La vittoria del No al referendum costituzionale è un dato positivo e importante. Con quasi due milioni di voti di scarto, con una partecipazione al voto superiore alle aspettative, la maggioranza di chi si è recato alle urne non ha consentito una modifica costituzionale sbagliata nel merito e pericolosa. La vittoria del No rappresenta la prima battuta di arresto, non la sconfitta, del governo più di destra della storia repubblicana italiana.

In questi due mesi in tante e tanti si sono impegnati in questa battaglia referendaria per difendere la Costituzione, un’idea di libertà e di democrazia basata anche sull’autonomia della magistratura e l’equilibrio dei poteri. Migliaia di donne e uomini sono stati i veri protagonisti di questa vittoria che è di tutti quanti hanno sostenuto le ragioni del No.

Importante il dato generazionale di sostegno al No per la fascia dell’elettorato sotto i 34 anni. Lo fu anche nei referendum sociali della Cgil e sulla cittadinanza, quando per la stessa fascia di età fu raggiunto il quorum. Sulla partecipazione è necessaria la consapevolezza che il risultato dipende anche dal recupero al voto di fasce di astensionismo. Bisogna quindi aver presente che quanti hanno sostenuto il No non sono un blocco sociale, politico e culturale omogeneo, che di per sé possa incarnare meccanicamente la base di consenso per costruire un’alternativa politica al governo Meloni.

A noi il compito di leggere la composizione sociale di quel blocco e esserne gli interpreti dei bisogni, protagonisti nella costruzione di risposte che sappiano coniugare l’azione sociale del sindacato, la contrattazione e le lotte, con la lotta politica per la giustizia sociale, la libertà e la democrazia.

Sono le stesse ragioni alla base della partecipazione della Cgil al movimento per la pace, alle mobilitazioni contro il decreto sicurezza, nelle vertenze contrattuali per un salario dignitoso e nelle iniziative di contrasto alla precarietà e di difesa dell’occupazione.

Non dobbiamo sostituirci alla politica per costruire un’alternativa nella rappresentanza istituzionale, dobbiamo agire per cambiare il senso comune sui diritti sociali e per dare piena attuazione al dettato costituzionale.

Costruiamo un ponte tra le generazioni, contribuiamo a rimettere al centro un’idea di futuro con quei giovani che abbiamo incontrato nelle piazze per la flotilla, contro il genocidio e le guerre, contro i decreti sicurezza. La presenza della Cgil nella manifestazione ‘No Kings’ del 28 marzo è parte di questa costruzione che fa della democrazia progressiva l’elemento centrale di una pratica di cambiamento della società.

In una fase in cui, attraverso l’innovazione tecnologica, si produce la desertificazione dei diritti collettivi, si riducono gli spazi di partecipazione democratica, si criminalizza il dissenso, lavoriamo per costruire una società più giusta dove le persone arrivano prima del profitto e dello sfruttamento. Lavoriamo per ricostruire il rapporto tra il lavoro e la società in una prospettiva di pace, inclusione e uguaglianza.

Al lavoro e alla lotta!