Intanto l’Aran ha certificato che la Flc è il sindacato più rappresentativo del comparto.

La Flc Cgil, diversamente da tutte le altre sigle sindacali, il 5 novembre scorso non ha sottoscritto l’ipotesi di Ccnl “Istruzione e ricerca” valido per il triennio 2022-24. Il motivo è semplice ed evidente: gli incrementi retributivi messi a disposizione dalla controparte – ovvero il governo – coprono appena un terzo dell’inflazione del triennio, cioè il 6% di aumento a fronte di un’inflazione superiore al 16%. Con tutta evidenza non si tratta di un contratto, la cui finalità dovrebbe essere quella di migliorare le condizioni dei lavoratori e lavoratrici, ma della certificazione della perdita del potere d’acquisto delle retribuzioni del personale dei settori scuola, università, ricerca e Afam. Personale le cui retribuzioni sono già le più basse in assoluto tra tutte quelle degli altri settori della Pubblica amministrazione (come attestano i dati del Conto annuale – Mef). Così come a livello europeo le retribuzioni dei docenti italiani sono tra le più misere tra tutti i colleghi (come dimostrano i dati Ocse – Education at the glance).

Questo contratto, se così lo si vuol chiamare, non prevede neanche alcun miglioramento dei diritti e delle condizioni di lavoro anche perché la parte normativa è di fatto assente, fatte salve alcune insignificanti modifiche al capitolo delle relazioni sindacali.

Si tratta pertanto di un contratto meramente economico dove però la componente retributiva è del tutto inadeguata e penalizzante per i lavoratori. Senza contare che il grosso degli incrementi (oltre il 60%) per decisione unilaterale della controparte è già in busta paga sotto forma di indennità di vacanza contrattuale. Pertanto, con la sottoscrizione del contratto, sarà corrisposta la parte restante (ovvero il 40% degli incrementi previsti), che al netto degli oneri sociali e delle ritenute Irpef si riduce a poche decine di euro (40 euro medi mensili per i docenti).

A tutto ciò si aggiunge il fatto che questo rinnovo arriva a vigenza contrattuale abbondantemente scaduta. Anche questo per esplicita responsabilità della controparte-governo che non solo ha stanziato risorse del tutto inadeguate ma anche in estremo ritardo, soltanto con la legge di bilancio 2024 e quindi a triennio scaduto. Pertanto la trattativa è stata avviata solo a febbraio 2025, ed è andata avanti faticosamente – per scarsità delle risorse disponibili – per poi precipitare improvvisamente nei primi giorni di novembre, quando tutte le sigle sindacali (tranne la Flc Cgil) hanno ritenuto di poter accettare quegli aumenti ritenuti fino a poco prima insufficienti. Anche da parte di chi – come la Uil – fino ad allora aveva ritenuto di non poter firmare alcun contratto nei settori pubblici, stante la limitatezza degli stanziamenti.

Evidentemente qualcosa è cambiato, ma non sul piano economico. Infatti non si può ritenere che le misure contenute nella nuova legge di bilancio per il 2026 possano ritenersi sufficienti per cambiare idea circa l’adeguatezza delle risorse. La principale misura che riguarda i lavoratori pubblici è una tassazione agevolata del 15% (invece dell’aliquota ordinaria) sul salario accessorio, una misura non solo discutibile in sé ma anche dagli effetti irrisori, pari a 30 centesimi al giorno per un solo anno!

Allora appare opportuno che la Cgil abbia proclamato lo sciopero generale per il prossimo 12 dicembre per cambiare una legge di bilancio che aumenta le spese militari, non risolve la grave situazione economica e sociale del paese, riduce i finanziamenti in istruzione e nei servizi pubblici, e non stanzia risorse aggiuntive per i rinnovi dei contratti pubblici.

La Flc Cgil nei prossimi giorni sarà impegnata a consultare tutti gli iscritti e i lavoratori sulla mancata firma al Ccnl 2022-24, e contestualmente a promuovere la partecipazione alla giornata di sciopero. Occorre una forte e diffusa mobilitazione per contrastare una “finanziaria di guerra” e bocciare un contratto entrambi penalizzanti per i lavoratori.

Per le regole in vigore nel settore pubblico, la sigla sindacale che non sottoscrive il Ccnl perde le prerogative contrattuali a livello integrativo e decentrato. La Flc Cgil, come da recente certificazione Aran, è il sindacato più rappresentativo del comparto, in ragione di ciò sarebbe inaccettabile la sua esclusione dai tavoli di posto di lavoro ma anche di livello ministeriale, dove si definiscono accordi che per portata e rilevanza valgono quanto un contratto nazionale.

Allora andrà assunta ogni iniziativa perché la Flc Cgil possa svolgere il proprio ruolo ai diversi livelli di contrattazione, garantendo tutela e rappresentanza alle migliaia di Rsu, iscritti e lavoratori che sempre più si riconoscono nella sua azione.