
Un filo unisce le vite di migliaia di lavoratrici e lavoratori degli appalti. Un filo intrecciato di fatica invisibile, rischi nascosti e diritti consumati lentamente. Il 26 gennaio scorso, nell’iniziativa della Filcams di Milano su “Salute e sicurezza nel lavoro che cambia”, questo filo è stato finalmente riportato al centro del confronto pubblico.
Quando parlo di appalti, sicurezza, dignità del lavoro, non lo faccio da osservatore esterno, ma da lavoratore, da Rls, da persona che ha visto da vicino cosa significhi vivere ai margini di un sistema che considera alcune vite meno degne di altre.
L’esperienza Esselunga: cambiare è possibile
Una delle esperienze più forti della mia vita sindacale è stata l’internalizzazione di più di duemila lavoratrici e lavoratori in Esselunga, la maggior parte stranieri. Persone che per anni avevano lavorato fianco a fianco con i dipendenti diretti, ma senza le stesse tutele, la stessa stabilità, la stessa dignità riconosciuta, ottenevano finalmente ciò che gli spettava: un contratto dignitoso.
Quando, grazie al protocollo firmato dai tre sindacati, queste persone sono rientrate nell’azienda, ho capito cosa significa davvero ricucire una frattura. Ho visto occhi lucidi, sentito sospiri di sollievo, percepito la fine di un’ingiustizia. Ho capito che, quando riesce a muoversi in modo compatto, il sindacato può davvero cambiare la vita delle persone.
Una di queste persone è Usman, arrivato da Kano, città e Stato della Nigeria più volte colpita da attacchi di Boko Haram, intrappolato per anni nel meccanismo degli appalti. Grazie all’internalizzazione e al contratto a tempo indeterminato, nel giro di un anno è potuto tornare a Kano per sposarsi e portare qui sua moglie. Quel contratto non gli ha dato solo diritti, gli ha restituito stabilità, sicurezza e la possibilità di costruirsi un futuro.
Il sistema degli appalti: un disastro costruito pezzo dopo pezzo
Bisogna guardare in faccia la realtà: il sistema degli appalti e subappalti è un disastro annunciato. Non è nato per caso. È il risultato di 30 anni di politiche che hanno favorito esternalizzazioni, spezzatini contrattuali, frammentazione del lavoro. Ho visto lavoratrici e lavoratori passare da grandi gruppi a micro-aziende senza tutele, precipitare nella precarietà, perdere salario e sicurezza, diventare “costo da tagliare” e non valore da proteggere. Tutto questo per un unico obiettivo: massimizzare i profitti scaricando i rischi sui più deboli.
Sicurezza negata: ciò che vedo ogni giorno come Rls
Da Rls, so bene cosa significa lavorare in un appalto, in reparti dove la formazione è minima, i controlli scarsi, le responsabilità confuse. Sulla sicurezza si risparmia, “tanto sono in appalto”. E i dati lo confermano: gli incidenti più gravi e mortali avvengono proprio negli appalti. Ma oltre ai numeri, ci sono le persone, chi torna a casa la sera con la paura di non farcela, chi vive nell’ansia costante di un infortunio o della perdita del posto. Una precarietà non solo economica, ma emotiva, psicologica, familiare.
Molestie e violenze: la parte più taciuta del rischio
C’è poi un rischio di cui si parla troppo poco: molestie e violenze nei luoghi di lavoro. Lavoratrici e lavoratori che vivono una violenza silenziosa: quella che ti fa sentire sempre un passo indietro, sempre fuori posto, sempre meno meritevole. E quando appartieni a una minoranza, quando il tuo accento, il tuo corpo o la tua storia diventano pretesto per trattarti come “inferiore”, quella violenza pesa ancora di più.
La dignità del lavoro: la mia bussola politica e personale
Per me, tutto questo non è solo una questione di contratti o di salario, ma di dignità. Ogni volta che una persona viene esternalizzata, privata di tutele o esposta a rischi maggiori, non si colpisce solo la sua condizione economica: si ferisce la sua dignità di essere umano. E questa ferita la dobbiamo sentire nostra.
Ricomporre le filiere: la sfida che dobbiamo assumere
La tutela di salute e sicurezza non può fermarsi all’azienda “madre”. Dobbiamo includere chi pulisce, trasporta, sorveglia, fa manutenzione. Dobbiamo ricomporre ciò che è stato frammentato, riportare dentro ciò che è stato espulso, costruire una contrattazione inclusiva che non lasci indietro nessuno. E le imprese devono assumersi la responsabilità delle proprie filiere. Non possono beneficiare del lavoro degli appalti senza garantire condizioni dignitose e sicure a chi quel lavoro lo svolge ogni giorno.
Un futuro che possiamo costruire solo insieme
Sono davvero contento di questa iniziativa e spero sia solo il primo passo di un lungo cammino, perché sono emersi temi che non possiamo più rimandare, temi su cui dobbiamo continuare a misurarci, approfondire, agire.
La salute e la sicurezza non sono un costo: sono un diritto fondamentale e senza dignità non c’è sicurezza, non c’è giustizia sociale, non c’è futuro.
Quel futuro possiamo costruirlo solo insieme: con un sindacato unito, una contrattazione forte e la volontà di rimettere al centro ciò che negli ultimi decenni è stato marginalizzato.
Il lavoro. Le persone. La loro dignità.
