
Il 10 gennaio scorso l’assemblea nazionale per il via alla campagna referendaria del Comitato “Società civile per il No”.
Sabato 10 gennaio si è tenuta, presso il Centro congressi Frentani a Roma, l’assemblea per il lancio ufficiale della campagna referendaria del Comitato della società civile per il No al referendum costituzionale sulla legge Nordio. Il Comitato, presieduto da Giovanni Bachelet, è promosso da un ampio cartello di associazioni e organizzazioni della società civile, fra le quali, insieme alla Cgil, ricordiamo Anpi, Acli, Arci, Libera, Auser, Giuristi Democratici, Rds, Udu, Centro per la riforma dello Stato, Sbilanciamoci, Pax Christi.
L’obiettivo è alto: siamo di fronte ad una controriforma della giustizia che, come scritto nella nota di convocazione, oltre a minare alle fondamenta l’autonomia e l’indipendenza della magistratura, concorre al disegno complessivo di questo governo di stravolgere la nostra Costituzione, come si sta facendo anche con le proposte di premierato e con l’autonomia differenziata. Importante per questo il sostegno e la promozione della raccolta di firme, che l’assemblea ha rilanciato, vista l’esigenza di raggiungere le 500mila entro il 31 gennaio (e mentre scriviamo – 15 gennaio – l’obiettivo appare raggiunto).
La partecipazione è stata davvero importante, la sala era strapiena, molte le persone in piedi. Dopo l’intervento di apertura di Bachelet, e quello del segretario Cgil, Maurizio Landini, sono intervenuti i segretari di Pd, Si, Verdi, M5stelle, Prc, rappresentanti di molte associazioni, oltre a giuristi, accademici, docenti universitari. Tra i tanti, Tomaso Montanari ha sottolineato come le forze sociali, come la Cgil – di cui ha riconosciuto il ruolo importante che ha e può avere in tutti i processi democratici – devono contrastare chi vuole il monopolio della verità, dicendo che in gioco c’è la democrazia.
Il percorso che ci attende non è facile: già il governo è intervenuto, fissando al 22 e 23 marzo prossimi la data per lo svolgimento del referendum, senza aspettare la naturale scadenza della raccolta firme.
Come ha affermato Landini, anche l’obiettivo di questa riforma è chiaro e si colloca in un preciso disegno della maggioranza: “Mettere in discussione l’esistenza stessa della Costituzione e della democrazia”. Si tratta infatti, con il No, di salvaguardare l’autonomia e l’indipendenza della magistratura, garantiti appunto dalla Costituzione, e non come strumentalmente si vuol far credere, come privilegio di una casta, ma come garanzia della non ingerenza di chi governa, e di uguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge.
Del resto, anche se non ce n’era bisogno, le dichiarazioni del ministro Nordio svelano meglio di qualsiasi altra argomentazione qual è il fine ultimo di questa riforma. Infatti Nordio non si è peritato di affermare che lo stupisce che Schlein non capisca che la separazione delle carriere gioverebbe anche al Pd, nel momento in cui andasse al governo. “Poiché è presumibile che prima o poi l’onere del governo spetti a loro, è abbastanza singolare che per raccattare qualche consenso oggi compromettano la propria libertà di azione domani”. Più chiaro di così! Se non bastasse, il ministro ha avuto modo di dichiarare anche che con la riforma non ci saranno più invasioni di campo dei Pm, intendendo che i politici sono al di sopra di qualsiasi indagine e della giustizia.
Se non bastasse, la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, in conferenza stampa, ha dichiarato che i giudici non devono rendere vano il lavoro del Parlamento e delle forze dell’ordine. Dimenticando tutti gli articoli della Costituzione che stabiliscono che i giudici sono soggetti soltanto alla legge.
Come hanno sostenuto diversi interventi, quello che davvero servirebbe per far funzionare la giustizia nel nostro paese sarebbero assunzioni di personale, ma di questo non si parla, mentre invece a luglio 12mila precari della giustizia rischiano di restare a casa.
Nel referendum costituzionale non è previsto quorum, un solo voto in più può fare la differenza: l’assemblea del 10 gennaio è stata un momento importante di condivisione, al quale devono seguire, come in molti hanno affermato, iniziative in tutti i territori.
“Sinistra Sindacale” è impegnata a pubblicare in tutte le uscite, fino al referendum, contributi di avvocati, giuristi ed esperti che entrino nel merito dei contenuti della controriforma Nordio, per uscire da ogni ambiguità e ristabilire il vero significato di provvedimenti come la separazione delle carriere e il sorteggio dei componenti del Csm.
Citando ancora Landini, noi abbiamo un’idea, quella disegnata dai Costituenti, secondo la quale tutti i cittadini, attraverso i corpi intermedi, partecipano alla vita democratica.
La vittoria del No é una occasione importante, imperdibile, per dire chiaramente al governo che abbiamo un pensiero diverso dal loro, e che ci opponiamo con forza a tutte le loro scelte che limitano la democrazia e la partecipazione, che impoveriscono sempre di più le persone, che minano la convivenza civile e lo Stato di diritto
