
Alla fine della prima settimana di febbraio abbiamo salutato per l’ultima volta il compagno Salvatore Di Fraia. Era autista addetto al trasporto scolastico dei bambini delle scuole materne comunali del Comune di Firenze negli anni ‘80, iscritto alla Funzione pubblica Cgil da subito e quasi contemporaneamente Rsa e in seguito eletto nella Rsu. Ho condiviso con lui un lungo percorso nella Rappresentanza sindacale unitaria del Comune fiorentino, in Cgil e nell’area della Sinistra Sindacale, nel tempo variamente denominata, a partire da Essere Sindacato.
Riesce difficile in questo momento mettere insieme ricordi e momenti vissuti insieme anche fuori dall’ambito lavorativo, con le nostre famiglie in inverno sul monte Amiata e in estate nella nativa Porto Santo Stefano. E con le tante battaglie al Comune di Firenze, culminate, nel vedersi indagati, con tutta la Rsu, per danno erariale, in seguito ad un accordo sindacale con l’amministrazione comunale che aveva fatto seguito ad una vertenza in sede di negoziazione aziendale.
Il 14 luglio 2015 la Corte di Cassazione escluse qualsiasi responsabilità contabile a carico dei rappresentanti sindacali che avevano sottoscritto gli accordi collettivi decentrati. Una sentenza che al di là del valore giuridico, di per sé già importante, ebbe anche un forte significato. La vicenda era iniziata con l’arrivo di Matteo Renzi a sindaco di Firenze.
Lo spirito battagliero di Salvatore era presente anche durante i congressi, nei quali esprimeva con nettezza e senza fare sconti il punto di vista suo e del suo partito politico: era militante di Lotta Comunista.
Ricordo la sua ultima attività lavorativa alla Biblioteca Buonarroti, dove esercitava il ruolo di custode. La biblioteca comunale era stata oggetto di un lascito testamentario: una intera raccolta da collezionista, che aveva come tema il mare. Salvatore, che era nato a Porto Santo Stefano sull’Argentario, era ovviamente stato studente dell’Istituto Nautico. Il mare nel cuore, come tutti in famiglia, il padre pescatore, i fratelli capitani di lungo corso come lui. Cosa ha fatto? Ha catalogato tutti i libri della donazione e reso fruibile a tutti gli utenti delle biblioteche fiorentine quel patrimonio.
Questo era Salvatore, un grande cultore della lettura, la più svariata, studioso e divulgatore senza essere mai autoreferenziale. Sapeva ben coniugare conoscenza e ironia, per tutti c’era un soprannome, mai casuale. Una ricchezza di capacità di relazioni umane che si è evidenziata con la presenza e soprattutto con i pensieri espressi dai lavoratori del Comune di Firenze in occasione dell’ultimo saluto.
Salvatore, un compagno che ha fatto della coerenza il suo filo conduttore, coerenza ad una appartenenza che poteva essere condivisa o meno e che aveva poi portato ad un percorso diverso nelle dinamiche interne alla Cgil, ma sempre senza disconoscenza dei rapporti personali, nel rispetto delle differenti valutazioni politiche riguardo alle fasi e ai processi.
Un Compagno. Buon viaggio, amico mio.
