
A Verona due partecipati incontri tra sindacato e studenti universitari e delle superiori.
Due importanti iniziative il 3 dicembre scorso a Verona con la partecipazione di Marco Omizzolo, ricercatore Eurispes e docente dell’Università Sapienza di Roma, autore di numerosi libri sul tema del caporalato, tra cui “Il mio nome è Balbir”, vincitore del premio letterario sui temi del lavoro intitolato a Giuseppe Di Vittorio, promosso dalla Cgil di Roma e del Lazio e dalla Fondazione Di Vittorio.
Protagonisti al mattino studenti e studentesse dell’Istituto Calabrese-Levi di San Pietro Incariano, riuniti in assemblea per dialogare con Omizzolo, con la professoressa Venera Protopapa, associata di Diritto del lavoro dell’Università di Verona, e con Roberto Fasoli del Comitato scientifico di Avviso Pubblico.
“Lotta al caporalato: dalla schiavitù alla dignità nel lavoro per tutti “. Questo era il tema dell’incontro conclusivo di un percorso di lavoro nelle classi svolto con i docenti e con il professor Ivan Salvadori, associato di Diritto penale dell’Università di Verona, che è partito da una informazione sul tema, passando poi alla lettura del libro, distribuito nelle classi dall’ateneo, per arrivare a formulare un pacchetto di domande molto pertinenti e incisive da presentare all’autore del libro e ai relatori. Omizzolo era presente on line, non avendo potuto partecipare fisicamente per un imprevisto dell’ultima ora, ma ha potuto lo stesso dialogare con grande efficacia con la platea rispondendo in modo molto esauriente alle domande che gli sono state rivolte.
Prima dell’incontro è stato proiettato il film “Il pane e le rose” di Ken Loach. Tutta l’organizzazione della mattinata è stata ottimamente curata dagli studenti e dalle studentesse con la collaborazione dei loro docenti. Un incontro denso di contenuti con interventi molto precisi su un tema come il caporalato e il lavoro precario che riguarda da vicino i giovani di oggi, anche nella provincia di Verona. Alla realizzazione dell’iniziativa ha collaborato anche Rete Stei, che coordina molti istituti superiori della provincia di Verona.
Nel pomeriggio dello stesso giorno il tema è stato trattato all’università in un incontro promosso dalla Cgil di Verona e dall’ateneo in collaborazione con Avviso Pubblico e Libera. “Nuove forme di caporalato tra prevenzione e contrasto”. Questo era il titolo dell’incontro che ha visto protagonisti Laura Calafà, ordinaria di Diritto del lavoro e Giorgio Gosetti, associato di Sociologia dei processi economici e del lavoro dell’ateneo scaligero, Stefano Facci, segretario generale Spi Cgil, e Maria Pia Mazzasette, segretaria generale della Flai Cgil di Verona.
I docenti hanno affrontato il tema del caporalato dal lato del diritto e della realtà economica e sociale. I sindacalisti lo hanno trattato a partire dalle difficoltà di rappresentare le lavoratrici e i lavoratori impegnati in una condizione lavorativa sempre più diffusa nelle diverse tipologie economiche e largamente presente anche nella provincia veronese. È stata anche evidenziata l’importanza delle attività messe in atto dal sindacato, in collaborazione con le associazioni, per sensibilizzare i giovani sul fenomeno. L’incontro è stato coordinato dal professor Ivan Salvadori, e prima degli interventi hanno portato il loro saluto il direttore del Dipartimento, prof Giuseppe Comotti, tramite la professoressa Calafà, Francesca Tornieri, segretaria generale della Cgil di Verona, Pierpaolo Romani, coordinatore nazionale di Avviso Pubblico e Rossella Serra del coordinamento provinciale di Libera. Purtroppo non ha potuto essere presente il professor Omizzolo, nemmeno in collegamento come al mattino, e in sua vece ha svolto alcune riflessioni sul libro Roberto Fasoli.
Gli interventi del pubblico, tra cui tanti giovani, sono stati molti e pertinenti, tanto che l’incontro si è protratto ben oltre l’orario previsto. Iniziative come queste sono da ripetere in altri istituti superiori e in ambito universitario, visto l’interesse che suscitano. E non può che far bene all’università e alle organizzazioni sindacali sviluppare un confronto aperto con i giovani e le giovani direttamente coinvolti, anche perché su questi argomenti si gioca il loro futuro, e si rischia di mettere in questione la certezza del diritto anche per l’interesse che il tema del lavoro precario suscita nella malavita organizzata, in particolare di stampo mafioso.
(Verona, 15 dicembre 2025)
