
L’Assemblea nazionale delle donne Spi Cgil del 2 e 3 dicembre scorsi.
Una due giorni piena di iniziative e approfondimenti che ci hanno tenute incollate alle sedie. La riunione si è aperta con una relazione di Claudia Carlino, responsabile del coordinamento donne, che ha delineato i contenuti delle due giornate e gli importanti appuntamenti della nostra organizzazione che ci vedono impegnate a contrastare la legge di bilancio, analizzandola con un punto di vista femminile. Il nostro contrasto si è sostanziato nello sciopero generale del 12 dicembre.
I lavori si sono incentrati sul tema della salute in generale e della salute delle donne in particolare, e come i continui tagli alla prevenzione e ai consultori abbiano peggiorato le condizioni di salute, in particolare delle donne anziane che generalmente godono di condizioni pensionistiche molto svantaggiate. I tagli allo stato sociale non consentono di usufruire di cure adeguate alle patologie che con l’avanzare dell’età si presentano. Il tema è stato approfondito con gli interventi di Antonella Cazzato, del dipartimento socio-sanitario dello Spi nazionale, e di Fulvia Signani, docente di sociologia di genere all’università di Ferrara. Si è svolto un interessante confronto sulle esperienze personali e collettive dei vari territori.
Successivamente è stato rappresentato un racconto collettivo intitolato “Mai fuori tempo”, coordinato da Daniela Morozzi, accompagnato dal suono del vivo della chitarra di Giuseppe Scarparo. La rappresentazione è consistita nel racconto di una esperienza personale legata alla condizione di donna che si avvia o è già nella terza età: racconti qualche volta divertenti, altre volte inquietanti, ma sempre venati da grande ironia e ‘ridicolizzazione’ dei pregiudizi e degli stereotipi che accompagnano i percorsi di vita delle donne.
Come scrive Lidia Ravera, appare chiaro che “siamo fuori dal quadro ma siamo dentro il quadro. Siamo fuori perché abbiamo vissuto a lungo, abbiamo attraversato epoche diverse fra loro e molto diverse dal presente. Siamo dentro perché stiamo vivendo, stiamo ancora vivendo”. Forse l’auspicio è quello di riuscire a creare un contesto idoneo a questa parte di vita che sembra non avere ancora un riconoscimento legittimo. La convinzione delle compagne intervenute è che il meglio non è alle nostre spalle, deve ancora arrivare.
Sempre in relazione all’allungamento della durata della vita, si è affrontato il tema “Che genere di longevità”, un confronto a partire dalla ricerca condotta da Miriam Di Paola. Il confronto si è svolto fra Silvana Cappuccio, responsabile del dipartimento internazionale Spi nazionale, Estele Diaz, ministra delle Donne e della diversità della provincia di Buenos Aires, Helene Bidard, vicesindaca di Parigi e responsabile delle pari opportunità, con contributi ed esperienze riportate del coordinamento donne Ferpa.
La seconda giornata è stata dedicata all’illustrazione della ricerca sulla longevità, nella quale si indagava che genere di longevità spetta alle donne in questo periodo storico. Purtroppo il documento “ReArm Europe-Readiness 2030” introduce una clausola di flessibilità che consente agli Stati membri di aumentare le spese per la difesa e di fatto introduce una “austerità selettiva” che prevede una restrizione delle spese di sanità, istruzione, assistenza e previdenza, a favore di investimenti nelle spese militari.
Queste scelte provocano una cesura con gli strumenti messi in campo con “Next Generation Eu” che promuovevano politiche pubbliche espansive sui sistemi di welfare, compresi servizi di cura e sanità, e compromettono la possibilità di una longevità degna di essere vissuta.
La ricerca ipotizza gli scenari futuri, a cinque o dieci anni, che possono divergere in due direzioni: uno scenario di regressione in cui il welfare europeo si frammenta e la cura diventa privilegio o carico familiare; oppure scenario di investimento sociale che riconosce che i servizi alla persona generano lavoro, coesione e salute collettiva.
La scelta tra questi due scenari è eminentemente politica. Bisognerebbe che in Europa si costruisse un patto sociale tra generazioni e territori per la ricostruzione di un’Unione europea post austerità: un’Ue che metta al centro della politica la cura non solo proteggerebbe le cittadine anziane, proteggerebbe anche se stessa.
