L’azienda Alphial, con una sede a Felino (Parma), nel settembre 2025 è stata acquisita dal gruppo francese Sgd Pharma, leader nel packaging primario per l’industria farmaceutica. I toni aziendali erano stati trionfalistici. Infatti, sul sito dell’azienda, ancora visibile oggi, si diceva che “Sgd acquisisce Alphial dando vita a nuove opportunità condivise nel settore del packaging farmaceutico”. E ancora: “ L’acquisizione rappresenta un passo importante sia per il gruppo francese, che sarà in grado di consolidare la propria presenza europea e rafforzare le capacità di produzione e trasformazione del vetro tubolare; sia per Alphial che, affiancandosi a Sgd Pharma, potrà godere di una rinnovata spinta verso l’innovazione e verso il perfezionamento di prodotti e processi”. Il Ceo di Alphial, inoltre, sempre dalle pagine del sito affermava: “Siamo davvero lieti di entrare a far parte del Gruppo Sgd Pharma. L’appartenenza a Sgd Pharma consentirà ad Alphial di crescere ulteriormente e di migliorare la qualità della propria offerta e delle proprie performance industriali”.

All’atto pratico ad oggi, dopo queste dichiarazione, Sgd quali politiche industriali e di investimento intende attuare? Nientemeno che chiudere quattro linee e lasciarne aperte solo quattro, dichiarando con procedura formale l’esubero di otto persone senza nemmeno pensare ad un periodo di cassa integrazione o di solidarietà. Insomma, la politica di innovazione e investimento dell’azienda è quella di licenziare otto persone.

Ancora una volta le logiche finanziarie prevalgono su quelle aziendali e di responsabilità sociale dell’impresa. A questo si riduce l’annunciata innovazione della società: tagliare il personale anziché investire su di esso, in una realtà produttiva, peraltro, in cui l’occupazione femminile è maggioritaria, con tutte le ricadute sociali del caso.

Sono già stati effettuate dieci ore di sciopero e l’azienda ribadisce di non voler muoversi dalla logica del risparmio sulla pelle delle e dei dipendenti: ti do una risibile buona uscita e mi tolgo il problema. Una logica finanziaria che guarda sempre più al profitto e all’ottimizzazione creando tagli e mettendo in strada otto famiglie.

La Filctem Cgil di Parma non accetta questo metodo, intende continuare a seguire lavoratrici e lavoratori e a programmare altre ore di mobilitazione, anche in questa fase di trattativa. La politica padronale appare chiara: l’azienda chiude linee che ritiene obsolete senza pensare di investire su quelle stesse linee, e licenzia – di conseguenza – le persone per poi, magari, trasferire la produzione di alcuni prodotti la dove il costo del lavoro è minore.

La battaglia sarà dura e proseguirà senza indugio da parte del sindacato e delle lavoratrici e lavoratori. Crediamo fermamente alla loro dignità e al loro futuro.