La fumata nerissima uscita dall’incontro a Roma fra la dirigenza di Pam Panorama e Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs nazionali ha confermato la strategia “ottocentesca” adottata dall’azienda della grande distribuzione organizzata, che nel mese di novembre ha licenziato almeno una quindicina di addetti e comminato contestazioni a pioggia per i motivi più disparati, dalla merce esposta in modo ritenuto non corretto a forti multe per ritardi di pochi minuti, passando per le sospensioni cautelative per presunte irregolarità in punti vendita dove un solo lavoratore è costretto a sorvegliare più corsie.
Ad aggravare la situazione l’uso massiccio del cosiddetto “test carrello”, durante il quale un “ispettore” dell’azienda nasconde della merce dentro altre confezioni (frutta e verdura mescolate, rossetti nelle confezioni di uova, piccoli oggetti inseriti in cartoni di birra, ecc.). Se il cassiere cade in questo vero e proprio tranello, arriva il licenziamento “per omesso controllo”.
Ad essere colpita è una specifica fascia di dipendenti, cioè lavoratrici e lavoratori con anzianità di servizio più che trentennale, età elevata, titolari di legge 104 o con limitazioni su salute e sicurezza. Insomma quelli che costano di più all’azienda, che se ne vuole sbarazzare senza alcuna remora. Al punto di aver sguinzagliato almeno una quarantina di “ispettori” con l’incarico di andare avanti con i “test carrello” in tutti i negozi.
In risposta i sindacati hanno annunciato che denunceranno puntualmente quanto sta accadendo nei punti vendita di Pam Panorama. Al tempo stesso i licenziamenti e le altre contestazioni ai danni di lavoratrici e lavoratori saranno impugnate da Filcams, Fisascat e Uiltucs davanti al giudice del lavoro, ed è assai probabile un ricorso collettivo per il comportamento antisindacale dell’azienda, che è affiliata a Federdistribuzione.
