
Il preaccordo di liberalizzazione commerciale tra Ue e Mercosur, in sottoscrizione formale dopo oltre 27 anni di negoziati, mostra crepe profonde. Lungi dal rappresentare una svolta stabilizzante nelle relazioni euro-latinoamericane, rischia di acuire tensioni politiche, economiche e sociali, sia all’interno dell’Ue sia nei Paesi del Cono Sur.
Le dichiarazioni del paraguaiano Rubén Ramírez, presidente di turno del Mercosur, che ha respinto le clausole di salvaguardia agricole volute da Bruxelles, sono solo l’ultimo segnale di una trattativa portata avanti forzando equilibri già instabili.
La Commissione Ue ha tentato di superare le resistenze interne – in particolare di Francia, Polonia, Austria e Irlanda – introducendo misure di salvaguardia a tutela degli agricoltori europei. Tuttavia queste clausole non fanno parte dell’accordo “storico”, e vengono percepite dai partner sudamericani come un’imposizione unilaterale ex post: se queste misure verranno applicate, il testo dovrà essere rinegoziato. Altro che rafforzamento del partenariato: l’approccio della Commissione rischia di incrinare ulteriormente la fiducia politica con il Mercosur.
Queste tensioni si inseriscono in un contesto geopolitico profondamente mutato dall’avvio dei negoziati negli anni’90. Oggi l’Ue non è più l’attore commerciale centrale nell’area. La Cina è diventata il primo partner del Mercosur, e l’insieme dei Paesi Brics esercita un’influenza economica, finanziaria e infrastrutturale crescente. Pechino assorbe una parte rilevante delle esportazioni sudamericane e finanzia porti, ferrovie, energia e filiere strategiche. In questo quadro, l’accordo Ue-Mercosur appare un tentativo tardivo di recuperare spazio in una regione che ha già diversificato e riorientato le proprie relazioni economiche.
Uno degli aspetti più sottovalutati del dibattito sull’accordo è la convergente opposizione del movimento sindacale, sia europeo che sudamericano. Il dissenso non è settoriale ma riguarda il cuore stesso dell’impianto dell’intesa. Ces ed Effat (Federazione europea alimentazione, agricoltura e turismo) hanno denunciato come l’accordo non garantisca meccanismi vincolanti e sanzionabili in materia di diritti del lavoro, contrattazione collettiva, sicurezza sul lavoro e tutela salariale. Effat ha messo in evidenza come il settore agroalimentare europeo – già sotto pressione per l’aumento dei costi energetici, climatici e regolatori – rischi una competizione asimmetrica con produzioni provenienti da Paesi in cui il costo del lavoro è più basso, i controlli meno stringenti e la sindacalizzazione più debole. Questo squilibrio colpisce l’intera filiera: lavoratori agricoli, trasformazione industriale, logistica e distribuzione.
Sul versante sudamericano, le principali centrali sindacali del Cono Sur (Argentina, Brasile, Uruguay e Paraguay) condividono un giudizio altrettanto critico. L’accordo viene percepito come uno strumento che rafforza un modello economico estrattivo e agro-export dipendente, fondato sull’espansione delle monoculture, sulla pressione sui territori e sulla compressione dei diritti del lavoro rurale.
Pur partendo da interessi immediati differenti, sindacati europei e sudamericani convergono su un punto essenziale: l’accordo Ue-Mercosur istituzionalizza una competizione al ribasso su salari, diritti e standard sociali, mentre tutela gli interessi delle grandi imprese esportatrici e delle multinazionali agro-industriali.
La Commissione europea ha scelto di ignorare questo fronte sociale, limitandosi a un dialogo formale privo di reali ricadute sul testo negoziale. Questo deficit democratico alimenta una frattura profonda tra politica commerciale europea e società civile organizzata.
Le proteste degli agricoltori, esplose in Francia, Belgio, Italia, Polonia, Spagna e Grecia, rendono evidente un altro nodo strutturale: la competizione tra sistemi produttivi sottoposti a regole profondamente diverse. La più dettagliata normativa europea in materia ambientale, sanitaria e sociale, pur sotto attacco da parte della stessa Commissione Ue, si scontra con i minori costi e vincoli dei produttori del Mercosur, generando una pressione al ribasso sui prezzi interni e il rischio concreto di un effetto “sandwich” sui redditi agricoli.
La Commissione insiste nel presentare l’accordo come uno strumento di diversificazione strategica contro il protezionismo Usa. Ma questa narrazione ignora la realtà: mentre Bruxelles discute salvaguardie e ratifiche difficili, la Cina e i Brics consolidano la loro posizione nel Mercosur senza imporre condizioni commerciali percepite come intrusive.
Il percorso di ratifica si preannuncia lungo e accidentato. Il Parlamento europeo è profondamente spaccato, con opposizioni che attraversano le famiglie politiche. L’accordo Ue-Mercosur, dunque, si configura come un simbolo delle contraddizioni della politica commerciale europea: ambiziosa nelle dichiarazioni ma scollegata dai rapporti di forza globali e dai costi sociali reali.
(13 gennaio 2026)
