Il nuovo rapporto Caritas su povertà ed esclusione sociale.

“Fuori campo. Lo sguardo della prossimità” è il titolo del ventinovesimo rapporto su povertà ed esclusione sociale di Caritas. Fuori campo sono quei fenomeni che sembrano affacciarsi al margine delle nostre vite, ma che coinvolgono in realtà numeri consistenti di famiglie e persone: non si tratta quindi di situazioni residuali ma di fronti di disagio e di rischio di esclusione sociale di natura trasversale, a cui tutti possono essere esposti.

Le rilevazioni della rete Caritas confermano e rafforzano le tendenze già messe in evidenza da Istat lo scorso 14 ottobre, con una crescita costante delle persone in condizione di povertà, assoluta e relativa, e con una dimensione del fenomeno che non abbraccia solo la povertà economica ma anche quella sociale, relazionale, di opportunità, di libertà sostanziale. In Italia la povertà assoluta coinvolge una quota sempre maggiore della popolazione. Il 9,8%, oltre 5,7 milioni di persone e 2,2 milioni di famiglie, vivono in una condizione di indigenza. Negli ultimi dieci anni il numero di famiglie in povertà assoluta è cresciuta del 43,3%, segno di un processo di radicamento che ha reso la povertà una componente strutturale del tessuto sociale nazionale.

La povertà ha il volto delle disuguaglianze crescenti: in Italia il 10% delle famiglie più ricche detiene circa il 60% della ricchezza complessiva, mentre 10 milioni di adulti dispongono di risparmi liquidi inferiori a 2mila euro, insufficienti per reggere uno shock come la perdita del lavoro o una malattia.

La povertà parla del lavoro ferito, precario, mercificato: l’Italia è il fanalino di coda dei paesi Ocse ed è l’unico con valore negativo di variazione dei salari reali medi negli ultimi trentacinque anni. La percentuale di lavoratori a basso salario è in aumento costante, con ben oltre dieci punti percentuali in più dal 1990 ad oggi. Nel 2024 i Centri di ascolto Caritas hanno sostenuto 277.775 famiglie, pari al 12% di quelle in povertà assoluta, con un aumento del 3% rispetto al 2023 e del 62,6% rispetto al 2014. Tra queste, oltre una su due presenta almeno due forme di disagio appartenenti ad ambiti diversi, mentre una su tre ne manifesta tre o più, a conferma del carattere interconnesso e cumulativo delle povertà contemporanee.

L’analisi della Caritas, oltre a trattare in maniera esaustiva i temi delle diseguaglianze economiche e della povertà multidimensionale, approfondisce altri importanti “Fuori campo” dei nostri tempi: i costi umani e sociali dell’azzardo, le conseguenze della violenza sulle donne dal punto di vista della povertà economica, la vulnerabilità dei più poveri di fronte alle sfide della transizione ecologica e della povertà energetica.

Il rapporto è stato presentato lo scorso 14 novembre, in occasione della nona giornata mondiale dei poveri. Nello stesso giorno a prendere la scena nel dibattito politico del nostro Paese è stata però la performance della presidente del Consiglio: in una manifestazione a sostegno del candidato della destra in Campania e insieme ad altri esponenti di governo e della maggioranza, ha saltellato col pubblico sul coro “Chi non salta comunista è”.

D’altra parte non ci sono dubbi sulla capacità della premier e di questo governo di sviare l’attenzione dai problemi delle persone, così come indiscutibile è la capacità con la quale svolge l’azione politica che la storia ha sempre consegnato alla destra: la tutela degli interessi del capitale e dei potenti, a scapito del bene pubblico e degli oppressi. Il suo è il governo che, con furore ideologico, ha cancellato il reddito di cittadinanza, una misura che, pur nelle criticità derivanti dallo stare all’interno del dogma neoliberista del workfare, ha avuto il merito di ridurre le condizioni di povertà e di far conoscere ai servizi territoriali persone fragili, fino a quel momento invisibili, inserendole in percorsi di autonomia. Il suo è il governo che rivendica che con la destra al potere non ci sarà mai alcuna patrimoniale, rifiutando la proposta della Cgil di introdurre un meccanismo di solidarietà dell’1,3% sui patrimoni sopra i 2 milioni. Il suo è il governo che nulla ha previsto e nulla prevede nella prossima legge di bilancio per le persone in condizione di vulnerabilità. Una vera e propria lotta di classe al contrario.

Serve reagire, costruire alleanze, nei territori, che coinvolgano cittadini, associazionismo, partiti e sindacati. Alleanze che immaginino forme di welfare che contrastino le povertà e definiscano politiche in grado di intervenire prima che la vulnerabilità diventi esclusione. Che rivendichino una nuova misura universale di contrasto alla povertà.

Serve unire le lotte, a partire dallo sciopero generale proclamato dalla Cgil il prossimo 12 dicembre.