
Tutti parlano di ciò che non vogliamo. Ma la questione vitale è: che cosa vogliamo? E come ottenerlo?
Il “che cosa non vogliamo”, così come risuona nel grido degli insorti nelle strade, è una lista lunga: fame, nudità, mancanza di alloggio, repressione delle libertà e dei diritti fondamentali, apartheid di genere, inquinamenti ambientali, privazione di medicine, cure e istruzione. Tutti questi sono in cima alla lista dei “non vogliamo”.
Ma sul cammino della loro stessa esplosione si schierano eserciti di briganti: briganti che divorano queste rivendicazioni, le rovesciano, le trasformano negli obiettivi disumanizzanti della propria classe e del proprio gruppo; vi imprimono il marchio della democrazia e della civiltà della schiavitù salariale; le inoculano nella mente delle masse lavoratrici; ne fanno il tema delle loro sollevazioni; e infine sconfiggono le masse ribelli e maledette per proclamarsi vincitori.
L’intera storia del capitalismo è stata così. Più ci allontaniamo nel tempo, più la situazione è dolorosa, più feroce è stato il sacrificio dei lavoratori. Anche oggi siamo sull’orlo della ripetizione di questa tragedia. Agli insorti gridano: voi siete i conquistatori delle città, i padroni delle strade; mancano pochi passi alla vittoria; rovesciate il regime religioso affinché noi possiamo instaurare il moderno potere del capitale; inonderemo tutto di democrazia!
Non dite che cosa vogliamo. “È contrario al parere dei saggi”. “È divisivo”. “Bisogna lavare il cervello a chi lo dice”.
Il grido giusto è “che cosa non vogliamo”. Il compito delle masse è questo; i meritevoli decideranno che cosa bisogna volere. Così parla l’opposizione esistente. Ma tutta la questione ruota attorno a “che cosa vogliamo e come ottenerlo”. La risposta che sgorga dal cuore e dal grido dell’esistenza della massa lavoratrice è questa: il regime deve essere rovesciato immediatamente per…
Primo: le rivendicazioni, le aspettative
Cibo, vestiario, abitazione con tutte le infrastrutture, medicine, cure, istruzione, acqua, elettricità, gas, internet, trasporti, svago, viaggi, beni essenziali della vita devono essere completamente sottratti al dominio dello scambio mercantile e monetario; tutto ciò deve essere reso disponibile, ovunque, a tutti, senza richiesta di alcun pagamento. Ogni intervento dello Stato in qualsiasi angolo e in ogni aspetto della vita umana – dall’abbigliamento alla vita in comune, alle relazioni tra donne e uomini, ragazze e ragazzi, fino alle credenze, alla cultura, ai costumi, alle tradizioni e all’attività politica – deve essere proibito. Il lavoro domestico deve essere abolito e sostituito da servizi sociali, al di fuori di ogni forma di scambio monetario. Tutti i prigionieri devono essere liberati e le fondamenta stesse dell’istituzione carceraria devono essere demolite. Ogni forma di pena di morte deve essere abolita in modo assoluto.
Secondo: la strategia di realizzazione
Organizzarsi in modo sempre più ampio, sempre più consiliare, sempre più anticapitalista. Non subordinare il conseguimento delle rivendicazioni alla sola espressione di una unità completamente compatta e organizzata. In ogni fase, utilizzare la forza unita di cui disponiamo per imporre le rivendicazioni alla classe capitalista e al suo Stato. Man mano che cresciamo, indebolire il nemico; passo dopo passo imporre aspettative sempre più grandi ai capitalisti e al loro Stato rapace, riducendo la loro capacità di colpirci.
Terzo: strumenti e tattiche
Il grido secondo cui “la strada è il vero baluardo dello scontro” è un inganno delle opposizioni interne alla classe capitalista. La strada è importante, ma non è affatto il campo principale. Bisogna fermare il ciclo del lavoro e della produzione nel modo più esteso possibile; mettere in discussione l’ordine economico, politico, civile e giuridico del capitale a tutti i livelli. Occupare gli immobili vuoti dei capitalisti e metterli a disposizione dei senzatetto. Strappare i luoghi di lavoro dalle mani della classe capitalista e porli sotto il controllo dei consigli operai, capaci di una pianificazione libera dalla schiavitù salariale. Percorrere la via del dominio del movimento consiliare antisalariato sull’intero ciclo del lavoro, della produzione e della vita. Occupare i “mall” e le catene di distribuzione e trasformarli in centri di distribuzione gratuita dei beni essenziali per gli abitanti.
Quarto: respingere gli opportunisti mercanti di potere
Con il terremoto dell’insurrezione della massa lavoratrice e di milioni di figli dei lavoratori, anche vecchie tombe si sono aperte; dai sepolcri sono usciti pipistrelli fossili che scivolano tra la folla; questi profanatori di tombe della monarchia avvelenano l’aria ovunque con i loro lamenti. Non si tratta di scacciarli, ma di dire al mondo intero che essi non sono nulla. Abbasso il capitalismo, la Repubblica Islamica e ogni Stato capitalista. Viva la società consiliare, senza alcuno sfruttamento, senza classi, senza schiavitù salariale.
(18 Dey 1404 del calendario iraniano, 8 gennaio 2026)
