Sabato 10 gennaio oltre duemila persone, di oltre 170 realtà sociali, associative e sindacali, hanno partecipato all’assemblea pubblica a sostegno di questa esperienza.

Dopo lo sgombero di Askatasuna a Torino, imposto il 18 dicembre scorso, alcuni giornali di destra hanno colto l’occasione per costruire una narrazione distorta e volutamente diffamatoria nei confronti di Spin Time – e di altre esperienze romane – e delle persone che le abitano.

Come già minacciato nel 2023, saremmo i prossimi nella lista degli spazi da chiudere. Un’operazione mediatica perfettamente coerente con la spinta repressiva portata avanti dal governo, che già lo scorso agosto ha sgomberato lo storico spazio del Leoncavallo a Milano, riducendo ancora una volta la questione a un tema di ordine pubblico.

Di fronte a questi attacchi, la comunità intorno a noi ci ha aiutato a resistere. Nonostante il lungo periodo di vacanze, che avrebbe potuto lasciarci nell’indifferenza generale, la risposta è andata oltre le nostre aspettative: il nostro appello, “Roma è tutta qui”, ha trovato corpo e voce.

Il 10 gennaio scorso, migliaia di persone si sono radunate in strada, davanti al cancello rosso del nostro palazzo. Migliaia di persone unite dalla solidarietà e dalla bellezza del ritrovarsi insieme dopo tanto tempo. Una comunità imperfetta e plurale, fatta di bambini e genitori, anziani e studenti, movimenti e associazioni, forze politiche e sindacali, abitanti del quartiere e persone arrivate da tutta Italia. Corpi e storie diverse che si sono riconosciuti e ascoltati, dando vita a un possibile patto di alleanza per riscrivere il futuro della nostra città.

Vedere questa pluralità condividere lo stesso spazio, incontrarsi e discutere in un’assemblea – o manifestazione, se vogliamo – ci ha restituito speranza. La lotta di Spin Time e per Spin Time non si è esaurita in quel pomeriggio: si è trasformata in qualcosa di più grande. Una possibilità di resistenza alla gentrificazione e al neoliberismo, guidata da volti cresciuti nella precarietà e nella lotta, intrecciando vite migranti, esperienze di povertà e percorsi di attivismo.

Da questa assemblea ci rimane, soprattutto, un profondo senso di responsabilità. La responsabilità di restare uniti in questo “abbraccio collettivo” nel tempo, non solo quando gli attacchi si fanno più duri. Vogliamo ribadire però che qui non è in gioco soltanto l’esistenza di uno spazio fisico. È in gioco la libertà di immaginare e praticare città diverse. La libertà di chi rifiuta la rassegnazione a un presente lacerato dalle guerre e dagli interessi di pochi a scapito dei molti.

È necessario accendere un nuovo immaginario collettivo, che veda la politica non come mera amministrazione dell’esistente ma come forza capace di creare e desiderare molto di più. Una politica che non sia solo sopravvivenza e difesa, ma autodeterminazione, partecipazione e trasformazione. Questa responsabilità deve spingerci a costruire insieme città più giuste, vite più degne, relazioni meno violente: comunità invece di isolamento, cura invece di indifferenza.

Per fare tutto questo è urgente ribaltare il linguaggio che ci vuole criminalizzare, disumanizzare e isolare. Di quale “legalità” stiamo parlando? Da un lato una comunità che da anni garantisce casa, servizi e mutualismo in un ex stabile pubblico abbandonato; dall’altro un fondo immobiliare – Investire Sgr, proprietario di Spin Time – che ritiene più conveniente lasciare immobili vuoti in attesa di condizioni di mercato migliori, piuttosto che rispondere a bisogni sociali reali, bloccando di fatto ogni possibile soluzione pubblica. Ribaltiamo il linguaggio che vuole criminalizzare, disumanizzare e isolare: di quale legalità stiamo parlando?

Se c’è una questione di legalità, indaghiamo e raccontiamo il ruolo di Investire e dei fondi immobiliari, dei meccanismi di potere e delle forze economiche che ridisegnano diritti e città a scapito delle persone più vulnerabili. Se c’è un problema di ordine pubblico, contestiamo un sistema che produce esclusione e precarietà. È tempo che la vergogna cambi lato.

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