
In base alla Costituzione vigente la magistratura tutta (giudici e pubblici ministeri) costituisce un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere dello Stato, ciò in quanto alla giurisdizione è affidato il controllo di legalità sulle azioni dei pubblici poteri.
A garantire l’autonomia e indipendenza della magistratura la Costituzione pone il Consiglio Superiore della Magistratura. Il Csm è organo di autogoverno della magistratura: gestisce le assunzioni, le assegnazioni, i trasferimenti, le valutazioni di professionalità, gli incarichi dei magistrati; detta le regole per l’organizzazione degli uffici giudiziari e verifica la legittimità dei provvedimenti organizzativi.
Attraverso il Csm la Costituzione assicura che l’azione della magistratura non sia condizionata da indebite interferenze del potere esecutivo: in ciò risiede il significato ultimo della parola “autogoverno”.
In quanto organo di garanzia dell’autonomia e dell’indipendenza della magistratura, il Csm è presieduto dal Presidente della Repubblica ed è basato sul sistema dell’elezione democratica: solo due membri, oltre al Presidente, ne fanno parte di diritto (il Presidente della Cassazione, che è un giudice, e il Procuratore Generale della Cassazione, che è un pubblico ministero), gli altri componenti (30 in tutto) sono eletti per 2/3 dai magistrati e per 1/3 sono giuristi eletti dal Parlamento in seduta comune.
La nuova formula del quesito referendario definita a febbraio 2026, grazie alle oltre 500mila firme raccolte da 15 cittadini promotori, indica i sette articoli della Costituzione che verrebbero modificati se vincesse il Sì, a dimostrazione di come la riforma sia una questione tutta costituzionale.
Con una prima modifica l’unico Csm viene duplicato in un Csm dei giudici e un Csm dei pubblici ministeri, ciascuno composto da 32 membri in tutto e presieduto dal Presidente della Repubblica. I riformatori sostengono che dividere il Csm serva a separare il giudice dal pubblico ministero per renderlo terzo.
Alla duplicazione del Csm occorre dire No al referendum, per le seguenti ragioni: il pubblico ministero è un magistrato, non un funzionario amministrativo, sicché deve godere degli stessi requisiti di autonomia e indipendenza del giudice. Il giudice è già indipendente dal pubblico ministero: i passaggi da una funzione all’altra sono minimi. Il giudice è già terzo: ogni anno mediamente il 50% dei processi si conclude con sentenza di assoluzione.
Solo un Csm unico può operare con una visione unitaria degli aspetti organizzativi e dei meccanismi operativi degli uffici giudiziari, imprescindibile per assicurare il buon funzionamento dei servizi.
Con una seconda modifica, all’elezione diretta viene sostituito un sistema di nomina dei componenti del Csm basato sul sorteggio. I riformatori prospettano il sorteggio come un sistema trasparente e imparziale.
Al sorteggio occorre opporsi ed ecco spiegato il perché: Il Csm non svolge attività giurisdizionale. Per esercitarne le complesse funzioni sono richieste competenze specifiche che sviluppano solo quei magistrati, pochi, che nel corso della propria carriera maturano esperienze professionali nel campo dell’ordinamento giudiziario e dell’organizzazione degli uffici. I magistrati devono poter scegliere i colleghi che ritengono più adatti per questi compiti.
La riforma, inoltre, prevede due diverse tipologie di sorteggio. I componenti magistrati sono estratti a sorte all’interno dell’intero ordine della magistratura, con la conseguenza che potranno essere sorteggiati magistrati sprovvisti delle necessarie capacità e attitudini. I membri cosiddetti laici, invece, sono estratti a sorte da una lista ristretta: il Parlamento sceglierà un elenco di persone gradite alla maggioranza politica del momento e il sorteggio potrà pescare solo tra i nominativi inseriti nell’elenco.
Il fulcro della riforma è proprio in questa nuova formazione del Csm: da un lato, una componente di magistrati sorteggiati facilmente manipolabili (non rappresentativi e sciolti da vincoli di responsabilità non essendo stati eletti); dall’altro, invece, un gruppo di laici compatto, ispirato da una logica politica ben precisa, il quale, pur numericamente inferiore, finirebbe con l’orientare le decisioni del Csm.
Si dice che il sorteggio serva a eliminare il peso delle correnti interne alla magistratura, ma il rimedio è di gran lunga peggiore del male: il doppio Csm sarà pesantemente controllato dalla politica e al suo interno le pressioni saranno tali da risultare sin d’ora prevedibile la formazione di gruppi di potere intorno ai magistrati estratti a sorte, che andranno a sostituirsi alle correnti.
Solo una magistratura autonoma e indipendente dalla politica può assicurare una difesa solida delle libertà e dei diritti delle persone. Indebolire la parte del Csm composta dalla magistratura significa indebolire il controllo di legalità sui pubblici poteri e creare i presupposti per future azioni politiche di arretramento democratico.
