
Sul terreno della sicurezza, il centro-sinistra continua a inseguire la destra.
La coalizione di centrodestra, o destra-centro, attualmente al governo ha alimentato la narrazione relativa a una passata egemonia culturale della sinistra, da cui sarebbero scaturite le malfunzioni che affliggono il nostro Paese.
Se appare esagerato, nel Paese dell’uomo qualunque e dei mille campanili, parlare di egemonia della sinistra, di certo, utilizzando le parole di Pier Paolo Pasolini, esisteva quel “Paese nel Paese” che costituiva il focolaio di pensieri e pratiche diverse, attorno al quale gravitavano milioni di persone.
Non possiamo dire la stessa cosa oggi. L’argine è franato in più punti, creando le condizioni per una subalternità alla destra in politica economica, politica estera, sicurezza.
E’ proprio di questo aspetto che ci vogliamo occupare, a partire dalle campagne lanciate dalla segretaria del Pd e dal leader pentastellato. Per quest’ultimo si tratta di un ritorno alle origini. Per il centrosinistra si tratta di un ritorno al navigare a vista, ai goffi tentativi di scimmiottare le politiche ‘legge e ordine’ della destra che periodicamente riemergono, in particolare quando il consenso elettorale langue.
Se mettiamo indietro le lancette dell’orologio, possiamo fare risalire le prime avvisaglie alla fine degli anni novanta del secolo scorso. Sotto il governo Prodi, in parallelo con l’approvazione della legge Turco-Napolitano che regolamentava l’immigrazione, si diffuse una letteratura scientifica ascrivibile a studiosi appartenenti all’area moderata del centrosinistra che, partendo da un’analisi superficiale dei dati, proclamarono la maggiore tendenza a delinquere dei migranti. Si trattava di un’asserzione che trascurava la maggiore visibilità dei migranti, la propensione delle forze di polizia a fermarli, il panico morale della popolazione verso la diversità culturale, l’insicurezza sociale dovuta alla destrutturazione del tessuto economico del dopoguerra.
Su questa scia, seguì, dalla stessa matrice accademica, uno studio basato sulle lettere dei cittadini al sindaco di Bologna, con lo scopo di mostrare come i cittadini autoctoni avessero paura delle cosiddette ‘inciviltà urbane’, ascrivibili principalmente a migranti, senzatetto, sex workers, consumatori di sostanze, giovani. La perdita del comune di Bologna (1999) seguita a questi studi, non dissuase l’allora Guardasigilli Fassino a varare il pacchetto sicurezza che aumentava le pene edittali. Questo sul solco del suo predecessore, che aveva istituito i Gom, gruppi operativi mobili destinati a mantenere l’ordine nelle carceri, che si fecero conoscere durante la repressione del movimento no-global a Genova. Anche in questo caso, ad essere precisi, la gestione delle piazze durante i giorni di Genova, per quanto venisse implementata dal governo Berlusconi II, era stata disegnata dal precedente governo di centrosinistra.
Seguirono le leggi Bossi-Fini e Fini-Giovanardi su droghe e migrazioni, a cui il centrosinistra, allora all’opposizione, non rispose in modo convinto. Tanto che, quando Sergio Cofferati nel 2004 divenne sindaco di Bologna, in parallelo con quanto stava facendo il suo collega torinese, Sergio Chiamparino, iniziò la battaglia contro i lavavetri, che poi debordò in una nuova ondata di politiche securitarie. Fu in questi anni (2008) che un sindaco post-fascista salì al Campidoglio, dopo che il sindaco romano uscente e primo cittadino strumentalizzò la questione relativa a un presunto stupro compiuto da un migrante romeno ai danni di una donna italiana.
Al securitarismo tout court, inteso come lotta senza quartiere alle inciviltà urbane e approccio disciplinare alla multiculturalità, andrebbe sommata la subalternità della sinistra rispetto alle politiche di riqualificazione urbana improntate alla valorizzazione della rendita fondiaria, vere e proprie responsabili del deterioramento della convivenza civile.
Arriviamo ai giorni nostri, con i sindaci di centrosinistra che, piuttosto di opporsi alle zone rosse nelle città da loro governate, sono stati i primi ad introdurle. Ignorando ogni possibile interlocuzione con chi parla di sicurezza plurale e partecipata o propone la riduzione del danno.
La destra, sul terreno della sicurezza, si è inseguita anche troppo. Basterebbe ricordarselo. E rendersi conto che, se ci ritroviamo con un partito che ostenta la fiamma tricolore azionista di maggioranza del governo, è anche a causa di questo assurdo inseguimento. Temiamo, però, che al peggio non ci sia mai fine.
Diceva Giorgio Gaber: e pensare che c’era il pensiero. Critico.
