Il Dossier Statistico Immigrazione 2025, presentato contemporaneamente in ogni regione e provincia autonoma d’Italia lo scorso 4 novembre, ha compiuto, con questa edizione, 35 anni (vedi https://www.dossierimmigrazione.it/dati-e-analisi-del-dossier-2025/).

L’idea di realizzare uno strumento conoscitivo sul fenomeno migratorio, partendo dalla “lezione dei grandi numeri” per decostruire (già allora!) pregiudizi e false credenze sui migranti, venne a don Luigi Di Liegro, lo straordinario “prete dei poveri” fondatore della Caritas di Roma, che pensò a un sussidio socio-statistico agile, supporto conoscitivo agli operatori del settore, per inquadrare il loro impegno pratico in una cornice di consapevolezza teorica.

Don Di Liegro affidò l’impresa a Franco Pittau, insieme al suo “maestro” Giuseppe Lucrezio Monticelli e a un piccolo gruppo di ricercatori, chiamando Franco, dal 1996, a dirigere il Centro studi, documentazione e ricerca della Caritas di Roma, dove trovò altri operatori e obiettori in servizio civile a supportarlo. Ho conosciuto Franco proprio in questa fase, durante il servizio civile, e ho iniziato a lavorare per lui dal 1997, entrando nella équipe centrale che ogni anno redigeva il Dossier.

La prima edizione – di appena un centinaio di pagine e con dati per lo più sull’area romano-laziale – era uscita nel 1991, anno successivo al varo della legge Martelli. Un varo avvenuto sulla spinta della enorme e diffusa ondata emotiva a seguito della morte di Jerry Masslo, il bracciante sudafricano assassinato nelle campagne casertane, e che aveva dato vita alla più grande manifestazione antirazzista mai avvenuta in Italia.

Da allora il Dossier è stato pubblicato ogni anno, arricchendosi – man mano che l’immigrazione diventava un fenomeno importante, strutturale e centrale nel dibattito pubblico – di contributi scientifici sempre più raffinati da parte di esperti, studiosi e ricercatori tra i più autorevoli a livello nazionale e internazionale. Così, mentre l’Italia diventava un grande Paese di immigrazione (soprattutto dalla seconda metà degli anni ’90), anche il Dossier cresceva in voluminosità (oggi è di circa 500 pagine!) e capacità analitica, fornendo a ogni passo di questa storia una lettura aggiornata, puntuale e organica delle migrazioni.

Da manuale per operatori, il Dossier è diventato un rapporto socio-statistico di riferimento anche per studiosi, ricercatori, studenti, decisori politici e persone comuni interessate a farsi un’idea più “oggettiva” del fenomeno, pur non perdendo il carattere di strumento di consultazione su aspetti specifici o ambiti particolari. La pluralità dei contributi e degli approcci analitici degli autori – oggi è un’opera corale e “polifonica” di oltre 100 specialisti: un unicum nel campo degli studi in materia – ha indotto a ordinare l’analisi per argomenti, capitoli tematici, livelli territoriali e specifiche disaggregazioni statistiche.

Del resto, l’esigenza di divulgare una informazione incentrata su dati consolidati e una analisi socio-statistica quanto più “obiettiva” è divenuta tanto più diffusa e sentita man mano che in Italia si passava da una mistificazione all’altra del fenomeno, in un cumulo di rappresentazioni distorte che – con la “seconda repubblica” e la trasformazione delle migrazioni in un rovente terreno di caccia di consensi elettorali – ha conosciuto livelli di penetrazione e accreditamento nell’opinione pubblica sempre più elevati.

In un simile clima, il Dossier ha agito da baluardo contro le esagerazioni percettive connesse a una paura “naturale” dello “straniero” – dilagata soprattutto quando, a metà degli anni ’90, ci siamo accorti di essere diventati un paese di immigrazione stabile – e soprattutto contro le manipolazioni e le distorsioni che forze politiche dichiaratamente xenofobe sono venute intenzionalmente facendo della realtà migratoria, usandole strumentalmente per fomentare odio e raccattare facili voti.

Nel frattempo, l’équipe che lavorava stabilmente al Dossier si è strutturata in un vero e proprio Centro studi e ricerche, che ha preso il nome dall’acronimo di “Immigrazione Dossier Statistico” (Idos), e ha costruito anche una rete di esperti, studiosi e ricercatori locali, con compiti di redazione dei capitoli inerenti le proprie regioni e di organizzazione di convegni, conferenze, seminari e giornate di studio imperniate sul Dossier stesso.

Una strutturazione ormai più che ventennale, che ha permesso di distribuire capillarmente il Dossier, intessendo collaborazioni con gli attori del tessuto sociale, produttivo e formativo dei vari contesti, e di realizzare congiuntamente decine di eventi in tutta Italia, contribuendo così a sviluppare un pensiero critico e a diffondere una informazione seria e corretta.

Uno scopo sociale e culturale, questo, che – avendo caratterizzato il Dossier, sin dall’ispirazione originaria di Di Liegro – oggi appare quanto mai indispensabile per contrastare politiche nazionali, comunitarie e internazionali di vero e proprio accanimento verso i migranti e derive di odio forse mai raggiunte, a livello globale, in questi 35 anni.