
Mai come oggi tornano di attualità gli slogan storici, fondativi, del movimento operaio. Mai come oggi siamo chiamati a mobilitarci per difendere e affermare il nostro stesso diritto alla vita.
Da anni, con un’accelerazione con l’invasione russa dell’Ucraina, si rafforzano venti di guerra, di una guerra mondiale nucleare che “unifica” i pezzi dei numerosi conflitti in atto su scala globale, di cui profeticamente parlava papa Francesco.
L’odierna fase capitalistica – di fronte alla crisi climatica e al prepotente emergere delle economie dei paesi che il colonialismo occidentale aveva sottomesso – cerca ancora nella guerra lo sbocco alla sua crisi/ristrutturazione, con i due principali imperialismi del secolo scorso, Usa e Russia, in un declino inarrestabile, anche se con velocità e potenze diverse, in bilico tra scontro “finale” e nuova spartizione del mondo. Nel tentativo di “contenere”, per il momento “con le buone” ma in prospettiva con la guerra, l’ascesa globale della Cina.
L’Unione europea sta dimostrando il suo totale fallimento. Priva di una minima unione politica basata su una reale democrazia, fondata solo sul mercantilismo, l’esportazione di merci e l’austerità economica e finanziaria, si è fatta docile ancella dell’alleato statunitense nel sostenere – a spese del popolo ucraino – lo scontro militare con la Russia da un lato, e la guerra genocidaria israeliana contro il popolo palestinese dall’altro. Ed ha trasformato il Mediterraneo – che poteva e doveva essere bacino di pace, convivenza, sviluppo sostenibile condiviso – nel più grande cimitero del mondo, nella sua disumana e insensata guerra ai migranti.
Riarmo, spesa militare, cybersicurezza (affidata a Israele!), nuove leggi per la leva militare giovanile, negazione del cambiamento climatico e abbandono del già fragile e contraddittorio “green deal”, rinunciando così alla necessaria transizione ecologica e tecnologica. Queste sono le politiche della maggioranza Ursula nell’Unione e del governo Meloni, che di Ursula dovrebbe essere all’opposizione ma le cui politiche si identificano e si sostengono a vicenda.
La legge di bilancio, per la cui radicale modifica scioperiamo il 12 dicembre, sostanzia miseramente questa politica suicida. Nessuna prospettiva per il lavoro stabile e ben retribuito, ulteriore affossamento del welfare pubblico, grandi opere dannose e in spregio al disfacimento del territorio, condoni e ampliamento delle diseguaglianze di reddito e di tassazione, a favore dei ricchi.
Anche qui solo la spesa militare ha prospettive di crescita. Il governo esalta i dati di un mercato del lavoro che si gonfia solo degli ultracinquantenni, grazie alle famigerate leggi di innalzamento dell’età pensionabile, mentre continua a condannare sempre più i giovani al precariato o all’emigrazione involontaria.
Mai come oggi c’è bisogno di mobilitazione, di lotta, di sciopero generale!
