Dal 14 al 16 novembre Barcellona ha ospitato l’Unsilence Forum, un grande incontro euro-mediterraneo dedicato alla Palestina e, più in generale, alla risposta civile contro genocidio, guerra, riarmo e derive autoritarie. Si sono riuniti movimenti e attivistə da molti paesi europei e da Palestina, Sahara Occidentale, Iraq, Siria, Tunisia, Serbia e altri territori. Si sono intrecciate storie, tattiche, desideri e proposti scenari futuri basati su autodeterminazione, dignità e giustizia per tuttə.

Una tre giorni che è stata, insieme, assemblea, spazio politico, laboratorio di idee e piattaforma per nuove iniziative comuni, un luogo d’incontro tra attivisti, artisti, ricercatori, amministratori locali e reti della società civile. Non solo riflessione, ma anche progettazione di campagne comuni, coordinamento tra territori e costruzione di una voce politica indipendente, capace di incidere sul dibattito europeo.

Le voci che hanno attraversato la tre giorni del Forum si sono intrecciate in una comunione di intenti, con al cuore la Palestina, con l’obiettivo di portare il tema del genocidio e delle responsabilità europee al centro del dibattito pubblico globale. La denuncia dell’occupazione di insediamento e del genocidio in Palestina come megafono per battersi per la giustizia e i diritti umani ovunque. Riprendersi la voce per immaginare e progettare un mondo più libero, dove donne e giovani siano attori principali nella costruzione dei processi decisionali che determineranno il loro futuro.

Voci palestinesi anzitutto, e tra loro, le più toccanti: quelle di Youmna El Sayed e Wael Al Dahdouh, reporter di Al Jazeera, simboli della resistenza di un popolo, quello palestinese, e simbolo del giornalismo, a Gaza e non solo.

Il Forum è stato anche l’occasione per rilanciare iniziative concrete: dal monitoraggio e boicottaggio del commercio di armi europee verso Israele, alla richiesta di un embargo totale, fino alla creazione di una rete di città solidali euro-mediterranee.

Barcellona come punto di svolta anti-colonialista

Con un’Europa che cerca di normalizzare la guerra e l’ingiustizia, Unsilence Forum ha rappresentato un progetto collettivo di ricostruzione dell’immaginario della pace, non come utopia, ma come pratica politica, sociale e culturale.

“Il silenzio non sarà mai neutralità”

Tacere davanti a un genocidio, all’espansione militare o all’erosione della democrazia, significa essere complici. A Barcellona quindi si è parlato dell’urgenza, da parte della società civile, di “rompere la complicità” costruendo campagne, elaborando strategie e azioni di pressione politica. Una campagna comune euro-mediterranea per la Palestina, perché solo le azioni collettive possono porre fine all’impunità di Israele e sostenere la liberazione del popolo palestinese. Un appello ai movimenti sociali europei, ai collettivi di base, ai sindacati, alle Ong, alle istituzioni accademiche di tutta Europa per unire le forze e per fermare la complicità militare dell’Unione europea e dei suoi Stati membri nel genocidio in corso a Gaza e negli altri crimini internazionali commessi da Israele contro il popolo palestinese.

Nei prossimi giorni uscirà il documento conclusivo del Forum, con l’obiettivo che la rete europea civile e associazionistica prenda corpo e si concretizzi con una campagna comune per la Palestina, e si sviluppi nei prossimi mesi con iniziative coordinate in diversi Paesi.

Il tempo è ora, e ancora una volta è il tempo della lotta e della resistenza. La società civile ha il potere di fare la differenza per il presente e per il futuro, per un nuovo mondo possibile.