
La vertenza di Nerviano Medical Sciences (Nms) non è, per noi, solo una vicenda industriale. È la storia di un territorio che non ha accettato di essere messo ai margini, di ricercatrici e ricercatori che non si sono arresi, di un sindacato che ha scelto di stare fino in fondo dove conta: dalla parte del lavoro e della conoscenza.
Tutto comincia a settembre scorso, quando l’azienda annuncia una scelta durissima: 73 licenziamenti su 123 addetti. Una decisione che avrebbe colpito al cuore uno dei più importanti centri italiani di ricerca oncologica. Lì dove si studiano nuovi farmaci, dove si costruisce il futuro della cura, si rischiava di spegnere la luce. Noi abbiamo capito subito che non potevamo permetterlo.
La nostra risposta è stata immediata. La Filctem in testa, con la Cgil abbiamo respinto da subito un piano senza prospettiva, incapace di riconoscere il valore scientifico e umano di Nms. Attorno a quella fabbrica di sapere si è mossa una comunità intera: assemblee partecipate, presidi, confronti continui con le istituzioni. Ricercatori e tecnici che, nonostante l’incertezza e la paura, hanno continuato a tenere la testa alta. Perché difendere Nerviano non significa solo difendere un posto di lavoro, ma difendere un pezzo di Paese che produce futuro.
Fin dall’inizio noi, Cgil e Filctem, ci abbiamo creduto, anche quando tutto sembrava andare nella direzione opposta. Ci abbiamo creduto contro tutti i pronostici, in una fase in cui da anni il centro veniva progressivamente svuotato: molecole portate via, brevetti trasferiti altrove, pezzi di ricerca smontati uno dopo l’altro. Tutto lasciava pensare a un destino già scritto.
Proprio per questo abbiamo scelto di non rassegnarci. Perché dietro quei numeri c’era e c’è ancora un patrimonio di conoscenze e competenze quasi unico nel nostro Paese, costruito in decenni di lavoro e ricerca. Un patrimonio che non può essere delocalizzato come una linea produttiva, né disperso senza conseguenze.
Un centro di ricerca oncologico come quello di Nerviano, in Italia, è praticamente unico. Questo per noi è stato chiaro da subito. Ed è per questo che abbiamo capito che non stavamo difendendo soltanto dei posti di lavoro, ma un presidio strategico per il diritto alla salute, per la ricerca e per l’interesse collettivo.
Il primo confronto al Mimit, a fine settembre, ha messo nero su bianco tutti i nodi: governance fragile, strategia industriale poco credibile, nessuna garanzia sulla continuità delle attività di ricerca. A ottobre un nuovo incontro non ha prodotto risultati. Ma mentre l’azienda restava ferma, noi no. Abbiamo continuato a insistere, a cercare soluzioni, a coinvolgere Regione Lombardia e governo. Da ogni assemblea è uscito lo stesso messaggio, chiaro e netto: non ci sarebbero stati licenziamenti senza una battaglia.
A metà novembre finalmente il primo grande risultato. Sotto la pressione del sindacato insieme ai lavoratori e delle istituzioni, Nms ha sospeso la procedura di licenziamento per verificare l’interesse di potenziali investitori. Una boccata d’ossigeno, senza illusioni: servivano fatti, non promesse. Serviva un investitore vero, un progetto, una prospettiva.
La svolta è arrivata nell’incontro del 10 dicembre scorso. Al tavolo ministeriale l’azienda ha comunicato l’esistenza di un investitore estero concretamente interessato all’acquisizione del perimetro in crisi, ed ha annunciato il ritiro definitivo della procedura di licenziamento collettivo. I 73 licenziamenti sono stati cancellati. Si è aperta la possibilità di utilizzare la cassa integrazione come strumento ponte, garantendo continuità produttiva e tutela delle competenze.
È un risultato straordinario. Non un regalo, ma il frutto della determinazione delle lavoratrici e dei lavoratori, della nostra fermezza sindacale e della capacità di tenere insieme istituzioni, territorio e rappresentanza.
Ma la partita non è chiusa. Ora comincia la fase più delicata. L’ingresso del nuovo investitore dovrà tradursi in un progetto industriale credibile, che metta davvero al centro la ricerca, valorizzi le professionalità e garantisca stabilità occupazionale. Noi continueremo a presidiare ogni passaggio e il Mimit dovrà mantenere aperto il tavolo, perché una realtà come Nms non può essere lasciata sola un’altra volta.
Questa vertenza ci lascia un insegnamento semplice e potente: quando il lavoro si organizza, quando un territorio si stringe e quando non si accetta che la ricerca venga trattata come un costo invece che come una risorsa, la differenza si può fare.
Nerviano non è ancora al sicuro, ma oggi è fuori dal baratro. E lo è grazie al coraggio di chi non si è voltato dall’altra parte.
