
Come Fp Cgil Medici e Dirigenti Ssn diciamo No alla proposta di Ccnl 2022-2024 perché, come per tutti i dipendenti pubblici, è un contratto definanziato di dieci punti percentuali rispetto all’inflazione del triennio di riferimento, crea sperequazioni tra i professionisti, e non ha nulla che migliori l’organizzazione del lavoro e quindi la qualità delle cure. A fronte di condizioni così peggiorative per lavoratrici e lavoratori, il sindacato ha il dovere di manifestare tutto il proprio dissenso in difesa dei professionisti e dell’offerta di salute alla cittadinanza.
Eppure in questi giorni siamo impegnati in un diffuso percorso di corretta informazione a cittadini e lavoratori per contrastare la propaganda di quei sindacati che, per giustificare una firma frettolosa e accondiscendente, altera la realtà dei fatti, con notizie false su roboanti aumenti salariali, in una logica collusiva con la strategia del governo, finalizzata a costruire consenso sulla disinformazione.
Andiamo per gradi: tutti i contratti del Pubblico impiego hanno subito dal governo un inaccettabile definanziamento rispetto all’aumento del costo della vita in un triennio di vertiginosa impennata per l’aumento dei costi energetici determinati dalle guerre e dalle vergognose speculazioni delle lobby che, nel libero mercato, hanno approfittato della crisi. Molti Ccnl privati sono stati rinnovati con aumenti superiori al 10%; solo nel Pubblico impiego l’aumento finanziato dal governo è stato al di sotto del 6%.
Questo definanziamento del lavoro pubblico corrisponde alla logica politica che vuole smantellare i servizi, il welfare, la struttura sociale del paese, per favorire il privato e l’individualismo, nella peggiore declinazione della competizione neoliberista.
Il Servizio sanitario nazionale in particolare sta vivendo la peggiore fase da quando è stato istituito nel 1978: il definanziamento tocca punte al ribasso sul Pil mai raggiunte prima, i servizi stanno subendo gli effetti di una tragica frammentazione organizzativa che mina la possibilità di presa in carico delle persone, manca personale su tutto il territorio nazionale, le retribuzioni sono le più basse d’Europa. Le condizioni di lavoro e la qualità delle cure peggiorano inevitabilmente ogni giorno, e sono ormai quotidiane le aggressioni contro gli operatori da parte di cittadini estenuati dalle liste di attesa e incattiviti da politiche denigratorie contro i professionisti, costruite ad arte dal governo per mortificare i servizi pubblici. I concorsi vanno deserti perché, a queste condizioni degradanti, il Ssn non è più attrattivo per chi ha studiato con grandi sacrifici per undici anni, e inarrestabile è la fuga dei medici, che noi abbiamo formato, verso l’estero o il privato.
In questo scenario desolante, il governo colpisce ancor di più il cuore pulsante della tenuta del sistema, definanziando i contratti dei professionisti. La situazione è chiarissima nella sua semplicità: basterà vedere le buste paga di marzo. I medici, i veterinari e i dirigenti sanitari troveranno una brutta sorpresa, non vedranno l’aumento annunciato di 491 euro ma solo di 100 euro mensili. Infatti, al netto dell’anticipo contrattuale di 139 euro percepito dal 2024, troveranno un aumento tabellare di 91 euro lordi mensili.
A peggiorare la situazione segnaliamo un aumento delle retribuzioni molto maggiore per le posizioni apicali rispetto al 90% degli altri dirigenti sanitari. Un totale, fra tabellare e posizione, di 100 euro nette per chi con sacrifico e dedizione ha scelto in questi anni di rimanere nel Ssn per garantire la salute della cittadinanza come fondamento di tenuta della democrazia del paese, a fronte di finanziamenti che favoriscono le prestazioni aggiuntive, i liberi professionisti e i gettonisti. E’ vergognoso un aumento di 100 euro al mese al confronto con gettoni di presenza di 120 euro l’ora per chi trasforma il lavoro pubblico in imprenditoria individuale.
La Fp Cgil sente oggi forte la responsabilità e il dovere di opporsi al progetto di smantellamento dell’offerta di salute pubblica che questo governo sta perpetrando anche con un contratto definanziato, sperequato, e che spinge i medici e i dirigenti sanitari sempre più verso la libera professione e gli interessi privati e personali.
Dire un convinto No a questo contratto ci deve dare la credibilità e l’autorevolezza, coinvolgendo lavoratrici e lavoratori, per lottare con più forza nelle trattative del rinnovo 2025-2027, che sta per essere avviato, che ancora registra un ulteriore grave mancato finanziamento per l’aumento dell’indennità di specificità e di esclusività dei dirigenti sanitari e delle professioni sanitarie, trattati ancora peggio dei medici e dei veterinari, con il consenso di altre organizzazioni sindacali, in una visione divisiva e corporativa della cura delle persone.
La nostra priorità è rilanciare il valore del contratto collettivo nazionale come fondamento della tenuta di un sistema incentrato sulla multiprofessionalità, sulla contaminazione, sulla complementarietà delle professioni, per una nuova e consolidata alleanza con i cittadini.
