Dal 17 al 21 novembre scorsi pensionate e pensionati, convocati dallo Spi, hanno manifestato in tutte le piazze d’Italia. 

Lungo la Via Maestra che ci porta allo sciopero generale del 12 dicembre, lo Spi Cgil ha deciso di mettere in campo una serie di iniziative svolte in tutta Italia tra il 17 e il 21 novembre scorsi.

A Milano il 20 novembre si è tenuto, davanti alla Camera del Lavoro in corso di Porta Vittoria, un presidio delle pensionate e dei pensionati per sostenere i temi che stanno più a cuore a questa categoria.

In questa legge di bilancio è evidente che l’aumento delle spese militari dagli attuali 45 miliardi ai 145 miliardi in tre anni, in aperto contrasto con quanto previsto dall’articolo 11 della Costituzione, il mancato intervento sul fiscal drag, e il misero contributo non chiesto sugli extra profitti e alle grandi ricchezze, sono interventi per una manovra che interessa lorsignori e non la massa maggioritaria del paese, pensionate e pensionati, lavoratrici e lavoratori dipendenti e false partite Iva.

In particolare per i pensionati questo inciderà negativamente sulla rivalutazione delle pensioni, una inflazione che abbiamo già pagato e che non ci verrà tutta restituita, probabilmente peggio di quello che è già successo gli anni scorsi. E questi soldi, una volta persi, non ce li renderà più nessuno.

Vedremo un peggioramento degli stanziamenti per il Fondo sanitario nazionale che impedirà di far fronte al continuo esodo di infermieri e specialisti (d’altronde se i rinnovi dei contratti nazionali arretrati si chiudono al 6% anziché al 15% che spetterebbe solo per colmare l’inflazione pregressa, cosa si pretende…?), con conseguente aumento delle liste d’attesa che spingono le persone che hanno urgenza e apprensione di conoscere la loro situazione a rivolgersi alle strutture private o a non curarsi. La salute è un diritto fondamentale nel nostro paese ma…

Sono sempre insufficienti i fondi anche per la non autosufficienza, che non è una colpa, ma spesso non riguarda solo gli anziani, senza parlare dell’assegno di indennità di accompagnamento, fermo da anni, mentre i costi per la cura aumentano anno su anno.

C’è bisogno del rilancio di un welfare pubblico con cospicui finanziamenti da dare ai Comuni, che meglio conoscono la realtà locale, per poter mantenere attivi e rinforzare i progetti in essere, rafforzare l’intervento sulla povertà – oggi l’ assegno di inclusione non è assolutamente sufficiente – e intervenire sul problema della casa in modo serio di sostegno agli affitti e di blocco del loro ammontare. Bisogna mettere mano alla gestione del patrimonio pubblico sempre più allo sbando a favore della speculazione edilizia e finanziaria.

Non parliamo poi di chi doveva “chiudere” la riforma Fornero e dopo tre anni di governo non solo non l’ha bloccata, ma la lascia in vigore e la peggiora!

Motivi per fare le capillari manifestazioni dello Spi e lo sciopero generale del 12 dicembre ce ne sono a bizzeffe. Lungo è l’elenco ed è vergognoso come, sulla proposta della Cgil di far pagare un contributo dell’ 1% ai redditi superiori ai 2 milioni annui, la si sia buttata in caciara, gridando alla patrimoniale che non c’è, e se anche ci fosse sarebbe solo per i ricchi, in un contesto di crescenti diseguaglianze e crescente povertà.