“Invece del Ponte”. Sembra essere questo lo striscione più appropriato di un interminabile corteo colorato, il 29 novembre scorso, bagnato a tratti da una pioggia delicata, nel corso del quale 15mila persone di tutte le età e generi, distribuite in cento tra associazioni, collettivi, partiti, sindacati o anche semplicemente da sole, senza se e senza ma, a gran voce hanno detto chiaramente da che parte della storia hanno scelto di stare.

A pensarci bene, con un libero azzardo interpretativo, potremmo attribuire analoga intenzione anche al messaggio che la Corte dei Conti ha dato al governo Meloni e al Paese, negando il visto di legittimità sulla delibera Cipess di approvazione del progetto definitivo dell’opera, riscontrando tre violazioni sostanziali. Esemplificando: la deroga disposta dal governo alla direttiva europea Habitat che tutela i siti protetti (il Ponte interessa ben tre aree protette della Rete Natura 2000); il mancato rispetto della direttiva europea sugli appalti pubblici che, per un nuovo contratto con “modifiche sostanziali”, prevede una nuova gara e il non superamento della soglia del 50% dei costi rispetto al contratto originario (2006), non verificabile secondo la Corte, causa l’attuale incertezza dei costi totali (13 miliardi); la mancata valutazione del piano economico-finanziario (costi, fonti di finanziamento, sostenibilità dell’opera, pedaggi) da parte dell’Autorità di regolazione dei trasporti (Art).

Ma vediamo, dentro il corteo, emozioni, commenti, argomentazioni. Salvatore Granata, della lega Ambiente dei Nebrodi (Me), ci ricorda altre fondamentali criticità legate al Ponte di Messina, “l’altissimo rischio sismico e la notevole fragilità geologica dell’area dello Stretto”, e ribadisce invece la necessità di potenziare ed elettrizzare la flotta dei traghetti, attrezzando meglio le stazioni di Messina e Villa San Giovanni. Nel 2022 la Commissione incaricata dal ministro Giovannini aveva ipotizzato una spesa di 514 milioni di euro.

Per la Rete degli studenti Medi di Messina, Caterina La Rocca, giovanissima e passionaria, ci dice: “Siamo stati in piazza a Messina per urlare ancora una volta a gran voce che noi il Ponte non lo vogliamo. Vogliamo investimenti seri per la viabilità in Sicilia dove trasporti ed infrastrutture, specie nell’entroterra, sono in condizioni disastrose, non un’opera faraonica che serve solo a questo governo per farsi propaganda. Ci troverete ancora nelle piazze!”. Rincara la dose Emanuele Carlo dell’Udu: “Oltre la burocrazia c’è anche un popolo. Noi giovani studenti, uomini e donne, abbiamo bisogno di altro, borse di studio, un piano affitti concreto, residenze universitarie accessibili, trasporti pubblici veloci”.

Intanto il corteo scorre, con i suoi slogan, i cartelloni, le scritte, la musica. Ci sono i “Docenti no Ponte, liberi e pensanti perché la cultura non ha bavagli”, i “Siamo tutti espropriandi”, i “No ponte Calabria”, un manifestante anziano che indossa un cartello con la scritta “Qui è Cariddi, dove il mare è mare”. E ancora, Italia Nostra con la scritta “Il ponte è un vampiro che sottrae risorse alle reali necessità delle nostre Comunità!”, i Marittimi dello Stretto che scrivono “Il Ponte siamo Noi!”.

La Cgil di Messina, coordinata dal segretario generale Pietro Patti, cura il servizio d’ordine. Arriviamo in piazza Duomo con gli interventi programmati. Tra questi, Luigi Giove, segretario confederale Cgil, ripercorre le bocciature della Corte dei Conti, sottolinea come non esista un progetto esecutivo dell’opera, e definisce i millantati numeri di nuova occupazione come “numeri di pura fantasia”. La sindaca di Villa San Giovanni (Rc), Giuseppina Caminiti, chiede la restituzione degli Fondi per lo sviluppo e la coesione 2021-2027, i 500 milioni di euro sottratti allo sviluppo della Calabria, dove ancora transitano treni a trazione diesel su un unico binario, e rilancia la mobilità dinamica tra Calabria e Sicilia per uno Stretto, Area di continuità territoriale, che diventi il cuore vero di un Mediterraneo integrato.

Elly Schlein scuote la piazza con il suo j’accuse rivolto al governo Meloni: “Vi dovete fermare e vi dovete scusare per la vergogna di aver buttato 13 miliardi” per una infrastruttura inutile e dannosa, “Avete forzato le procedure, violando gravemente le direttive europee, violando i diritti al futuro”. E continua: “Ci proveranno ancora, ma noi fermeremo il tentativo di sottomettere la magistratura al potere politico”.

E’ ormai sera, comincia ad imbrunire, dal palco si continua a intervenire, si alternano partiti ed associazioni, e arriva il turno di “Libera”. Sotto, fronte palco, compare lo striscione della “Associazione Peppino Impastato di Cinisi”, e come lungo il corteo del pomeriggio sentiamo cantare “uno, due, tre, quattro, cinque, dieci, cento passi” e cantiamo tutte e tutti. Cento Passi per i 15mila manifestanti, cento passi all’infinito, perché la lotta per la giustizia, la libertà, contro i sistemi mafiosi, questa lotta, tra Scilla e Cariddi, non si ferma.