
Dire no alla sottoscrizione di un Ccnl non è mai una decisione a cuor leggero. Nel nostro caso, è addirittura senza precedenti: è infatti la prima volta che la Fp Cgil non sottoscrive il contratto del comparto sanità pubblica.
Mentre scrivo, altri sindacati hanno preso a sbandierare qualche aumento salariale ridicolo, stressando i numeri tanto da ottenere un volantino in cui raccontare la sconfitta come un successo.
In alcune comunicazioni, tra le vittorie del nuovo mirabolante Ccnl si annovera la non firma, e dunque la non presenza ai tavoli, di chi non ha sottoscritto. Siamo alla miseria politico-sindacale e, lo diciamo da subito, pensare che la nostra organizzazione possa entrare in crisi per l’assenza del funzionario al tavolo significa non conoscere i nostri delegati e sottovalutare la nostra capacità di fare sindacato. In tutto questo, di quello che pensano le lavoratrici e lavoratori, ovviamente, nessuna traccia.
Non abbiamo firmato questo Ccnl non solo per coerenza alle nostre posizioni sul salario, ma soprattutto perché è un contratto che non offre nulla di nuovo e addirittura diminuisce le tutele conquistate con decenni di lotta sindacale, e pone al ribasso le richieste di aumento salariale in un momento in cui il costo della vita è esploso.
Questo Ccnl certifica un taglio del 10% al potere d’acquisto. Mentre il costo della vita, nel triennio di riferimento, è balzato al +16%, i salari aumentano appena del 5,7%. È la prima volta nella storia sindacale che un contratto del comparto fa perdere potere d’acquisto reale. A conti fatti e al netto della indennità di vacanza contrattuale già percepita, si tratta di 32 euro lordi per un dipendente di categoria Ds, 57 lordi per una lavoratrice o un lavoratore in categoria A. Una mancia, non un vero aumento. E questa mancia contribuisce a mettere a rischio la tenuta del Ssn, alimenta la fuga dei professionisti verso settori più remunerativi o verso altri Paesi europei, disincentiva i giovani dal trovare una collocazione nel Ssn. Genera ulteriore malessere e diminuisce l’offerta dei servizi all’utenza, già costretta a scegliere se curarsi nel pubblico, aspettando anni nelle liste d’attesa, o spendere migliaia di euro per permettersi il lusso di curarsi in tempi accettabili.
Lo smantellamento del Servizio sanitario nazionale può dirsi ormai in fase avanzata. Un sistema agonizzante, che resta in piedi soltanto grazie al lavoro silenzioso dei suoi professionisti che ancora credono nell’idea di un sistema sanitario gratuito, universale, volto alla cura e non al profitto.
A questo si aggiunge un arretramento dal punto di vista normativo. Mentre il governo mantiene il tetto sul salario accessorio e sulle assunzioni, il contratto peggiora i carichi di lavoro, dando mano libera alle aziende sulla pronta disponibilità, indebolisce l’acquisizione dei differenziali economici e incarichi per mancanza di risorse, non risolve problemi concreti come quello della mensa e della retribuzione spettante nei giorni di ferie. E non affronta la questione della riduzione dell’orario di lavoro, né riconosce figure professionali essenziali, come l’autista soccorritore, introducendo invece l’assistente infermiere, un’invenzione per abbassare i costi dell’assistenza e peggiorare la qualità dei servizi.
Nella narrazione mainstream, negli annunci dei ministri e negli articoli di giornale – spesso superficiali e di parte – si parla di aumenti per il personale infermieristico. Ma gli infermieri non sono i soli attori nella sanità e comunque, anche per loro, i soldi sono dignitosi solo se lavori in pronto soccorso, agli altri le briciole.
Esiste poi un mondo – oltre il 10% del comparto – spesso invisibile alla cronaca ma assolutamente essenziale, un arcipelago di professionisti quali assistenti, tecnici, ambulatori e – a nostro avviso tra i più bistrattati – amministrativi. Quando la Fp Cgil dice No a questo contratto, lo fa pensando a tutte e tutti loro, con pari dignità e con pari rispetto per il senso di sacrificio e abnegazione che ogni giorno dimostrano al servizio del cittadino.
La Fp Cgil ha sempre avuto un approccio orizzontale alla questione contrattuale e sindacale. Quando la Fp dice No a questo Ccnl, lo fa pensando a tutte e tutti, non solo alle categorie più visibili. Perché il nostro sindacato è per tutte e tutti, non fa distinzioni di qualifica.
Abbiamo scelto la strada più difficile, quella che costa di più in termini organizzativi, ma l’unica scelta coerente con il mandato che ci è stato affidato. L’unica che ci permette di guardarci allo specchio e di guardare negli occhi chi rappresentiamo.
Fare sindacato significa anche questo: avere il coraggio di dire No quando serve, di non piegarsi alla logica del meno peggio, di non firmare un contratto che contrabbanda come “premiale” non la professionalità quanto – ancora e ancora (e ancora!) – il lavoro straordinario, la pronta disponibilità, il salto turno…insomma la spremitura di chi lavora e, in ultima analisi, lo sfruttamento in cambio di una mancia.
No grazie.
