
La conclusione dell’Assemblea generale Cgil fissa alcune decisioni verso il sempre più prossimo congresso, provando a concretizzare gli esiti dell’Assemblea organizzativa del 2022 su risorse, perimetri contrattuali e rappresentanza.
Nonostante le tensioni emerse nei mesi di confronto in commissioni ristrette, Lavoro Società ha votato a favore del documento conclusivo per due questioni a noi care: la centralità della natura confederale e generale del modello di rappresentanza della Cgil, e la costruzione di un equilibrio nel rapporto tra Confederazione e categorie.
Aderire a questi aspetti non ci impedisce di vedere ciò che riteniamo non funzioni o potrebbe non funzionare.
In una fase di difficoltà, sia dal punto di vista del quadro internazionale e nazionale che dei rapporti unitari, ci si pone un dilemma: allargare o restringere le forme di partecipazione?
L’utilizzo di riunioni dei segretari generali come strumento preliminare (quando non ‘tombale’) al dibattito degli organismi congressuali non produce allargamento della partecipazione ma costruisce una barriera al dibattito interno, vincolato al rapporto tra strutture e non luogo del confronto tra pluralismi programmatici. La natura generale della Cgil è salvaguardata dalla valorizzazione dei suoi pluralismi che non trovano sintesi in riunioni dei soli segretari generali.
Queste considerazioni attengono ad un’idea della democrazia e delle forme della partecipazione interne che non traducono il confronto e le differenze in prova “muscolare” per il controllo verticista delle strutture. La dialettica tra sole strutture rischia di comprimere la ricchezza del nostro corpo sociale, non attiva energie collettive diffuse, produce dibattiti che spesso sfociano nella mera adesione al punto di vista del segretario generale pena la perdita del cosiddetto rapporto fiduciario.
Una rinnovata capacità di costruzione di sintesi politiche interne è preliminare alla costruzione di unità e democrazia in un mondo del lavoro sempre più frammentato e sempre meno solidale. Mettere al centro la democrazia sindacale è fondamentale per un sindacato generale consapevole che non basta essere eletti per essere democratici.
L’orizzonte della democrazia della partecipazione offre il primo anticorpo alle tendenze autoritarie che segnano le politiche della rete nera che governa troppi Paesi su scala globale.
La democrazia della partecipazione non può prescindere da una riflessione sull’unità di lavoratrici e lavoratori. Chi ha a cuore un modello di sviluppo democratico e più avanzato ha il compito di costruire le condizioni e le alleanze per rendere condivisi ed esigibili gli spazi della partecipazione: ruolo dei delegati, centralità del rapporto con i lavoratori, responsabilità delle strutture ad organizzare e costruire il consenso attorno a valori di uguaglianza e libertà, propri della Cgil.
Stiamo facendo per approssimazioni successive parte significativa del dibattito congressuale. Ci sono appuntamenti importanti: referendum, leggi di iniziativa popolare su sanità e appalti, confronto con le associazioni padronali sui modelli contrattuali, aggiornamento del programma fondamentale. Al lavoro e alla lotta!
