
Alta adesione allo sciopero e ai presidi del 6 novembre scorso.
Giovedì 6 novembre 2025, una data che resterà negli annali della lotta sindacale come la prima giornata di sciopero nazionale dei lavoratori della farmacia privata in Italia.
Dal punto di vista lavorativo, le farmacie italiane rappresentano un mondo molto particolare, siano pubbliche o in misura maggiore le private, difficilmente paragonabile ad altre realtà di tutti i settori. Frammentazione, rapporto molto diretto con i titolari, professionalità analoghe tra titolare e dipendenti sono elementi che complicano significativamente il rapporto fra lavoratore, sindacato e datore di lavoro.
Questa “prima volta” è stata, checché ne dica la controparte, un grande successo. Ad un’alta adesione allo sciopero è corrisposta anche una massiccia partecipazione ai 26 presidi locali organizzati in tutte le regioni italiane.
Il motivo di tale successo? I lavoratori delle farmacie sono esasperati. Stipendi praticamente fermi a più di quindici anni fa, il rinnovo del 2021 ha portato poco fieno in cascina ma è servito a smuovere gli animi dei lavoratori che, grazie anche al caparbio lavoro di alcuni nostri dirigenti, funzionari e delegati, hanno finalmente capito di doversi mobilitare se si vuole ottenere qualcosa di consistente. In tanti ci hanno messo, finalmente, la faccia.
Ricordo perfettamente quando, nel 2021, organizzammo un presidio sotto la Prefettura di Perugia, per sensibilizzare le istituzioni al rinnovo di entrambi i contratti di settore. Farmacisti presenti? Uno, il sottoscritto. Dopo quattro anni, vedere la stessa piazza riempita da non meno di duecento camici bianchi è stato commovente. Non nascondo che, durante la manifestazione, parlando con alcuni colleghi, ho dovuto faticare non poco a trattenere le lacrime per l’emozione del momento.
Questo sciopero è arrivato dopo un anno di trattative. Federfarma non vuole cedere alle richieste della piattaforma presentata dalle organizzazioni sindacali, i cui nodi cruciali sono la conciliazione dei tempi vita-lavoro, le nuove mansioni legate alla “Farmacia dei Servizi” e il relativo riconoscimento economico, oltre alla questione salariale. Su questi punti, l’associazione datoriale è ferma sulle proprie posizioni. Nonostante la carenza di farmacisti sul mercato del lavoro, la professione da dipendente non è più appetibile per i giovani laureati come poteva esserlo fino a circa vent’anni fa, non a caso le facoltà di farmacia si stanno svuotando ed è in atto una vera e propria “fuga dalla professione”, i titolari non sono disposti a fornire turnazioni e orari di lavoro più conciliabili con una normale vita di relazioni sociali e familiari, né a soddisfare la richiesta di incremento salariale di 360 euro lordi mensili, cifra che copre a malapena la perdita di potere d’acquisto di questi ultimi anni.
L’offerta di Federfarma si è fermata alla metà della cifra richiesta, oltretutto dilazionata in tre anni, arroccandosi al pretesto che importi superiori non sarebbero sostenibili per le piccole farmacie rurali e cercando di differire il resto della cifra alla contrattazione integrativa, cosa peraltro piuttosto complicata da attuare in una realtà lavorativa così frammentata.
Ai presidi si sono visti tanti giovani farmacisti, disillusi da una professione che non credevano essere ciò che poi si è dimostrata, ma anche colleghi più esperti, alcuni anche prossimi alla pensione, che hanno toccato con mano il declino della propria professionalità e che vorrebbero riportare la professione a ciò che era qualche lustro fa: rispettata e degnamente retribuita.
Questi lavoratori sono scesi in piazza nonostante maldestri tentativi di boicottaggio messi in atto da Federfarma, fatti di circolari con riferimenti a leggi, accordi e regolamenti piuttosto fantasiosi, prontamente smentiti dalle organizzazioni sindacali. In rari, per fortuna, casi si sono registrate anche pressioni piuttosto forti dei titolari sui propri dipendenti per non scioperare, alcune purtroppo andate a segno.
Nonostante tutto, il risultato positivo della mobilitazione dovrebbe rendere chiaro alla controparte che i lavoratori non sono disposti a cedere e sono convinti nel proseguire la mobilitazione, chiedendo a gran voce una data per il prossimo sciopero. L’elemento fondamentale che emerge da questa vertenza è che, finalmente, sta cambiando la visione della realtà lavorativa da parte dei farmacisti: non più individuale, ma decisamente più collettiva. E buona parte del merito di questo cambiamento va riconosciuto al lavoro della Filcams Cgil.
C’è ancora da lavorare, ma la scintilla è scoccata!
