Alcune considerazioni sul percorso di lotta e contrattazione. La parola a lavoratrici e lavoratori.

E’ stata sottoscritta l’ipotesi di rinnovo per il contratto delle metalmeccaniche e dei metalmeccanici (https://www.fiom-cgil.it/industria-privata-e-installazione-impianti/trattativa-industria/ccnl-metalmeccanici-abbiamo-il-contratto-volantino).

Parto da qui perché l’atto conclusivo sarà il voto delle lavoratrici e dei lavoratori a valle delle assemblee. Io non sottovaluterei questo passaggio. E’ un termometro formidabile, è la consapevolezza che il senso potente della democrazia sindacale sta nel mettere a disposizione di tutte e tutti forza e debolezza, cose importanti e cose che potevano essere contrattate diversamente. Un momento di ascolto per noi irrinunciabile che non può e non deve far paura:

una sorta di antidoto rispetto a quelli che dicono che “tutto è positivo” e rispetto a tutti quelli che gridano che è tutto negativo.

Un errore che non va commesso è quello di confrontare la piattaforma presentata a Federmeccanica con quanto sottoscritto: i cicli negoziali – al pari dei cicli economici – non solo non si assomigliano ma si modificano strada facendo.

Oggi spiegheremo al “nostro movimento” cosa abbiamo concordato con Federmeccanica: partiremo dal salario, sapendo che il nervo scoperto sta proprio qua, che – su questo punto – abbiamo ricevuto, da subito, un “no!” forte dalla controparte (ci hanno detto che la piattaforma era irricevibile). Abbiamo testardamente voluto tenere assieme due elementi: la clausola di salvataggio, un elemento economico aggiuntivo.

La richiesta presentata non era una scalata al cielo: abbiamo messo su carta una condizione che vediamo e verifichiamo in tantissime delle nostre fabbriche. Sappiamo bene che la composizione del reddito di un lavoratore non è esclusivamente risolvibile attraverso un aumento contrattuale, ma guarda anche una fiscalità composita.

Sapevamo dall’inizio (anche Federmeccanica ce lo ha detto) che “il patto della fabbrica” dava un’interpretazione diversa sulla dinamica degli aumenti contrattuali, ma la nostra scelta è stata quella di privilegiare la condizione materiale: il precariato, gli appalti, la salute e sicurezza all’interno (e all’esterno) dei nostri luoghi di lavoro, l’orario di lavoro. Siamo riusciti a parlare di tutto questo con Federmeccanica.

Mi convince poco chi, in maniera forse troppo sbrigativa, ha detto che i punti “che non hanno per i padroni ripercussioni economiche” sono quelli più semplici. Questi compagni perdono di vista l’obiettivo di Federmeccanica (o di una parte di essa), cioè quello di non arrivare a un contratto nazionale. Del resto Sergio Marchionne, amministratore della Fiat, gia nel 2008 ebbe modo di dire che quello era l’ultimo contratto nazionale per il settore.. . Abbiamo dimostrato tutta la volontà di volerlo smentire.

Abbiamo visto di tutto, in una delle trattative in cui Federmeccanica ha mostrato tutte le sue facce: una contro-piattaforma, tanti incontri in cui non si entrava nel merito delle richieste, una rottura del tavolo, un intervento del governo per ricucire, quaranta ore di sciopero.

Se è vero che la nostra piattaforma – e quanto concordato – parla ad un settore eterogeneo, anche i momenti di conflitto ci restituiscono una risposta articolata. Lo stato del “movimento operaio” è lì da vedere, e lo sforzo oggi non può essere demandato unicamente all’analisi teorica, ma reclama pratiche quotidiane di ricostruzione conflittuale. Perché, purtroppo, licenziata la vertenza sul contratto – se lavoratrici e lavoratori l’approveranno -, rimangono quelle relative alla tenuta industriale, e queste non sono rinviabili.

L’ipotesi è leggibile ovunque, e ognuno può formarsi un idea in proposito. Se approvato, sarà un buon contratto? Penso che, come tutti gli accordi, si possa vedere nel corso della sua applicazione se – attraverso questo contratto – abbiamo intercettato interamente o parzialmente i bisogni, facendo tesoro di tutto. E come diceva un grandissimo compagno, noi non perdiamo mai, o vinciamo o impariamo! Sempre viva la Fiom, sempre viva la Cgil.