
Tempi bui per le eccellenze italiane. Il rinnovo del contratto integrativo del Consorzio Cineca sta diventando un rompicapo, peggio del cubo di Rubik. Una realtà importante, di rilevanza non solo nazionale ma continentale, di cui sono socie settanta università italiane, due ministeri e quarantasei istituzioni di primo ordine, non riesce ad uscire dal tunnel in cui si è voluta infilare la direzione aziendale. “Abbiamo inviato una piattaforma di rivendicazione circa un anno fa – spiega Gabriele Tramonti – dopo che il contratto era scaduto a dicembre 2024 e prorogato fino al dicembre scorso. Si sono susseguiti tentativi di incontri, aperture e indicazione di possibili date da parte datoriale, ma siamo arrivati a discuterne da settembre, anche per motivazioni legate a incontri su un altro tema a noi caro, lo smartworking, di cui abbiamo visto diminuire le giornate”. Un’estate rovente, non solo per le ondate di calore che hanno attraversato la penisola.
Rappresentante sindacale per la Filcams Cgil, Tramonti è appena uscito dall’ennesimo tavolo di trattativa senza che ci siano stati passi avanti. “La settimana prossima è fissato un nuovo incontro per avviare la procedura di raffreddamento, a meno di nuove aperture”. Il prologo a nuove mobilitazioni, nel tentativo di far tornare sui propri passi il management del Consorzio. “La forza è inevitabilmente dalla parte del datore di lavoro – tira le somme il sindacalista – secondo una lettura marxista i mezzi di produzione sono i loro, non ci sono dubbi. Noi però creiamo il surplus”.
Sono circa un migliaio i dipendenti di alta professionalità del consorzio interuniversitario, che ha sedi a Roma, Milano e Bologna, informatici, ingegneri, ricercatori e impiegati amministrativi, motore pulsante di un Consorzio che fa parte a pieno titolo della storia degli atenei italiani. Un Consorzio pubblico di diritto privato, che oggi è il più grande centro di supercalcolo in Italia, un aiuto alla ricerca scientifica attraverso servizi informatici avanzati.
Tramonti ha iniziato a lavorare in Caspur nel 2008 successivamente inglobato con una procedura di fusione conclusa nel 2013. “Alla fine degli anni sessanta, con il sostegno del ministero dell’Istruzione – racconta – quattro atenei italiani si consorziarono per creare un centro di calcolo comune: così nacque Cineca. Con la sua costituzione, nel ’69, viene installato in Italia il primo supercomputer. Nel 2012 viene avviato il processo di accorpamento dei tre consorzi interuniversitari, quello di Roma Caspur, quello di Milano Cilea e di Bologna Cineca, che si conclude nel luglio 2013 con la fusione per incorporazione dei primi due in Cineca”.
Dagli anni ‘80, il Consorzio ha ampliato la propria missione istituzionale sviluppando sistemi gestionali e amministrativi per le università, e trasferendo le proprie competenze verso il mondo della Pubblica amministrazione, delle imprese e dei servizi. “Oggi Cineca è un punto di riferimento per il sistema accademico nazionale, il cuore tecnologico del sistema di comunicazione tra atenei e ministero dell’Università e della Ricerca. Personalmente, da laureato in scienze della comunicazione, collaboro con il ministero, gestisco la redazione tecnica dei contenuti dei siti istituzionali, e faccio consulenza per gli uffici”.
Il lavoro è sotto scacco, anche quel che succede in Cineca lo dimostra. “Una vertenza anomala, che si protrae da tanti mesi – spiega il delegato della Filcams Cgil nella Rsu – in discussione ci sono il premio di risultato, il valore del welfare aziendale, le indennità di trasferta e la reperibilità. Anche la riduzione dello smart working e la richiesta di maggiore stabilità, insieme alle discussioni sui regolamenti interni per le progressioni di carriera”.
Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs Uil denunciano unitariamente l’imposizione di scadenze rigide e l’assenza di reali margini di mediazione. Fino all’ultimo, infatti, i sindacati hanno avanzato “proposte sostenibili che avrebbero permesso di arrivare a definire il rinnovo del contratto, a cominciare dai tempi della trattativa per valutare con attenzione i dettagli del rinnovo e discuterlo con la necessaria calma con tutte le lavoratrici e i lavoratori”. Invece si sono trovati davanti un muro, di quelli con su scritto ‘il lavoro costa troppo’.
“Continuiamo a batterci per un contratto migliore e per condizioni di lavoro eque e rispettose – conclude Tramonti – lo dobbiamo anche e soprattutto ai nuovi assunti, a chi arriverà qui dopo di noi. Non possiamo accettare di veder peggiorare progressivamente le nostre condizioni di lavoro, di perdere diritti acquisiti negli anni. Auspichiamo un cambio di atteggiamento da parte di Cineca, nel rispetto delle persone che ogni giorno contribuiscono con il loro impegno alla vita e allo sviluppo del Consorzio”.
