
Federico Finchelstein, Aspiranti fascisti. Vademecum per contrastare la più grave minaccia alla democrazia, Donzelli editore, pagina 248, euro 19.
Oltre che eversivo rispetto ad un diritto internazionale già precario e diseguale nella sua applicazione, il trumpismo al secondo mandato presidenziale sta sferrando un attacco furibondo ai principi fondamentali della democrazia americana, sulla base delle indicazioni provenienti dal programma intitolato “Project 2025” elaborato dalla Heritage Foundation, ovvero il serbatoio di pensiero del movimento Maga.
Quanto sta avvenendo spietatamente a Minneapolis e in altre città americane ad opera dell’Ice, con le deportazioni di massa degli immigrati, le perquisizioni arbitrarie e la criminalizzazione e repressione di quanti si oppongono a queste pratiche razziste e fasciste, è la conferma che dall’autoritarismo del primo mandato, contraddistinto da accenti xenofobi e misogini, e successivamente dal tentativo di colpo di stato con l’assalto a Capitol Hill del 6 gennaio 2021, Donald Trump e i suoi sodali intendono passare ad una stagione di stampo dittatoriale.
Se poi questa tendenza dittatoriale possa condurre ad un regime fascista è l’interrogativo e il monito che contraddistinguono l’accurata comparazione storica contenuta nel libro “Aspiranti fascisti. Vademecum per contrastare la più grave minaccia alla democrazia”, composto dallo storico argentino Federico Finchelstein a partire da quanto è avvenuto in America Latina, ma in una chiave di lettura di carattere globale.
Ripercorrendo con le adeguate periodizzazioni cent’anni della storia mondiale, Finchelstein sostiene una tesi decisamente originale: a suo avviso dagli anni ‘20 del Novecento sino al termine della seconda guerra mondiale lo spazio politico si è configurato attraverso regimi nazionali di matrice fascista. Invece, dopo il 1945, lo stesso andrà riconfigurandosi mediante il populismo, che, giovandosi di figure come Juan Domingo Peron in Argentina, Getulio Vargas in Brasile, Romulo Betancourt in Venezuela e Victor Paz Estensorro in Bolivia, inaugurerà una nuova fase politica autoritaria, alternativa sia al comunismo che al liberalismo, ma legittimata dalle procedure elettorali.
Il fenomeno populista, sorto nel Sud del mondo, abile a suo modo nell’indebolire le forme della democrazia, si diffonderà successivamente anche in Europa e in prima istanza nel nostro paese, grazie a Silvio Berlusconi che, in qualità di proprietario di un impero mass-mediatico, è stato devastante per la sua indubitabile capacità di orientare perversamente il senso comune di massa.
Con l’inizio del nuovo secolo, per Finchelstein, si moltiplicano nel mondo le figure politiche “autocratiche”, cioè insofferenti rispetto alla classica tripartizione dei poteri, al punto che si è originata una terza ondata del populismo, sempre più orientata a destra e assai pericolosa per le sorti della democrazia.
Per questa ragione i quattro capitoli del libro sono dedicati ad un’analisi puntuale e meticolosa dei quattro elementi che costituiscono il fascismo, con il dichiarato intento di verificare le similitudini che si possono rintracciare nella retorica e nei comportamenti che caratterizzano i nuovi “aspiranti fascisti”.
In quest’ottica, alla luce quindi della violenza e della militarizzazione della politica, delle bugie e della propaganda, della politica della xenofobia e infine della dittatura, l’autore passa in rassegna oltre a Donald Trump alcuni degli altri affossatori della democrazia, da Jair Bolsonaro a Javier Milei, da Viktor Orban a Narenda Modi, per giungere nel discreto elenco anche a Giorgia Meloni. Alla quale Finchelstein, ricollegandosi agli scritti di Nadia Urbinati e Gabriele Pedullà, non risparmia una affilata critica per la sua nota insofferenza nei confronti dell’ordine costituzionale e dell’antifascismo, facendo ricorso “ad astiose e falsate forme di revisionismo”.
Infine, se consideriamo che i potentati economici sostengono questa virata a destra del mondo, in direzione di un nuovo tecno-feudalesimo, si può comprendere di quali compiti sul piano della resistenza e della mobilitazione è investito il movimento sindacale su scala internazionale.
