
Grande manifestazione il 24 gennaio scorso a Massa contro i 37 avvisi di garanzia a manifestanti dello sciopero generale del 3 ottobre.
Sono stati notificati 37 avvisi di garanzia a manifestanti, studenti, esponenti politici e dell’associazionismo, sindacalisti, per aver partecipato alle manifestazioni del 3 ottobre scorso a sostegno della Sumud Flotilla e per la pace e contro il genocidio in Palestina. In quattro siamo dirigenti della Cgil.
Quella del 3 ottobre era stata una bellissima manifestazione. Mi ha riempito il cuore vedere tanti e tante giovani, come non vedevo da anni, manifestare contro il genocidio che stava avvenendo in Palestina. L’autunno era alle porte, ma quel giorno respirammo aria di primavera. Probabilmente questo ha spaventato chi preferisce il buio alla luce, la guerra alla pace, la sopraffazione al dialogo. E quindi hanno deciso di provare ad intimidire, minacciando sanzioni penali e pene detentive fino a due anni di reclusione.
Il governo Meloni-Salvini comincia a raccogliere quanto seminato, e il momento è giusto per attuare il disegno oscuro di repressione totale di ogni dissenso. Gli interessi in campo sono tantissimi e bisogna mettere a tacere chi continua a criticare le scelte sociali, politiche ed economiche di un governo sciagurato che ha come primo interesse quello di difendere i padroni e i potenti, a discapito della povera gente.
Un odio indotto verso la Cgil, ultimo baluardo organizzato di democrazia, come in questo periodo non si era mai visto, a partire dall’assalto alla sede nazionale del 9 ottobre 2021 per finire ai cinque proiettili contro la sede Cgil di Primavalle nei primi giorni del gennaio 2026.
Gli avvisi di garanzia a Massa-Carrara, che vedono indagati tra gli altri il segretario organizzativo della Cgil Toscana, il segretario generale della Camera del Lavoro, il segretario generale provinciale della Fiom e il segretario generale provinciale della Funzione pubblica sono il banco di prova dell’applicazione del decreto sicurezza come strumento coercitivo di massa, in un territorio che storicamente ha nel proprio Dna la disobbedienza e il rifiuto verso le ingiustizie delle classi dominanti.
Ma il territorio apuano ha saputo dare una risposta netta, decisa ed esemplare a questo attacco alla democrazia. Il 24 gennaio scorso un fiume rosso di compagne e compagni, cittadine e cittadini indignati ha attraversato la città di Massa, nonostante nelle giornate precedenti le destre, complice l’amministrazione comunale, abbiano provato a boicottare la buona riuscita della manifestazione.
Un corteo forte, deciso, compatto, determinato, che si è concluso con gli interventi dal palco, allestito di fronte alla Prefettura, e le conclusioni del segretario generale della Cgil Toscana, che ha lanciato lo sciopero generale nel caso in cui gli indagati dovessero essere rinviati a giudizio.
Ci sono tante compagne e tanti compagni, giovani, cittadine e cittadini che non si riconoscono nell’odierna deriva autoritaria e repressiva, e che vogliono provare a cambiare lo stato attuale delle cose. Allora è necessario, non domani ma adesso, ricompattare tutte le anime dei partiti e dell’associazionismo della sinistra per vincere una battaglia che riguarda tutta l’Italia antifascista, a difesa di principi costituzionali inviolabili.
Contro la guerra, contro la repressione, per una giustizia costruita dal basso. E la Cgil può e deve giocare un ruolo importante in tutto questo.
La risposta della piazza di Massa è stata inequivocabile: se toccano una o uno, toccano tutti! Ai ragazzi e alle ragazze più giovani, colpiti anch’essi da avvisi di garanzia, dico di non mollare e di non sentirsi mai nel dubbio. Siamo dalla parte giusta della storia, in continuità con chi ci ha preceduto. Schiena dritta e testa alta, non passeranno!
