
La Colombia è un mondo di sorprese. Sin dai tempi remoti in cui, per la prima volta, è comparsa la vita nel continente sudamericano, il suo territorio si è caratterizzato come “potenza della vita”, così come afferma l’attuale presidente della Repubblica. Oggi più che mai la sua collocazione geopolitica la pone al centro dello scenario latinoamericano, mentre, per la sua biodiversità, è diventata il centro del confronto sulle politiche ambientali, sulla scia della Cop16 (la sedicesima Conferenza Onu sulla biodiversità tenuta a Cali, in Colombia, nell’ottobre 2024). In particolar modo Cali è, ad oggi, la capitale di questa riflessione. Le sue dinamiche sociali e culturali si sviluppano in un Macondo unico, così come descritto dal premio Nobel per la letteratura Gabriel Garcia Marquez.
Date queste premesse non sorprende che la politica colombiana abbia uno “spessore” e un profilo unico, che nel 2026 avranno un precipitato elettorale i cui effetti si riverbereranno oltre i limiti nazionali e continentali.
L’8 marzo prossimo verrà eletto il nuovo Congresso (Camera e Senato) e il 31 maggio il nuovo presidente della Repubblica, il quale entrerà in carica il 7 agosto, ultimo giorno di presidenza di Gustavo Petro. Il candidato presidente Ivan Cepeda Castro e la “capolista” Carolina Corcho del Pacto Historico,
attuale forza di governo, sono stati nominati tramite una partecipatissima consultazione interna, ma, con il fine di allargare l’alleanza, se ne svolgerà una seconda ampliata ad altre forze politiche progressiste, nello stesso giorno delle elezioni per il Congresso.
Le storicamente “turbolenti” elezioni politiche colombiane si prospettano ancor più tese e complesse. L’indirizzo progressista e latino-americanista della fase iniziata il 7 agosto 2022 è, infatti, direttamente attaccato da Donald Trump che, in numerose e ripetute occasioni, ha minacciato di intervenire direttamente per un “cambio di regime”, sostanzialmente prospettando di “fare come in Venezuela”.
Recentemente, anche il confinante Ecuador di Daniel Noboa, mini trumpista andino, ha imposto dazi del 30% ai prodotti colombiani, per provare ad infliggere un colpo all’immagine dell’attuale governo della Colombia, accusandolo di non agire adeguatamente contro il narcotraffico.
Ecco dunque che la destra locale, continentale e internazionale, con al vertice il presidente Usa, si prefiggono di inquinare il percorso elettorale, non accettando e non riconoscendo che quello che si sta sperimentando oggi in Colombia è l’attuazione di nuove e più avanzate politiche sociali e ambientali, unica via per la salvezza del nostro pianeta.
Questo schieramento anti-ambientale e contro la vita ha dato prova della propria immorale brutalità con il genocidio di Gaza e nel macabro show di Davos, rappresentazione plastica del nuovo imperialismo finanziario di stampo fascistoide. Ciò che fino a pochi mesi addietro sarebbe stato bollato come prospettiva delirante, attraverso la proposta di un ‘Board of Peace’ internazionale per ricostruire Gaza senza i palestinesi sta diventando prassi politica concreta. La realtà ha superato la finzione. Un consiglio internazionale degli amici di Donald Trump che “spodesti” l’Onu.
Oggi, come sempre, l’unica strada è riconoscere che, nell’abisso che si è spalancato davanti a noi, possiamo evitare di precipitare solo attraverso una comune alleanza per la vita, mettendo insieme saperi ed energie per la giustizia sociale e ambientale. Questa macchina infernale, infatti, non è invincibile, la manifestazioni di massa a Caracas, in America Latina e nel mondo per condannare la barbara e illegale azione di guerra che ha portato al rapimento del presidente della Repubblica Nicolas Maduro e di sua moglie Cilia
Flores sono la prova che la violenza cieca e selvaggia dell’imperialismo Usa può, certamente, stordire e ferire, ma non distruggere la voglia di resistenza e la dignità dei popoli.
E come non leggere nella stessa direzione l’enorme sciopero di Minneapolis contro la nuova polizia politica Ice, se non come forma, antica e moderna al tempo stesso, di contrasto all’ “imperialismo interno”, altra faccia dell’imperialismo esterno?
Solo l’unità dei movimenti progressisti può, ieri, come oggi, come sempre, salvare dalla barbarie. Abya Yala (“terra in piena maturità” in lingua cuna, riferito al continente americano, ndr) non è in vendita!
(27 gennaio 2026)
