La fase storica che stiamo vivendo non consente di immaginare il cambio dell’anno semplicemente come il momento dei bilanci e delle intenzioni future. Non è mai stato così, oggi lo è ancor di meno.

Guerre, nazionalismi e neofascismi, investimenti in armamenti e economia della guerra, cambiamento climatico, riduzione della spesa sociale e degli spazi di democrazia, aumento delle ingiustizie sociali e criminalizzazione del dissenso sono solo alcuni titoli di questo funesto periodo.

La debolezza della democrazia è palpabile, le forme della partecipazione sono in crisi, è cambiato nel profondo il senso comune della necessità di essere parte integrante dei processi democratici.

Lo spettro di questa crisi diventa palpabile quando osserviamo i dati della partecipazione agli appuntamenti elettorali, ma rimane ugualmente concreto quando misuriamo l’adesione e la partecipazione a manifestazioni e scioperi.

Bisogna dare valore a ciò che siamo capaci di fare, al consenso che riusciamo a costruire, senza accontentarsi di quello che è stato. Soprattutto bisogna ridare speranza per la costruzione di un futuro migliore.

L’importante partecipazione alle manifestazioni territoriali organizzate con lo sciopero del 12 dicembre scorso ci parla di una Cgil radicata nel Paese, una Cgil che è ancora strumento per prendere e dare voce a favore di chi non si rassegna all’idea che spendere soldi per armarsi sia meglio che spendere soldi per curarsi. Ma non basta.

Questa consapevolezza ci deve interrogare su come costruire rapporti di forza nella società, a partire dai luoghi di lavoro, per difendere i nostri diritti collettivi, per affermare una idea di libertà e uguaglianza.

Mettere al centro della strategia sindacale la necessità dell’unità delle lavoratrici e dei lavoratori è, e rimane, un presupposto essenziale per dare forza alle istanze di chi vuole pace, diritti e dignità.

Difendere la Costituzione repubblicana significa difendere un’idea di democrazia progressiva che può diventare strumento di partecipazione e trasformazione.

Semplificare in poche parole d’ordine la giusta piattaforma rivendicativa alla base delle nostre recenti mobilitazioni è una necessità per costruire insieme alle persone che organizziamo e rappresentiamo il futuro prossimo venturo.

Pace, libertà, lavoro stabile e ben retribuito, giustizia sociale e diritti.