La notizia fa riflettere. A Ravenna otto medici sono finiti sotto inchiesta per aver certificato la non idoneità di alcuni migranti all’ingresso in un Centro di permanenza per il rimpatrio. “Sono stati trattati come criminali, sottoposti a perquisizioni domiciliari. É stata bloccata l’attività di un intero reparto, una vera e propria spedizione punitiva contro giovani colleghi che hanno cercato di tutelare la salute dei migranti”, denuncia il dottor Nicola Cocco, medico infettivologo. Nemmeno fossero terroristi.

Le accuse parlano di falso ideologico in atto pubblico. In altre parole, la loro colpa sarebbe quella di aver attestato una patologia o un rischio per la salute inesistenti per non spedire quegli esseri umani in quelle che – ormai è risaputo – sono autentiche prigioni dove rinchiudere chi non ha commesso alcun reato. In loro difesa l’Ordine professionale dei medici ha puntualizzato che “il parere clinico esprime un giudizio tecnico, circoscritto all’ambito sanitario, e non può né deve diventare un avallo di scelte amministrative”.

Il medico Cocco, che fa parte della Società italiana di medicina della migrazioni, Simm, sottolinea che “la patogenicità e psicopatogenità dei Cpr è un dato scientifico. Non un’opinione”. Insomma, anche chi entra sano si ammala. Giudizio di chi conosce bene i Centri, autentici lager per migranti, da Cocco visitati in lungo e in largo. “I medici del Servizio sanitario nazionale – spiega – sono chiamati a fare una valutazione complessa, non certo quella semplicistica per cui i migranti sono tutti idonei tranne quando hanno malattie infettive. Le vere valutazioni non conformi sono state casomai quelle per cui negli anni sono stati dichiarati idonei tanti migranti con gravi patologie mentali e fisiche”. Ma per quei casi non c’è stata alcuna indagine, nessuno è mai stato indagato. “Nemmeno quando la detenzione si è trasformata in tragedia, come nel caso di Moussa Balde, il 23enne che si è tolto la vita nel centro di Torino, o del 25enne morto pochi giorni fa a Bari per ‘arresto cardiaco’. Sono state dichiarate idonee decine di persone fortemente sedate con problemi di salute mentale, che si ferivano e finivano al pronto soccorso. Questo governo vorrebbe certificati di idoneità ancillari al funzionamento della macchina detentiva ed espulsiva che ha messo in piedi”.

Oggi Nicola Cocco fa parte della rete ‘Mai più lager – No ai Cpr’. Già nel 2009, durante gli anni dell’università, era in quel gruppo di medici, insieme alla Funzione pubblica Cgil, che criticava il decreto Maroni dando vita alla campagna ‘Io non denuncio’. “Pretendevano che noi sanitari denunciassimo i migranti senza o con il permesso di soggiorno scaduto quando si presentavano ai pronto soccorso in cerca di aiuto. Una vergogna”. Cocco lavora anche negli istituti di pena, crede nella missione di chi cura e salva vite. “I colleghi di Ravenna, ai quali va tutta la mia solidarietà, hanno espresso un parere clinico che evidentemente non è conforme agli obiettivi del governo sull’immigrazione. Ma il codice deontologico della professione sancisce l’indipendenza del giudizio clinico, che deve rimanere fondato su competenze mai subordinabili ad altre esigenze”.

Cosa dicono le leggi per queste valutazioni? “La direttiva ministeriale Lamorgese del maggio 2022 richiede una valutazione d’insieme, per escludere problemi di salute o rischi per la salute prima dell’ingresso nel Centro. Dove, fra l’altro, non c’è un vero ambulatorio medico ma un presidio sanitario con infermieri e un dottore presente poche ore al giorno. Invece i Cpr si sono riempiti di esseri umani con patologie cronico-degenerative, diabeti scompensati, disabilità, disturbi psichiatrici, persone che a scopo autolesivo si rompono un arto e rimangono lì dove non possono usare neppure le stampelle considerate lesive per l’ordine pubblico”.

Valutare l’idoneità a un Cpr in ‘scienza e coscienza’ significa utilizzare le conoscenze medico-sanitarie integrandole con la consapevolezza dei luoghi di destinazione. “Se un medico conosce l’evidenza scientifica sulla patogenicità della detenzione amministrativa – rimarca l’infettivologo – non può ignorarla nell’atto clinico”. La fotografia dei Cpr scattata da Cocco è terribile: “Una realtà che ricorda lo stato di abbandono dei manicomi descritto da Basaglia, ‘puzzano di merda e piscio’, sporcizia, animali, rischio di malattie infettive, cibo di pessima qualità e talvolta contaminato. L’Organizzazione mondiale della sanità definisce la detenzione dei migranti come “harmful”, dannosa per la salute anche dopo il rilascio. Ricordiamolo, è una privazione della libertà motivata non dall’aver commesso un reato, ma semplicemente per essere arrivati qui”.

Esiste davvero una persona “idonea” a luoghi inumani come questi? “Da esperto di sanità pubblica, di medicina penitenziaria e medicina delle migrazioni, la mia risposta è no. Il vero problema non sono i medici di Ravenna ma i Cpr e la stessa detenzione amministrativa. Sono istituti di razzismo istituzionale che non possono essere migliorati, possono solo essere aboliti”.