
Isabella Lorusso e Angelo Leo, Tra braccianti e caporali, storia di un sindacalista, Edizioni Sensibili alle foglie, pagine 80, euro 13.
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In questo testo, appassionante, in forma di dialogo, di intervista, Isabella Lorusso e il protagonista, Angelo Leo, classe 1955, narrano le vicende della Puglia in circa cinquanta anni di storia. Filtrati dagli occhi, dal cuore e dalla mente di un protagonista delle lotte sociali. Le domande di Isabella Lorusso sono poste in modo maieutico, quasi a suggerire episodi evocati a spizzichi e bocconi in tanti incontri avvenuti tra i due, in un alternarsi di flashback che rendono ancora più appassionante il racconto.
Dalle campagne di Ceglie Messapica, Villa Castelli, Oria e circondario, Angelo, narrando il suo impegno nella Cgil, racconta la lotta estenuante delle raccoglitrici di olive e frutta, sfruttate dai caporali attraverso un fiaccante lavoro fisico, per un salario da fame, aggiungendoci un orrido corollario di stupri e violenze sessuali. Violenze cui raramente qualcuna si ribellava e si ribella (perché il caporalato ancora oggi esiste). Donne umiliate dal lavoro sottopagato e dal silenzio cui sono costrette, nel non denunciare le violenze sessuali subite, per paura di perdere quello straccio di lavoro che per loro significava sopravvivere, nient’altro. Donne sottoposte alla vergogna sociale, al ripudio, accontentandosi di mariti o zii che, senza successo, magari chiedevano il dazio agli autori dei misfatti. Cose che si regolavano fra uomini, come se le donne non contassero nulla o fossero entità invisibili.
In alcuni episodi raccontati, che riguardano la morte di donne rimaste incastrate in mezzi stipati come un uovo per incidenti stradali, o violentate nel silenzio delle campagne, si stenta a credere che siamo stati e siamo una democrazia parlamentare in un paese non sottosviluppato. Donne di condizione economica povera e prive di cultura perché costantemente impegnate nel mestiere di sopravvivere.
Angelo si impegna nell’organizzare la lotta, e cercando di stipulare contratti con fornitori di trasporto regolari, che non facciano pagare i viaggi dalle abitazioni presso i campi in modo così esoso da lasciare alle donne guadagni infimi, esigui, da fame. Spesso ostacolato da gangli dello Stato, complice degli sfruttatori, e persino da settori sindacali, rivolti ad altre figure lavorative e dimentichi di queste lavoratrici prive di qualsiasi protezione.
Il racconto prosegue con altri episodi dell’impegno sindacale di Angelo, sullo sfondo di un paese in rapido cambiamento. La riassunzione di parecchi lavoratori licenziati dai cantieri navali di Brindisi (nel frattempo, nel sindacato, Angelo aveva cambiato settore), si inquadrerà come una delle rare vittorie in un ambito dove la sproporzione del potere fra le forze produttive e gli sfruttatori, i padroni, era (e resta) incolmabile. Racconta di quando in un’azienda pugliese gestita da delinquenti conclamati, nel silenzio e nella complicità delle istituzioni, a momenti non ci rimette la pelle, minacciato di morte dai titolari, salvato in tempo dall’arrivo dei Carabinieri.
La narrazione si impreziosisce sul piano emozionale di episodi della biografia che riguardano la sua infanzia e la sua formazione politica. Figlio di uno spaccapietre che traeva il pietrisco per i fondi autostradali e di una donna che prestava servizio ad un notabile del paese, e che possedeva una certa cultura, femminista ante litteram, si direbbe, Angelo ci dice che le attribuisce molto della sua cultura antipatriarcale, che lo ha accompagnato nel corso della vita.
Cruciale il passaggio in cui Angelo parla diffusamente del momento in cui i diritti sindacali del mondo bracciantile, conquistati con lotte e impegno sindacale, vengono pian piano persi. Anche per colpa del sindacato e della sinistra, che, nella logica del compromesso, per governare, per il potere, li cedono o se ne dimenticano: aprendo un’autostrada al berlusconismo. Che è stato l’inizio della fine delle conquiste dei lavoratori, che – vogliamo ribadirlo – in questo paese sono state ottenute soprattutto grazie ai comunisti. Quando erano comunisti, s’intende.
Tralasciando le percosse subite dai fascisti, da giovane, e le innumerevoli minacce per la sua attività sindacale, concludo citando un episodio che ha segnato Angelo pesantemente: finito in una caserma punitiva a Gemona per un volantino compilato da lui e letto ad un concerto da Demetrio Stratos, fu coinvolto nel terremoto che colpì il Friuli nel 1976. Rimasto in caserma, si salvò dal crollo del cinema dove si erano recati tutti i suoi commilitoni. Ed è ancora qui, per la potenza del destino, a raccontarci la sua storia. La storia di un uomo che ha visto la Storia più grande dal “di dentro”, dallo spioncino di un camioncino che trasportava al lavoro un gruppo di donne. Sempre troppo numeroso per il cassone del camion. E per la decenza umana.
Il libro si conclude con la chiosa di un opportuno commento di Claudia Pinelli.
