
Una legge di bilancio piccola piccola, da 18,5 miliardi di euro, e una Controfinanziaria a saldo zero da oltre 55 miliardi: il confronto tra la manovra del governo Meloni e il Rapporto 2026 della Campagna Sbilanciamoci! restituisce due idee radicalmente opposte di paese e di futuro.
Da una parte una finanziaria che guarda quasi esclusivamente alla tenuta dei conti e al rispetto dei vincoli europei, dall’altra una proposta organica che dimostra come sia possibile usare la spesa pubblica per migliorare la qualità della vita delle persone e ridurre le disuguaglianze.
Secondo Sbilanciamoci!, la legge di bilancio 2026-2028 è sbagliata, lacunosa e priva di ambizione. Aumenta le spese militari e gli investimenti nell’industria bellica, condona l’evasione fiscale, tutela grandi patrimoni e rendite, mentre risponde alle emergenze sociali con misure frammentarie e insufficienti. Il risultato è una manovra che ripropone le solite priorità e che lascia irrisolti i problemi strutturali: lavoro povero e precario, salari insufficienti, crisi industriale, arretramento del welfare, sottofinanziamento di sanità e istruzione, aggravarsi della crisi climatica. È una impostazione che orienta l’economia verso la guerra e sacrifica diritti, servizi pubblici e futuro.
Il Rapporto 2026 di Sbilanciamoci!, presentato in una partecipata conferenza stampa al Senato, ribalta questa impostazione. Le 111 proposte avanzate dalla Campagna delineano una contromanovra da 55,2 miliardi di euro interamente coperta, che dimostra come sia possibile fare scelte diverse senza aumentare il debito pubblico. Al centro non ci sono armi e rendite, ma le persone, i territori e le nuove generazioni.
Uno dei pilastri dell’alternativa proposta è la giustizia fiscale. In netto contrasto con le scelte del governo, Sbilanciamoci! propone una fiscalità più equa e progressiva, capace di redistribuire ricchezza e ridurre le disuguaglianze. Grandi patrimoni, redditi elevati, transazioni finanziarie e beni di lusso diventano strumenti per rafforzare le casse pubbliche e finanziare diritti e servizi universali. In un contesto globale segnato da una concentrazione senza precedenti della ricchezza in poche mani, la redistribuzione non è una bandiera ideologica ma una condizione minima per la tenuta sociale e democratica del paese.
Il cuore politico della Controfinanziaria è però la proposta di una nuova politica industriale pubblica, assente da decenni dall’agenda di governo. Sbilanciamoci! indica nella riconversione ecologica dell’economia, nell’economia sociale, nella manutenzione e ripristino del territorio i veri motori di una ripartenza capace di creare lavoro stabile e di qualità. Investire in transizione energetica, mobilità sostenibile, servizi pubblici, cura delle persone e dei territori significa aprire nuove opportunità occupazionali, soprattutto per i giovani, contrastando precarietà, spopolamento e fuga di competenze.
La sicurezza non coincide con l’aumento delle spese militari ma con il rafforzamento della sanità pubblica, della scuola, del welfare, della coesione sociale. Tagliare armamenti e missioni militari consente di liberare risorse per garantire diritti, ridurre le disuguaglianze territoriali e affrontare la crisi climatica. È una visione che mette al centro la vita delle persone, non gli interessi di pochi settori industriali.
La controfinanziaria di Sbilanciamoci! non è dunque solo una critica alla legge di bilancio del governo: è una chiamata alla responsabilità e alla reazione. Mentre l’esecutivo sceglie di investire in armi, rendite e grandi patrimoni, rinunciando a creare lavoro dignitoso e ben retribuito, il Rapporto 2026 indica una strada opposta e praticabile: rimettere al centro il lavoro, generare occupazione di qualità attraverso una nuova politica industriale pubblica, la riconversione ecologica, l’economia sociale e il ripristino dei territori devastati da crisi climatica e abbandono. Non è una questione tecnica, ma una scelta che riguarda la vita di ciascuno: salari che non bastano, servizi che arretrano, giovani costretti a partire, comunità sempre più fragili.
È la stessa domanda di giustizia sociale che ha portato centinaia di migliaia di persone allo sciopero generale del 12 dicembre promosso dalla Cgil: più lavoro dignitoso, più diritti, più investimenti pubblici, meno guerra e meno disuguaglianze.
Non a caso, dalla controfinanziaria di Sbilanciamoci! sono stati estratti 18 emendamenti, presentati al Senato dai partiti di opposizione. Ma perché non restino un esercizio di stile serve una pressione politica e sociale forte: occorre spingere affinché quelle forze politiche si battano davvero per imporre questi temi al centro del dibattito pubblico, oltre che parlamentare, utilizzando fino in fondo tutti gli strumenti che la tecnica d’aula mette loro a disposizione. Di fronte a una finanziaria che chiede sacrifici a molti per garantire privilegi a pochi, restare neutrali non è più possibile. L’alternativa esiste, è scritta nero su bianco, e chiede ora di essere difesa, praticata e resa concreta.
