile che allora raggruppava socialisti e comunisti. Eravamo soltanto ragazzi, è vero, ma gli anni della guerra ci avevano costretto a crescere in fretta.
La voglia di cambiamento ce la sentivamo esplodere dentro anche se allora non sapevamo quale nome dargli. Quel nome io l’ho trovato nell’incontro con il sindacato, la Cgil, e con partito, il Pci. Quella voglia di cambiamento e di capire e decifrare la realtà mi è rimasta ovunque mi sia capitato di trovarmi durante tutta la mia vita, e ho continuato a guardarmi intorno con curiosità cercando di imparare il più possibile ovunque ci fosse qualcosa da imparare, nelle strade della città vecchia dove sono nato, Sanremo, nelle officine, tra gli operai, gli artigiani, nei cantieri dove avevo iniziato a lavorare giovanissimo. E la necessità di appropriarmi dei mezzi per analizzare con sicurezza la realtà di una società ogni giorno più complessa andava di pari passo con l’aumentare del mio impegno di sindacalista Cgil e militante Comunista”.
In queste prime righe delle cinque pagine di intervista, c’è tutta la capacità di Rodolfo Amadeo di avere una visione complessiva della società, del mondo del lavoro e dell’antifascismo, al di là del perimetro dove si trovava ad operare. Caratteristica che lo accompagnerà per tutta la sua vita, fino alla notte del 30 ottobre scorso quando ci ha lasciato.
Proviamo a riassumere brevemente alcuni tratti della sua biografia. Si iscrive alla Cgil nel 1946 da operaio edile. Nel ‘71 diventa funzionario del Pci e svolge la sua attività prevalentemente in Germania, Francia, Canada e Belgio per conto del dipartimento internazionale diretto da Giuliano Pajetta. Nel frattempo continua il lavoro politico nella provincia di Imperia in diversi ruoli, tra cui Consigliere provinciale, Consigliere comunale a Sanremo, Sindaco di Borgomaro.
Dalla metà degli anni ‘80 alla metà dei ‘90 è il responsabile del patronato Inca del sud della Francia, a Marsiglia, e entra a far parte del Comites (organo di rappresentanza degli italiani all’estero). Dopo la pensione ha continuato la sua attività politica in Francia con l’Associazione Ballon Rouge di Aubagne (Marsiglia), e in Italia con l’Associazione per il Rinnovamento della Sinistra a Imperia.
Nel 2000 ha iniziato la sua collaborazione con lo Spi Cgil di Imperia. Per lungo tempo componente del Direttivo provinciale, ha partecipato al percorso “Per una Rete dei Luoghi della Resistenza in Europa” promossa da Spi, Ucr-Cgt per la Francia, Fepj-CcOo per la Spagna, partecipando alla sua costituzione a Roma nel novembre 2017, e a numerose iniziative, tra cui Marsiglia, Madrid, Nizza, Perpignan, Barcellona, Brescia, per ricordarne alcune.
Un percorso che si è intrecciato con la sua partecipazione attiva alle iniziative dell’Anpi, che ha impreziosito con la sua conoscenza del contributo dell’antifascismo italiano alla resistenza europea.
Ci lascia un compagno che aveva la capacità di proporre in ogni occasione, pubblica o privata, una visione europea del mondo del lavoro e dell’antifascismo. Ci mancherà davvero tanto.
