L’VIII rapporto di Antigone sulla giustizia minorile.

Lo scorso 25 febbraio è stato presentato a Roma “Io non ti credo più”, l’ottavo rapporto di Antigone sulla giustizia minorile, frutto dell’analisi di dati ufficiali e del lavoro di osservazione diretta che l’associazione conduce da anni all’interno degli Istituti penali per minorenni (Ipm).

Quello che emerge con chiarezza dal rapporto è anzitutto la progressiva espansione del controllo penale avvenuta negli ultimi anni nei confronti dei più giovani. Un’espansione che riguarda il sistema nel suo insieme, con un significativo incremento del numero totale dei soggetti presi in carico, e che lo riguarda in maniera trasversale, interessando tutte le principali misure che lo compongono.

Tra il 2022 e il 2025 il numero dei ragazzi in carico alla giustizia minorile è aumentato complessivamente del 25%. Dall’entrata in vigore del “decreto Caivano”, le presenze nelle carceri minorili sono aumentate addirittura del 50% rispetto al periodo precedente, portando gli Ipm, per la prima volta nella storia, a dover fronteggiare situazioni di sovraffollamento.

Il governo ha risposto alla crescita delle presenze prima con l’apertura temporanea di una sezione dedicata ai giovani adulti all’interno della Casa Circondariale di Bologna, rompendo per la prima volta in modo strutturale la distinzione tra risposta penale per adulti e per ragazzi. In fretta e furia, il governo ha poi inaugurato, nel giro di pochi mesi, tre nuovi Ipm, a L’Aquila, Lecce e Rovigo.

L’apertura di nuove carceri è stata celebrata dall’amministrazione come un successo, mentre è evidente come ulteriori spazi detentivi – soprattutto per i minori – vadano visti sempre e solamente come sconfitta collettiva di un intero sistema non in grado di agire altrimenti.

È ormai evidente come la risposta istituzionale nei confronti dei più giovani sia sempre più orientata verso una logica punitiva e securitaria, a scapito di un modello di giustizia tradizionalmente incentrato sulla costruzione di percorsi educativi e di effettiva inclusione sociale. Quello che si percepisce oggi, in maniera sempre più diffusa, è un clima di crescente abbandono. E’ un clima che si respira quando si visitano alcuni Ipm, ed è un clima che ovviamente respirano i ragazzi che in quegli Ipm vivono. Ragazzi che finiscono così per non fidarsi più del sistema e delle parole di chi incrociano nei loro percorsi. E’ da questa assenza di fiducia che nasce il titolo dell’ottavo rapporto di Antigone.

Ovunque si parla di ‘baby gang’, ‘maranza’, ragazzi stranieri, come una minaccia sociale diffusa. Il risultato è la costruzione di un vero e proprio panico morale attorno alle nuove generazioni, alimentando le segnalazioni, le denunce e l’adozione di misure restrittive anche di fronte a comportamenti di scarsa rilevanza penale.

Invece di investire in politiche sociali ed educative, la risposta governativa resta esclusivamente di stampo repressivo, con l’introduzione di nuovi reati, aumenti di pena e aggravanti. Se davvero si avesse a cuore la sicurezza sociale, si investirebbe su un serio rafforzamento degli interventi di prevenzione – certamente più complesso da realizzare e meno redditizio sul piano elettorale – invece di limitarsi a moltiplicare strumenti repressivi inefficaci. La sicurezza collettiva non si costruisce riempiendo le carceri, ma affrontando e riducendo le condizioni sociali che generano marginalità e conflitto.

A pagare il prezzo più alto sono come sempre i ragazzi più fragili, quelli con meno risorse e meno reti di sostegno, che per questo finiscono in carcere con più facilità. Tra loro ci sono molti minori stranieri non accompagnati, detenuti negli Ipm italiani spesso per reati di lieve entità. Sono ragazzi soli, portatori di storie di enorme sofferenza, abituati a non essere visti e a crescere senza prospettive concrete per il futuro.

All’interno degli istituti sono i ragazzi spesso considerati più difficili da gestire e, anche per questo, trasferiti spesso da una struttura all’altra in giro per l’Italia, accentuando ulteriormente il loro senso di isolamento e abbandono. Probabilmente, se qualcuno fosse intervenuto prima, molti di loro avrebbero intrapreso percorsi diversi. Ma anche qui manca l’interesse a soluzioni concrete: negli ultimi dieci anni, i fondi destinati al sistema di accoglienza sono diminuiti di circa il 32%, riducendo le possibilità di offrire reali forme di protezione e integrazione.

Alla presentazione del rapporto di Antigone è seguita un’assemblea aperta a realtà del Terzo settore e ad operatori coinvolti a vario titolo nel sistema di giustizia minorile. Ciascuno ha portato esperienze e riflessioni dai propri territori, contribuendo a un dibattito vivo e concreto. Insieme si è iniziato a ragionare su come invertire la tendenza degli ultimi anni, riportando al centro del sistema il primario interesse del minore.