
Glovo e Deliveroo sotto controllo giudiziario. Rinnovato l’accordo integrativo aziendale Just-Eat ai cui rider si applica il Ccnl Logistica, Trasporto Merci e Spedizione.
L’inchiesta della procura di Milano che si è conclusa nei giorni scorsi con la messa sotto controllo giudiziario di Glovo e Deliveroo, affidando agli amministratori giudiziari il compito di regolarizzare circa 60mila rider in tutta Italia – non serve dirlo ma lo diciamo comunque – conferma pienamente ogni istanza meritoriamente portata negli anni dalla nostra Confederazione in tutti i luoghi in cui era possibile portarla: tavoli negoziali, tribunali, stampa e social media, ministero del Lavoro, Unione europea e nelle piazze.
Per come viene organizzato dalle multinazionali del food delivery, il lavoro del rider è abbondantemente inquadrabile, se non proprio come etero direzione (ma rimane margine per approfondire in tal senso), quanto meno nel perimetro dell’art.2 del decreto legislativo 81/2015 relativo alle collaborazioni organizzate dal committente (etero-organizzazione), da cui deriva comunque l’applicazione dell’intera disciplina del lavoro subordinato a favore delle lavoratrici e dei lavoratori.
Le ultime inchieste della procura oggi hanno fornito al sindacato l’assist forse più importante di sempre per ridare visibilità pubblica ad una battaglia sui diritti dei rider, la nostra, che non abbiamo mai interrotto, ma che non appare più con tutta l’evidenza che meriterebbe e, soprattutto, per finalmente trascinare tutto il comparto nel luogo che gli spetta: il Contratto collettivo nazionale di lavoro Logistica, Trasporto Merci e Spedizione. Come già avviene per i rider Just-Eat.
E’ un’opportunità che – ne sono convinto – si debba cogliere con il massimo delle energie. E non solo per dare finalmente dignità ad un lavoro a cui oggi, salvo rare eccezioni, non viene riconosciuta. Ma perché questa era e deve continuare ad essere una battaglia di frontiera. E’ la battaglia per i diritti del lavoro. I rider Glovo e Deliveroo lavorano nel concreto anche fino a 10-12 ore al giorno, anche 7 giorni su 7, rimanendo ben al di sotto della soglia di povertà, sotto un controllo asfissiante, sanzionati subdolamente se non si presentano al lavoro o se rifiutano delle proposte di consegna mentre vengono geolocalizzati e controllati a distanza ogni minuto trascorso connessi alla piattaforma.
Se passasse il concetto, anche attraverso una eventuale contrattazione collettiva discutibile – e purtroppo qualche avvisaglia si inizia a percepire timidamente anche dalle nostre parti – che non si tratti di subordinazione e che si possa concedere qualcosa alle multinazionali in termini di diritti e tutele, la ricaduta sarebbe pesante a partire da tutto il mondo del trasporto merci, su cui ormai si estende l’ombra degli algoritmi e delle intelligenze artificiali, per poi estendersi anche ad altri settori, generando ulteriore precarietà e povertà.
Mentre altri sindacati, anche confederali purtroppo, hanno già aperto palesemente alla possibilità di accordi al ribasso con le piattaforme digitali del food delivery, ipotizzando la possibilità che possano sussistere altri modelli alternativi alla subordinazione, a noi deve toccare il compito di mantenere la barra dritta e di confermare l’esempio di un sindacato coerente con i suoi valori tra cui quello della confederalità, senza esitazioni, senza aperture ad altri modelli, con estrema decisione.
Oggi il modello applicato sui rider Just-Eat, unica multinazionale del settore che ha sottoscritto con Filt Cgil, assieme a Fit Cisl e UilTrasporti, un accordo integrativo, rinnovato recentemente, che ha portato all’applicazione del Ccnl della Logistica e del Trasporto Merci ai rider, dimostra che si può fare. E che è quella e solo quella la direzione da seguire, per il bene dei rider, per il bene di tutto il mondo del lavoro, per come lo vogliamo, e per confermare che la nostra organizzazione è un presidio di resistenza reale anche contro gli appetiti insaziabili delle grandi multinazionali.
(26 febbraio 2026)
