A giugno scorso è stata avanzata al Comitato di garanzia interregionale Centro una richiesta di sanzione disciplinare nei miei confronti. Proverò a riassumere i fatti, i procedimenti e le conclusioni di una vicenda che riguarda tutte e tutti noi perché riguarda la democrazia in Cgil.

Alla fine del 2024 il compagno Andrea Gambillara, segretario nazionale della Flai, presentava un ricorso al Comitato di garanzia perché si era visto revocare gli incarichi dal segretario generale e dalla segreteria nazionale Flai. A questo provvedimento – secondo noi, immotivato e autoritario – avevano fatto seguito una decisione di revoca della carica di segretario da parte dell’Assemblea generale Flai e il suo “licenziamento” con la revoca, da parte della segreteria nazionale Flai, dell’ aspettativa sindacale legge 300. Alla fine il compagno Gambillara è stato costretto a licenziarsi dalla sua azienda, che non lo ha riammesso alla sede di origine, ma trasferito ad una sede ad oltre 200 km dalla sua abitazione, senza che il sindacato lo tutelasse.

La “colpa” di Andrea sarebbe stata quella di voler riunire chi era interessato a Lavoro Società nella categoria di cui era dirigente. Una “colpa” della quale ognuno di noi si sarà senz’altro macchiato nel corso della sua esperienza sindacale.

Abbiamo espresso solidarietà e vicinanza al compagno Gambillara per quanto subìto, sia politicamente che umanamente. E’ paradossale che l’accanimento cui è stato sottoposto da parte della segreteria nazionale Flai sia argomentato dalla aleatoria motivazione della “rottura del rapporto di fiducia” con il segretario generale, motivazione che lede la natura plurale e democratica della Cgil.

Sul ricorso del compagno Gambillara il Comitato di garanzia, tenendo conto di un parere del Collegio Statutario, delibera che le azioni e le procedure messe in atto dalla Flai nazionale, con la revoca degli incarichi e la revoca della funzione di segretario, hanno “rispettato le previsioni statutarie e del codice etico”. Con deliberazioni n.3 e n.4 del 6 giugno 2025 il Comitato ha respinto il ricorso di Gambillara e deliberato di “archiviare il procedimento e di non applicare nessuna sanzione nei confronti delle compagne e dei compagni citati in ricorso”.

Il Comitato scrive che quanto emerso ha “leso irrimediabilmente il vincolo fiduciario esistente con la Segreteria” e specifica che “le ragioni della lesione sono esclusivamente di ordine politico … senza che il compagno si sia reso protagonista di violazioni di altra natura”.

Quindi viene confermato che l’unica “lesione” prodotta da Gambillara è di ordine politico in ragione del suo riconoscersi in un’aggregazione confederale statutariamente costituita all’interno della maggioranza congressuale, a nostro avviso, con una forzata rilettura di quanto previsto nell’art.17 dello Statuto e nella delibera 5 sulla sfiducia a un componente di segreteria. Non è previsto nello Statuto che la “mancanza di fiducia” possa comportare la revoca degli incarichi o il “licenziamento” di un segretario eletto dall’Assemblea generale.

Le regole democratiche sono fondamentali per la Cgil e non dovrebbero essere reinterpretate secondo le circostanze. Alla fine chi perde è sempre l’organizzazione.

Del clima di tensione nei confronti del compagno Gambillara fa le spese anche un’altra compagna, alla quale la Flai nazionale aveva affidato la funzione della comunicazione della categoria. Giornalista, viene assunta dalla La.Ri.Ser Srl., società di proprietà della Flai nazionale, il cui presidente risulta essere il segretario generale Flai. Ma questa è ancora un’altra storia.

La segreteria nazionale Flai, insieme alla presidente dell’Assemblea generale, il 6 giugno 2025, giorno in cui veniva archiviato il ricorso di Gambillara, ha inoltrato al Comitato di garanzia Centro la richiesta di sanzione nei miei confronti, allora referente nazionale di Lavoro Società, “colpevole” di aver pubblicamente difeso il compagno Gambillara con esternazioni false e offensive. I ricorrenti hanno richiamato gli interventi di denuncia di ciò che stava avvenendo fatti all’Assemblea generale della Cgil e all’Assemblea nazionale di Lavoro Società, chiamando anche in causa i periodici, Sinistra Sindacale e REDS – che quegli interventi hanno riportato – mettendo impropriamente in discussione la loro autonomia e la libertà di stampa.

Il Comitato di garanzia Centro, con la deliberazione n.9/2025 del 26 novembre, ha respinto la richiesta di sanzione e deliberato di “archiviare il procedimento e di non applicare nessuna sanzione” nei miei confronti.

Rimane il fatto politico. Nella richiesta di sanzionarmi come referente nazionale di Lavoro Società si colpiva un pluralismo statutariamente organizzato all’interno della maggioranza congressuale.

Questo scritto è stato richiesto dal Comitato di garanzia Centro con la succitata delibera.

Sarebbe stato comunque un atto dovuto, per la necessità che la Cgil rimanga la più grande organizzazione democratica di massa del nostro Paese, forte della sua storia e dei suoi pluralismi.