Carenze di personale, contratti fermi e appalti. La richiesta è netta: vietare l’esternalizzazione delle attività fondamentali anche nel privato accreditato. 

Nella notte tra il 6 e 7 dicembre scorsi, i servizi di terapia intensiva all’ospedale San Raffaele di Milano vengono bruscamente interrotti per i gravi disservizi verificati con l’affidamento dei servizi infermieristici ad una cooperativa esterna, con personale al primo giorno di servizio, privo delle competenze necessarie e con difficoltà linguistiche. Tutto ciò ha causato errori tali da mettere a rischio i pazienti.

Una situazione che ha portato alle dimissioni dell’amministratore unico, all’attivazione urgente di un’unità di crisi, all’apertura di un’inchiesta conoscitiva della procura di Milano, senza ipotesi di reato né indagati, e parallelamente all’avvio di un’ispezione dell’Ats milanese su disposizione dell’assessore regionale al Welfare.

Per la Funzione pubblica Cgil il punto non è solo accertare responsabilità individuali. Il problema riguarda l’impianto complessivo del sistema sanitario lombardo. Questa vicenda, infatti, non cade dal cielo.

Nel mese precedente, con un contratto nazionale scaduto da oltre sette anni e turni di lavoro massacranti, una ventina di operatori decide di dare le dimissioni. Nonostante due periodi di stato di agitazione aperti in pochi mesi e una giornata di sciopero proclamata per il 31 ottobre scorso, l’azienda (perché di questo si tratta) decide di spostare “gli strutturati” nel reparto solventi – cioè a pagamento – e lanciare in prima linea i professionisti della solita cooperativa, Auxilium Care, che da anni collabora con il gruppo San Donato. Risultato? Vengono prescritti farmaci completamente sbagliati o prescritti in dosi eccessive, scoppia il caos.

Qualche punto fermo. Nella Regione in cui sanità pubblica e privata sono equiparate per legge, i grandi gruppi privati fanno dumping contrattuale ingaggiando cooperative che nel pubblico (per fortuna di tutte e tutti) non possono operare. Spesso questa “privatizzazione di una privatizzazione” è solo una copertura formale: impensabile metterli in prima linea senza affiancamento e formazione, come dimostrano i fatti.

La verità vera è semplice: alle lavoratrici e lavoratori pubblici viene rinnovato un contratto che premia solo le prestazioni aggiuntive; a quelli privati, con ccnl scaduti anche da più di dieci anni, calci nel sedere e cooperative ovunque. Nel mezzo, un oceano di libera professione che equivale a benefici economici e fiscali in cambio di un vero e proprio auto sfruttamento.

Il sistema mostra in trasparenza al San Raffaele lo stato attuale della sanità lombarda: operatori introvabili, soldi solo in cambio di extra lavoro e risorse milionarie nelle tasche dei padroni (perdonate il termine).

Lo diciamo da anni e lo ripetiamo ancora: non si accreditano aziende con contratti di lavoro scaduti da anni, e non si esternalizza il diritto alla salute delle cittadine e dei cittadini. Bisogna cambiare rotta. Ed è necessario farlo subito, altrimenti di casi San Raffaele ne vedremo ancora e ancora e ancora.