Il disagio abitativo, in forte crescita nel Paese, rappresenta una condizione sempre più diffusa e strutturale che richiede con urgenza nuove politiche abitative da inquadrare nell’ambito di quelle più complessive di coesione, inclusione sociale e sostenibilità.

Occorre ripensare le città e i territori in termini generali per offrire le risposte che servono a garantire i diritti di persone e famiglie, studenti, anziani, persone con disabilità, giovani coppie, in relazione ai loro concreti bisogni: abitativi, sociali, diritto allo studio, diritto a un reddito giusto e dignitoso.

Il governo Meloni da troppo tempo propaganda un “Piano casa” di cui non vi è ancora traccia. Mentre, sin dal suo insediamento, ha provveduto all’azzeramento dei fondi a sostegno dell’affitto, a cui si aggiungono azioni di forte deregolamentazione in campo edilizio.

Nel disegno di legge di bilancio 2026 il tema del disagio abitativo continua ad essere ignorato. Oltre alla proroga di un anno delle detrazioni delle spese per interventi di recupero e riqualificazione energetica degli edifici, vengono previsti 20 milioni di euro per un contributo per il sostegno abitativo dei genitori separati e divorziati, non assegnatari dell’abitazione familiare di proprietà, con figli a carico, ma si continua a non dare alcuna risposta alle famiglie in affitto in condizioni di difficoltà, visto che, per il terzo anno consecutivo, il fondo di sostegno all’affitto non viene finanziato.

Per affrontare i nodi del disagio abitativo e riconoscere il diritto alla casa quale infrastruttura sociale indispensabile, mettendo a valore elaborazioni, proposte, buone pratiche sviluppate negli anni a livello nazionale e nei territori, la Cgil ha predisposto una propria articolata piattaforma, che indica la necessità e l’urgenza di mettere in campo una strategia complessiva, con risorse adeguate; una politica che agisca sia a livello centrale che locale, in un quadro più ampio di politiche urbane e processi di rigenerazione urbana, in particolar modo nelle aree metropolitane dove la tensione abitativa è più alta.

Prima di tutto, occorre affrontare l’emergenza e il disagio abitativo delle famiglie più in difficoltà che vivono in affitto, rifinanziando con almeno 900 milioni di euro il fondo per il sostegno degli affitti e quello per la morosità incolpevole.

L’offerta di edilizia residenziale pubblica deve essere incrementata, con un programma pluriennale e finanziamenti adeguati, per accrescere il patrimonio Erp di 600mila unità, anche attraverso la riqualificazione degli immobili esistenti, a partire da quelli non utilizzati. Contestualmente deve essere sostenuto l’acquisto della prima casa di giovani e famiglie con redditi bassi e medi, con agevolazioni commisurate al reddito.

La disponibilità di alloggi adeguati è anche il presupposto per garantire il diritto allo studio, per questo è necessario realizzare residenze universitarie pubbliche e incrementare il “Fondo per gli studenti fuori sede”.

Occorre rivedere il regime fiscale legato alle locazioni, incentivando al massimo il canone concordato per favorire le locazioni di lunga durata e quelle transitorie per studenti, che in molte città sono sfavorite dal fenomeno degli “affitti brevi”, per il quale è necessaria una legge che dia facoltà ai Comuni di prevedere forme di utilizzazione, differenziazioni per zone, limitazioni per le attività, divieti e limiti temporali.

Affrontare la questione della casa significa anche rispondere alle esigenze di una popolazione sempre più longeva, mettendo in stretta connessione la condizione abitativa e i servizi di prossimità territoriali, in particolare quelli socio-assistenziali, per permettere alle persone con disabilità e alle persone anziane di vivere nella propria casa il più a lungo possibile in condizioni di autonomia.

La questione abitativa deve assumere una nuova centralità nelle politiche nazionali e locali e nell’azione rivendicativa della Cgil; deve essere aperta una vertenzialità diffusa con una forte impronta rivendicativa, coinvolgendo lavoratori e lavoratrici, studenti e pensionati. 

Sono necessarie politiche che consentano di abitare e vivere in città verdi, solidali e sostenibili dal punto di vista sociale, economico, energetico e ambientale, garantendo il diritto alla casa ma anche il diritto di vivere in un quartiere, in un territorio, in una comunità accoglienti, solidali, inclusivi e sicuri.

Occorre una politica che agisca sia a livello centrale che locale con una strategia complessiva per affrontare i nodi del disagio abitativo con interventi e risorse adeguate, considerando la casa come una infrastruttura sociale indispensabile, potenziando e progettando soluzioni da inserire in più ampi processi di rigenerazione urbana, in particolar modo nelle aree metropolitane dove la tensione abitativa è più alta.

La casa è un diritto, come il lavoro, la salute e l’istruzione.