
La prima campagna presidenziale di Donald Trump nel 2016 è stata lanciata con il razzismo anti-immigrati. Il discorso di Trump comprendeva affermazioni violente e razziste: “Il Messico ci sta inviando persone che hanno un sacco di problemi, e stanno portando questi problemi tra noi. Ci portano droga e reati e i loro stupratori”.
Adesso assistiamo alla piena fioritura dell’agenda razzista e fascista di Trump. Gli agenti dell’Immigration and Customs Enforcement (Ice) stanno girovagando nelle città americane malmenando, lanciando gas lacrimogeni e sparando a innocui non-cittadini e cittadini allo stesso modo. Questi attacchi sono esattamente centrati nelle “Blue Cities” amministrate dai Democratici, che spesso si sono proclamate “città rifugio” per gli immigrati.
Lo scorso anno questa campagna ha avuto inizio con i rapimenti di Rümeysa Öztürk, membro della sezione 509 del sindacato Seiu, e di Mahmoud Khalil, membro della sezione 2710 della United Auto Workers. Entrambi sono stati sequestrati da agenti federali per i loro pubblici discorsi e l’attivismo politico a favore della fine del genocidio a Gaza.
Più tardi nell’anno, l’Ice ha dispiegato un gran numero di agenti a Los Angeles, Chicago e Portland (Oregon) contro la volontà dei governatori di questi Stati. Trump ha anche fatto appello alla Guardia Nazionale, solitamente dispiegata per ordine di un governatore o di un sindaco.
In tutte queste città le organizzazioni della società civile e i sindacati hanno apertamente opposto resistenza a queste incursioni, con manifestazioni di protesta e il monitoraggio collettivo delle azioni dell’Ice. Lo scorso 10 luglio, la Federation of Labor della contea di Los Angeles ha organizzato la più grande formazione in disobbedienza civile del paese, frequentata da 1.400 membri del sindacato.
A Minneapolis Trump ha alzato la posta con un ancor più vasto dispiegamento di agenti federali: tremila al momento in cui scriviamo! E’ un numero sorprendente se si considera che le forze di polizia delle due città “gemelle” Minneapolis e St. Paul insieme sono poco più di mille. La polizia locale ha persino visto i propri agenti fuori servizio fermati e arrestati da agenti Ice solo perché erano persone di colore!
La risposta del mondo del lavoro alle uccisioni di Renee Good e Alex Pretti
Il 7 gennaio scorso Renée Good, trentasettenne madre di tre figli, è stata assassinata a Minneapolis dall’agente Ice Jonathan Ross. Il suo omicidio ha innescato molte proteste a livello nazionale, culminate in una massiccia giornata di mobilitazione in Minnesota il 23 gennaio, sostenuta dalla Labor Federation e dal consiglio sindacale centrale dello Stato e da molti sindacati locali inclusi Seiu, Here e Transport Workers, che hanno sollecitato i loro iscritti a partecipare a quello che si è configurato come uno sciopero generale. Più di 50mila persone hanno marciato nel centro di Minneapolis in una protesta scandita da “fuori l’Ice dal Minnesota: giorno di verità e libertà”. Hanno affrontato temperature di -20 gradi e ancora più basse, chiedendo che l’Ice e le sue migliaia di agenti mascherati lascino l’area metropolitana. Hanno anche chiesto l’incriminazione dell’agente che ha ucciso la legittima osservatrice Renee Good, e che il Congresso respinga ogni finanziamento aggiuntivo all’Ice.
La più grande mobilitazione è avvenuta nel tardo pomeriggio, quando lavoratori e gruppi della società civile hanno attraversato il centro cittadino per una manifestazione al Target Center Sports Arena, dove i presidenti di Service Employees Union (Seiu), American Federation of Teachers (Aft) e Communications Workers of America (Cwa) hanno fatto riempire praticamente tutti i ventimila posti.
Non abbiamo dati su quanti lavoratori abbiano lasciato il lavoro o fermato le proprie attività. Ma le foto hanno mostrato tra 50mila e 100mila manifestanti nelle strade. Il blocco diffuso della città di Minneapolis ha riecheggiato lo sciopero generale della città del 1934 e lo sciopero politico nazionale del 2006 “giornata senza immigrati”. In giro per il paese ci sono state almeno trecento azioni di solidarietà con gli abitanti del Minnesota.
Poi, il 24 gennaio, agenti federali hanno ucciso Alex Pretti, un rispettatissimo infermiere al Veteran’s Hospital. Altre proteste si sono susseguite in tutto il paese domenica 25 in seguito all’omicidio di Pretti. Sono cominciate ad apparire crepe nella stessa coalizione Maga, dato che anche fedeli Repubblicani hanno chiesto indagini sui due omicidi. Sono intervenuti anche sostenitori del diritto al porto d’armi perché la Casa Bianca ha giustificato l’assassinio di Pretti con il fatto che portava un’arma, che era legalmente registrata in uno Stato, come il Minnesota, dove è consentito portarla liberamente.
I sondaggi registrano che gli statunitensi sono sempre più insoddisfatti di Trump e della sua gestione dell’economia e della politica estera. E le tattiche violente dell’Ice e le conseguenti repressioni hanno portato giù i suoi consensi sulla questione-bandiera, il contrasto forzoso all’immigrazione.
Scioperi sociali non sono una tradizione nel mondo del lavoro Usa come invece in Europa, ma c’è una pressione crescente verso i sindacati perché usino la loro forza nei settori chiave dell’economia – trasporti, porti e ferrovie – per fronteggiare e sconfiggere il Maga.
Le elezioni di medio termine si svolgeranno in novembre, ma gli assassinii in Minnesota e le continue illegalità degli agenti federali che agiscono come “camicie nere” necessitano di maggiori azioni dirette. E’ spaventoso immaginare che Minneapolis possa solo essere una prova generale di quello che potrebbe accadere con le elezioni del 3 novembre. Vorrà Trump dispiegare truppe nelle città e negli Stati in bilico per scoraggiare il voto e prevenire la possibile conquista di maggioranze alla Camera e al Senato da parte dei Democratici?
Il movimento sindacale in Minnesota ha dimostrato quello che può fare. Nonostante il nostro piccolo numero di iscritti (la sindacalizzazione è solo del 6% nel settore privato), il mondo del lavoro può fare la vera differenza quando si mobilita con la comunità locale a difesa dei lavoratori immigrati. Avvicinandoci alle elezioni di medio termine, vedremo se il movimento operaio è preparato all’impatto sul futuro della democrazia statunitense.
Post scriptum per gli italiani tifosi di calcio
Nella cultura dei “pazzi” e “drogati” per gli sport, gli Stati Uniti sono sempre un barometro delle emergenze civili quando vengono cancellati eventi sportivi professionistici. Nel 2020 la squadra professionista di basket Milwaukee Bucks si rifiutò di giocare la prima partita dei playoff contro l’Orlando Magic per l’assassinio da parte della polizia di un giovane nero nel Wisconsin. Lo scorso sabato 24 gennaio, una partita di basket tra il Golden State Warriors e i Minnesota Timberwolves è stata posticipata per i disordini che hanno scosso lo Stato dopo gli assassinii di Renee Good e Alex Pretti da parte di agenti federali. Oke Gottlich, presidente del club St. Pauli della Bundesliga, ha dichiarato il 24 gennaio ai media tedeschi che è arrivato il momento di considerare seriamente e discutere del boicottaggio della Coppa del Mondo che si giocherà la prossima estate in Usa, Canada e Messico. Tifosi degli “azzurri” siete avvisati di partecipare al boicottaggio, se la squadra riuscirà a qualificarsi con le partite del prossimo marzo.
(27 gennaio 2026, traduzione di Leopoldo Tartaglia)
