Abbiamo presentato a Firenze, lo scorso 21gennaio, il Dossier statistico immigrazione 2025, un momento di analisi su dati concreti che ribaltano l’artefatta narrazione della destra e di certa stampa sull’immigrazione come emergenza securitaria.

Per il sindacato parlare di migrazione significa parlare di lavoro, di diritti sociali, di solidarietà. Non può esistere un sindacato degno di questo nome che non se ne occupi, perché le persone si spostano dai loro paesi di origine per cercare una condizione di vita migliore lavorando. Lo hanno fatto sin dalla notte dei tempi e continueranno a farlo.

I dati parlano chiaro: al 31 dicembre 2024 i residenti stranieri in Italia erano 5.422.426, il 9,2% della popolazione. Di questi, 2.514.000 sono occupati e 931.323 sono studenti nelle scuole di ogni ordine e grado, 284mila sono iscritti nelle liste di disoccupazione, 139.141 sono nel sistema di accoglienza. I migranti, dunque, nel nostro paese lavorano e studiano.

La presenza dei lavoratori stranieri nei comparti produttivi più faticosi, con situazioni di lavoro grigio e alti indici di sfruttamento, è assai significativa: agricoltura 20%, servizi alle famiglie 65,3%, alberghi e ristoranti 18,5%, costruzioni 16,9%, trasporti e magazzinaggio 13,8. All’interno dei comparti sono quelli che occupano le mansioni più umili e meno retribuite, nonostante spesso siano persone istruite, anche con lauree nei paesi di origine che qui non riescono a far valere.

L’unica forma regolare per venire in Italia sono i corridoi umanitari delle Ong o i decreti flussi, che sappiamo bene quanto non funzionino. Nel biennio 2023-24 le domande di imprese per lavoratori di paesi esteri sono state circa 1.326.980. Di queste, 247.597 sono state quelle assegnate e, alla fine di un percorso lungo e complesso, solo 61.941 sono stati i visti rilasciati e quindi il numero di lavoratori arrivati in Italia con la promessa di un contratto di lavoro. Ma di

contratti di lavoro e relativi permessi di soggiorno se ne sono concretizzati solo 25.499. Che fine hanno fatto gli altri? Oltre 36.400 persone si trovano nel nostro paese senza che il contratto di lavoro si sia concretizzato, con il visto scaduto. Hanno pagato (come tutti) anche 15mila euro, indebitandosi, vendendo tutto quello che possedevano, e adesso si trovano senza titolo di soggiorno in preda a criminalità e sfruttatori.

Li incontriamo nelle filiere dello sfruttamento, chiamati in modo spregiativo “clandestini”. E ci chiedono una sola cosa: lavoro, documenti per il lavoro. Mentre intanto crescono precarizzazione del lavoro, taglio di servizi sociali, scuola e sanità, lavoro povero, mancate politiche abitative, criminalizzazione del dissenso, e chiusura di tutti gli spazi sociali di aggregazione e sostegno collettivo alle fragilità e marginalità prodotte dal sistema. Sono politiche che stanno impoverendo tutte e tutti, mentre aumenta il divario con le ricchezze concentrate in mano di pochi.

Dell’aumento delle fasce di povertà ne fanno maggiormente le spese le persone con una storia migratoria. È una strategia pervicacemente voluta con i tagli lineari al sistema di accoglienza. Nei Cas non si insegna più neppure la lingua italiana e non si fanno percorsi di integrazione. Sono diventati dormitori e luoghi di reclutamento per caporali e per lo sfruttamento lavorativo.

Siamo in una situazione tale per cui queste persone contraggono malattie fisiche e psichiatriche non tanto nel tremendo viaggio per arrivare ma nella permanenza nel nostro paese, per le condizioni di emarginazione che subiscono: ritardi vergognosi sui rinnovi dei permessi di soggiorno, difficoltà ad avere una dichiarazione di ospitalità per non parlare della residenza, vivere ammassati con altri connazionali per l’impossibilità di avere un regolare contratto di affitto, essere esclusi da forme di sostegno pubblico.

Campagne di odio tese a disumanizzare l’altro sono la cifra delle politiche di estrema destra, con leggi securitarie e restrittive dei diritti dei migranti attuate non solo dal governo Meloni ma anche da tanti governi in Europa e dalla stessa Unione europea. Lo vediamo con il ‘Patto Migrazione e Asilo’ – che entrerà in vigore a giugno – un patto scellerato che riduce enormemente i diritti dei richiedenti asilo.

Questo per non parlare di ciò che sta accadendo negli Stati Uniti a guida Trump: vere e proprie cacce al migrante nelle scuole, nei luoghi di lavoro, per strada. Una caccia feroce che non risparmia donne, bambini, disabili, con uccisioni sommarie di civili inermi. Metodi da Gestapo che fanno inorridire.

Lo descrive bene Luigi Ferrajoli: “Fomentare a livello sociale la rivolta contro i migranti è una sperimentata strategia di cattura del consenso: la strategia populista, convergente con gli interessi e con le politiche liberiste, consistente nel ribaltare la direzione del conflitto sociale orientandolo non già verso l’alto ma verso il basso, non più quale lotta di classe di chi sta in basso contro chi sta in alto, ma quale conflitto tra chi sta in basso contro chi sta ancora più in basso”. Noi a tutto questo ci opponiamo, e ne ribaltiamo la narrazione.