
Lo spettacolo dei capi del centro destra che saltellano ad un comizio elettorale a Napoli si commenta da solo. Saltellando saltellando, l’allegra brigata al governo ci sta portando dritti, dritti nel baratro. Il baratro della guerra mondiale nucleare, del genocidio del popolo palestinese, del negazionismo climatico, della guerra ai migranti e al diritto d’asilo, delle povertà crescenti.
In sintonia con i vertici dell’Unione europea – di cui sono formalmente oppositori – i saltellanti nostrani stanno accelerando il riarmo e la prospettiva della guerra contro la Russia. Quattro anni di aggressione russa all’Ucraina, distruzioni e massacri, decine di migliaia di morti, corruzione e diserzione a Kiev non hanno insegnato nulla: i governi europei – e quello italiano, con l’avallo, purtroppo, del Presidente della Repubblica e l’ambiguità di una parte dell’opposizione – accrescono il riarmo e traguardano ad un paio di anni lo scontro armato. Follia totale! O, forse, disperato tentativo di dare sbocco ad un sistema economico arrivato al capolinea, e che qualcuno spera possa rinascere nella guerra.
Allo stesso modo, silente l’Italia, l’Ue sabota i già difficili negoziati sul clima di Belem, mettendo una pietra tombale sul “green deal”.
Armamenti ed energia fossile rimangono l’assist “vincente” del suprematismo europeo ed occidentale. Non si vuole prendere atto di un protagonismo del Sud globale, disunito su molte questioni ma unito nel rifiuto di politiche imperiali e neocoloniali.
Saltellando saltellando, la destra al governo porta il Paese nel baratro economico, continuando con il suo vittimismo contro sempre nuovi “nemici”, siano essi la magistratura da addomesticare con la “riforma” Nordio, o la Cgil e i lavoratori in sciopero, da schedare preventivamente, o persino la stessa presidenza della Repubblica.
L’illusoria crescita del più zero virgola cerca di nascondere il fatto che, ad onta delle risorse del Pnrr – per la maggior parte, non dimentichiamolo, a debito – l’economia è stagnante, la povertà e le diseguaglianze crescono, insieme alla precarietà del lavoro, alla riduzione dei salari reali, al disastro della sanità e della scuola pubbliche, allo sfaldamento delle infrastrutture e del territorio. Ogni nuova precipitazione atmosferica produce morte e distruzione per quei cambiamenti climatici di cui, sulla scia di Trump, si nega persino l’esistenza.
La legge di bilancio conferma e riproduce un quadro permanente di austerità ed impoverimento per pensionati, lavoratori, masse popolari, mentre continua a premiare il capitale e la rendita. Equità fiscale e tassazione delle grandi ricchezze sono considerate bestemmie, mentre un miserevole ministro paragona l’ennesimo condono edilizio (a scopo elettorale) alla sanatoria per l’immigrazione irregolare che continua pervicacemente a creare, con leggi e regolamenti tanto iniqui quanto disumani.
Sappiamo bene che non basterà uno sciopero generale a cambiare questo quadro nero e le nere politiche governative. Ma di ragioni per svuotare i posti di lavoro e riempire cento piazze il 12 dicembre ce ne sono a bizzeffe. Per il nostro futuro, per la pace, la democrazia, il lavoro dignitoso, la giustizia sociale.
