
I giochi olimpici e paraolimpici invernali organizzati nei territori tra Milano e Cortina si stanno svolgendo in un momento storico fortemente caratterizzato da guerre, politiche nazionali ed europee di riarmo, un genocidio a Gaza che continua sempre più nel silenzio generale.
In questo contesto, nell’Italia del governo Meloni, il modello di sviluppo che ha caratterizzato la realizzazione delle opere collegate all’evento olimpico ha come matrice lo sfruttamento dei territori e delle risorse pubbliche, a vantaggio di attività economiche private che si garantiscono profitti coperti dagli extracosti.
La volontà politica governativa di “non disturbare chi produce” si è dimostrata con la decretazione che ha posto sotto il regime privatistico la Fondazione Milano Cortina. Questa scelta ha condizionato tutta la dinamica degli appalti che sono stati stipulati da Fondazione e da tutti gli altri committenti privati.
Gli effetti concreti di queste scelte sono ricaduti sulla pelle dei lavoratori, a partire dalla morte di Pietro Zantonini, la notte del 8 gennaio scorso, addetto alla vigilanza non armata del cantiere sito a Cortina. Pietro era dipendente a tempo determinato part-time assunto dalla SS Security Bodyguard srl, società con sede a Milano. Azienda con un capitale sociale di mille euro con otto dipendenti, tutti a tempo determinato e part-time, al 30 settembre 2025. Una società che doveva occuparsi della vigilanza e del controllo accessi non solo del sito di Cortina ma anche di Milano e che arrivò ad occupare 52 lavoratori tutti con le stesse caratteristiche contrattuali. Così come Pietro Zantonini svolgeva 12 ore tutti le notti senza riposi adeguati e senza adeguate protezioni individuali e collettive contro il rischio da ipotermia, viste le temperature registrate in quei giorni a Cortina.
Il titolare della SS Security è attualmente indagato per omicidio colposo, ipotesi di reato che potrebbe essere aggravata dalle condizioni ambientali e di sicurezza a cui era sottoposto Pietro Zantonini. Le stesse condizioni che hanno subito altri lavoratori della stessa società nei siti milanesi.
Altre società si sono avvicendate alla SS Security, alcune in amministrazione giudiziaria anche durante lo svolgimento delle competizioni sportive, tutte hanno mantenuto le stesse condizioni, turni infiniti senza riposi, assenza di valutazione del rischio da stress termico, paghe indegne ed applicazione di un contratto collettivo che garantisce grandi profitti e paghe da fame.
Infatti, esattamente ad un mese di distanza dalla morte di Pietro Zantonini, a Livigno con una temperatura di meno 15 gradi due lavoratori addetti al controllo degli accessi ai siti di gara sono finiti al pronto soccorso in ipotermia. Inspiegabilmente il medico del presidio di primo soccorso insediato appositamente per gli eventi olimpici non ha aperto per i due lavoratori regolare denuncia d’infortunio.
Questi fatti rappresentano materialmente come durante questi giochi anche il lavoro sia finito per essere considerato come un gioco, dove le regole però sono saltate; dove diciottomila volontari addetti a svolgere in gran parte (circa quattromila) ad esempio mansioni di driver di vetture o pulmini adibiti al trasporto di persone ricompensati con indumenti brandizzati.
In queste giorni si leggono dichiarazioni di presidenti di Regione o ex presidenti che candidano i loro territori per ospitare anche le prossime Olimpiadi, segno che il test di Milano-Cortina per loro ha funzionato, con l’approvazione del sistema imprenditoriale che ha stimato dati economici importanti anche di lungo periodo dopo le Olimpiadi 2026.
Nelle settimane che abbiamo davanti, pur sotto la forte pressione che si sta producendo fino ai giorni del voto per il prossimo referendum, probabilmente la magistratura farà sentire la sua voce anche sulle vicende olimpiche.
(26 febbraio 2026)
