Il 6 febbraio scorso si è tenuta, a Roma, l’assemblea “Clemenza e umanità nelle carceri italiane”. L’iniziativa, promossa da un ampio cartello di organizzazioni e associazioni, da tempo impegnate a denunciare le condizioni sempre più drammatiche in cui versano le carceri nel nostro paese, ha voluto rilanciare una riflessione pubblica sulle responsabilità della situazione, ormai insostenibile, e condividere iniziative comuni.

L’assemblea ha visto la partecipazione di circa duecento persone. Unanimemente è stato chiesto di garantire tutti i diritti costituzionalmente previsti alle persone ristrette, umanità nel trattamento, e provvedimenti di clemenza. Si è discusso di sovraffollamento, di condizioni di vita indegne, della totale separatezza del carcere dalla comunità e dal territorio, delle grandissime difficoltà a garantire salute, lavoro, formazione.

Quali reali possibilità di rieducazione e di recupero sociale ci sono in un sistema alle prese con criticità croniche quali sovraffollamento, ormai oltre il 138%, degrado strutturale, precarie condizioni igienico-sanitarie, mancanza di attività trattamentali, scarsissime opportunità di lavoro e formazione, carenza di risorse e personale, con spazi invivibili, condizioni spesso disumane e abbandono?

Il governo Meloni ha battuto ogni record per nuovi reati introdotti e per l’inasprimento di pene per reati già previsti dal codice. Alle problematiche sociali si risponde solo con una legislazione punitiva. Ogni fenomeno sociale genera un nuovo reato, ma la vera emergenza non è quella di prevedere un maggior ricorso al carcere, ma quella di prevenirlo, di renderlo un luogo adeguato alla funzione di rieducazione e recupero che gli è attribuita dalla Costituzione.

La vera emergenza è ridurre il numero delle presenze in carcere. Servono dunque interventi urgenti e scelte politiche coerenti per riportare il sistema detentivo nei confini prescritti dalla Costituzione.

Nel corso dell’assemblea gli interventi di Cgil, così come altri, insieme al tema dei diritti delle persone ristrette, dell’umanità della pena, hanno affrontato anche il tema del personale. Occorre rinforzare il ruolo del personale penitenziario, integrando gli organici e prevedendo nuove competenze, occorre valorizzare il ruolo degli psicologi, degli educatori, arricchire l’organico dei mediatori culturali, profilo che in molte realtà territoriali viene impiegato in compiti non rispondenti alle competenze possedute.

Si tratta di investire in sicurezza non attraverso l’uso di pistole, manganelli, taser e spray al peperoncino, ma attraverso il dialogo, l’ascolto, la professionalità, offrendo ai detenuti servizi in grado di rispondere ai loro bisogni, ed ai professionisti condizioni di lavoro dignitose, formazione adeguata alla complessità del compito assegnato, in ingresso e durante tutta la vita lavorativa, che restituisca agli agenti il loro ruolo, che non è sorvegliare e punire.

Occorre proiettare l’esecuzione penale sempre più all’esterno con soluzioni di comunità. E’ indispensabile superare il sovraffollamento che contribuisce alla disumanità delle condizioni carcerarie, riducendo il numero delle persone detenute attraverso misure alternative, sanzioni sostitutive, misure di comunità, e un minor ricorso alla carcerazione preventiva.

Moltissimi interventi hanno ribadito con forza la richiesta di provvedimenti di clemenza e umanità, a partire da amnistia e indulto che, accompagnati da percorsi seri e concreti di inclusione, possono contribuire in maniera effettiva all’abbattimento del sovraffollamento e al positivo reinserimento delle persone nella società. Si è parlato di percorsi di giustizia riparativa, delle proposte di indulto differito, programmato, che prevede percorsi per accompagnare in maniera compiuta il rientro nella società.

Molti interventi di associazioni operanti nel territorio, dentro e fuori dal carcere, hanno portato le loro esperienze, positive, pur con le tante complessità legate alla difficoltà di operare in carcere, di lavorare al reinserimento per le persone una volta fuori.

Le richieste emerse dall’assemblea sono quelle che avanziamo da tempo: prendere finalmente in esame le proposte che già esistono, come l’aumento dei giorni per la concessione della libertà anticipata, quella sulle case di reinserimento sociale, la depenalizzazione di alcuni reati minori, la revisione della legge 309/90 sugli stupefacenti, e sono solo alcuni esempi. Serve un ricorso più ampio e serio alle misure alternative, serve intervenire sulla custodia cautelare. Il carcere deve diventare davvero l’extrema ratio. Non serve costruire nuove carceri, serve ridurre il ricorso al carcere.

Dopo l’assemblea, una rappresentanza delle organizzazioni promotrici si è recata per un presidio al carcere di Regina Coeli per ribadire, con uno striscione e cartelli recanti le parole d’ordine della giornata, le ragioni della mobilitazione e l’impegno a proseguire in questa battaglia di civiltà.