
“Russofobia, russofilia, verità”, lo stimato storico Angelo D’Orsi avrebbe dovuto affrontare il tema al Polo del ‘900 di Torino. Ma l’iniziativa è stata annullata tra le polemiche, con un’evidente volontà di censura nei confronti del docente universitario. Il circolo Arci ‘la Poderosa’ ha poi ospitato il dibattito, che ha visto una partecipazione fuori dal comune, a dimostrazione che la censura è innanzitutto stupida, come scriveva Antonio Gramsci, e i che i censori sono poco lungimiranti perché quelli che vogliono ascoltare l’ostracizzato sono invece tanti, tantissimi. In tempo di guerra, di intellettuali non addomesticati c’è un gran bisogno.
Professor D’Orsi, che cosa è successo? Non la volevano far parlare in un dibattito pubblico nella sua città, Torino?
“Allo stupore, e all’amarezza, per questo divieto, è seguita la gioia di vedere qual è stata la reazione della società civile. Abbiamo fatto il dibattito in un circolo Arci che si è offerto di ospitarci, abbiamo avuto 10mila persone connesse on line e più di 500 presenti fisicamente in sala. Intanto continuano ad arrivarmi messaggi di solidarietà, così ho deciso di dare un seguito a tutto questo”.
La accusano di essere un putiniano, termine che dal 2022 è diventato un marchio di infamia. Ma è proprio così? E perché non si possono esprimere le proprie perplessità su una guerra che poteva e doveva essere evitata?
“Certo, questa guerra poteva e doveva essere evitata. Putin ci ha provato fino a tre giorni prima. Ma si è imposta una narrazione che rovescia la realtà dei fatti. Io ho coniato la parola ‘rovescismo’, da applicare però ai rovesciamenti della verità storica. Qui invece abbiamo un rovescismo in tempo reale, perché parliamo dell’attualità. Questo è sconvolgente, anche in questi giorni ho sentito e letto cose stupefacenti. Gli storici di domani faranno fatica a spiegare cosa è avvenuto in Italia, anche in Europa ma in Italia in particolare. É davvero lunare che gli italiani debbano essere tassati per sostenere l’Ucraina, che non fa parte dell’Unione europea e non fa parte della Nato. L’Italia non ha mai avuto relazioni particolari con l’Ucraina, mentre quelle con la Russia sono state intense e non si sono interrotte neanche dopo il 2014”.
L’attuale governo ucraino continua a chiedere quotidianamente armi all’Occidente. Ma a noi da bambini hanno insegnato il proverbio ‘occhio per occhio e il mondo sarà cieco’ …
“Ancora oggi Macron dichiara ad esempio che tutti siamo pronti per la pace, tranne la Russia che non vuole la pace. É esattamente il contrario. É l’Europa, sono l’Unione europea e la Nato che non vogliono la pace e pretendono di arrivare a quella che loro chiamano ‘pace giusta’, insomma alla sconfitta della Russia. Ma questo significherebbe la catastrofe nucleare, quindi è veramente sconcertante tutta questa mobilitazione per l’Ucraina. É possibile che dobbiamo affidarci a Salvini, che è l’unico ad avere qualche dubbio? D’altra parte, io sono stato censurato da un insieme di forze antifasciste, del Pd come i deputati Gori e Picierno, dal signor Calenda che gravita in quell’area seppure più a destra, dai radicali che a Torino sono guidati da un personaggio improbabile, transitato attraverso tutti i partiti facendo danni dappertutto. Nello stesso giorno in cui lui faceva un’interrogazione in consiglio comunale per vietare il dibattito, il pm del tribunale di Torino chiedeva nei suoi confronti una condanna ad un anno e quattro mesi dopo una denuncia per aggressione sessuale. In definitiva sono stato censurato da forze democratiche, ed è sconcertante vedere che oggi il Pd rappresenta l’area forse più bellicista dello scacchiere politico italiano”.
Professore, perché schierarsi per la diplomazia oggi non è più un valore? Anzi, si parla di guerre giuste e di ‘riarmo per la pace’, come a inizio secolo si parlava di esportare la democrazia con le armi. Ci offre una chiave di lettura di questa fase storica?
“A mio avviso quello che sta accadendo ricorda un po’, anzi parecchio, gli antefatti della prima guerra mondiale. La preparazione della guerra, quando ci fu una mobilitazione del ceto intellettuale, in Europa e in Italia, tra l’estate del 1914 e il 1915, quando entrò in guerra anche il nostro paese. Furono pochissimi quelli che provarono a dire ‘fermatevi, ragioniamo un attimo’. Lo scrittore e drammaturgo Romain Rolland, pacifista e premio Nobel, fu uno dei pochi a farlo, e avendolo detto mentre era in Svizzera gli impedirono di tornare nella sua patria, in Francia, accusandolo di essere un traditore. Noi stiamo seguendo la stessa strada, abbiamo sentito in questi mesi l’elogio della guerra, l’elogio dello spirito guerriero. C’è stata a Roma una manifestazione con dei personaggi improbabili che si sono presentati come intellettuali che interpretano l’autentica volontà del popolo. Quella iniziativa ha portato alla luce un groviglio maleodorante, un rimasuglio di pensieri che pensavamo non avremmo mai più sentito o letto. Cose del tipo ‘noi siamo superiori, noi siamo la civiltà, loro sono la barbarie’. Anche nel 1914 gli intellettuali europei, da una parte e dall’altra, dicevano la stessa cosa, vale a dire ‘noi rappresentiamo la civiltà, loro la barbarie’. Ecco, noi siamo tornati allo stesso punto, a questa logica efferata del pensiero binario. Per cui se tu dici ‘no, aspetta un momento, la guerra non comincia il 24 febbraio 2022, è cominciata un po’ prima’, e ‘quali sono le ragioni che hanno portato a questa guerra?’, ti rispondono subito ‘ma lei sta facendo propaganda putiniana’. Eppure tu stai dicendo semplicemente ‘proviamo a ricostruire gli avvenimenti’, e chi fa politica deve farlo, altrimenti anneghi la politica nel lago del presente quando invece bisogna vederne lo spessore storico. Ma niente, sei subito etichettato, perché tu non sei per la difesa a oltranza dell’Ucraina. In realtà il progetto dell’Occidente era di fare uno spezzatino della Russia, di fare in Russia quello che si è fatto in Jugoslavia e mettere le mani sul bottino. Ma la Russia è un osso molto più duro della Jugoslavia, per cui mi pare molto difficile che ci possano riuscire. Solo che tutto questo si fa usando il popolo ucraino come vittima sacrificale”.
Anche papa Francesco fu censurato quando disse che ‘la Nato abbaia ai confini della Russia’…
“Esattamente, e fra l’altro quell’espressione di papa Francesco è molto interessante perché in qualche modo è la stessa che usò Romain Rolland nel 1914, quando deplorò il fatto che gli intellettuali si fossero riuniti appunto ad abbaiare insieme ai propagandisti della guerra. Gli intellettuali avrebbero dovuto secondo lui conservare una lucidità che doveva impedire di schierarsi acriticamente. Papa Francesco è l’unico che ha detto cose sagge, ed è stato come dice lei censurato”.
In Ucraina si continua a combattere mentre in Medio Oriente si resta con il fiato sospeso, appesi a una fragilissima tregua che peraltro permette a Israele di continuare ad annettersi territori. Cosa vede nella sua sfera di cristallo professore?
“Neanche di tregua si può parlare in Medio Oriente. È sconvolgente, Israele continua a fare quello che faceva prima, ha ridotto la misura del danno ma va avanti, un po’ meno a Gaza ma soprattutto in Cisgiordania, per mezzo dei coloni e anche dell’esercito, l’Idf. In questi ultimi due anni noi abbiamo trascurato i Territori Occupati perché la tragedia di Gaza era talmente grande che ci siamo distratti. Però dal 7 ottobre 2023 Israele ha ucciso più di mille persone in Cisgiordania, e ne ha arrestate decine di migliaia. Poi continuano gli arresti illegali, con la pratica illegittima della detenzione amministrativa per cui le persone vengono arrestate senza alcuna motivazione, perché Israele non ritiene di dover dare una motivazione. E non si sa fino a quando rimarranno in carcere, alcuni ci restano per anni. Nel mentre noi continuiamo a sentirci dire e ripetere che Israele è una democrazia, anzi l’unica democrazia del Medio Oriente. Qui vediamo lo strabismo dell’Occidente: ad Israele nessuna sanzione, alla Federazione russa siamo arrivati, se non sbaglio, a 19 pacchetti di sanzioni. Ora l’Italia si appresta a fare un quinto invio di armi all’Ucraina, anche se è stato appena certificato che il 30% delle armi che vengono spedite in Ucraina non arrivano a destinazione o ‘spariscono’ subito dopo. Poi le troviamo in Medio Oriente o negli altri scenari di guerra, complice la grande criminalità organizzata, perché sono armi pesanti o semi pesanti. Ma l’Italia continua per questa strada, anche se abbiamo la crescita più bassa dell’Unione europea e dovremmo cambiare radicalmente la nostre politiche. Però la signora Meloni ogni giorno canta le proprie lodi, e viene accompagnata dal coro dei suoi servi sciocchi”.
Anche il resto dell’Europa non è messo benissimo, non le pare?
“Noi abbiamo assistito in diretta al suicidio dell’Europa. Io credo che ormai l’Unione europea sia un cadavere che cammina. Non esiste più, ammesso sia mai esistita, perché ha tradito le sue origini, i suoi fondamenti teorici e culturali. Quando è nata, nell’idea dei padri fondatori voleva essere una forza di interposizione, una forza di pace tra est e ovest, tra nord e sud del mondo. Inizialmente ha cercato di esercitare questo ruolo, ma ormai l’ha abbandonato completamente, ed oggi l’Unione europea è diventata una sorta di bancomat della Nato quando quest’ultima ha bisogno di armi e di soldi. Per giunta l’Ue pretende che gli Stati membri versino i finanziamenti richiesti, ed è inquietante che alcuni di questi Stati membri, vedi ad esempio la Germania e la Polonia, lasciando perdere la Francia, facciano a gara aspirando a dar vita al più forte esercito del Continente. Non ci dice nulla tutto questo? La Germania che si riarma e che pretende di superare la crisi industriale, in particolare del settore automobilistico, riciclandolo verso la produzione di armi. Così la Volkswagen invece di fare auto per il popolo farà carri armati contro gli altri popoli. Come diceva Gramsci, la storia è maestra. Ma purtroppo non ha alunni”.
(19 novembre 2025)
