Una delirante mozione di Fratelli d’Italia, e soprattutto la vibrante reazione popolare alla proposta di etichettare la scuola come ‘ideologicamente comunista’, lo hanno reso famoso in tutta la penisola. Ma l’Istituto statale di istruzione superiore Gobetti-Volta, con i suoi cinque indirizzi di studio fra liceo linguistico, liceo scientifico e scientifico-sportivo, istituto tecnico per amministrazione, finanza e marketing, e istituto tecnico per informatica e telecomunicazioni, era già ben conosciuto nell’area metropolitana fiorentina per la competenza degli insegnanti e la qualità dell’offerta didattica, tanto da essere frequentato da ben 1.700 studenti e studentesse. Un autentico vanto per gli abitanti di Bagno a Ripoli, comune fra le colline a cavallo tra l’Arno e il Chianti, diventato anch’esso famoso perché sul suo esteso territorio è stato costruito lo splendido Viola Park. “La nostra risposta è stata corale – racconta la professoressa Carlotta Gradi – insegnanti e studenti hanno manifestato insieme, rinviato al mittente quel documento surreale, che alla fine è stato anche ritirato”.

Se organizzate nel rispetto dei principi e dei valori costituzionali, le scuole sono palestra di democrazia, facendo crescere come fiori di campo, in anni inquieti come quelli dell’adolescenza, l’indispensabile spirito critico che ci accompagnerà per una vita intera. Non capirlo, o peggio accusare le scuole di indottrinamento e faziosità come ha fatto il ministro Valditara, può rivelarsi un pericoloso boomerang, come ha dimostrato il voto giovanile al referendum costituzionale sulla giustizia. Una sonora bocciatura di chi, sulla pelle anche dell’istruzione, fa solo propaganda di bassa lega. Come i tre consiglieri comunali bagnesi di Fdi secondo i quali al nome della scuola si sarebbero dovuto aggiungere diciture come ‘antifascista’, ‘antiamericana’, ‘antisionista’, ‘anticattolica’, ‘ideologicamente comunista’. Una vera e propria schedatura insomma, così come la campagna dei giovani di Azione Studentesca (vicina a Fdi) che invitava studenti e studentesse a compilare tramite Qr code un questionario in cui segnalare ‘insegnanti di sinistra’ che ‘fanno propaganda’.

Gradi insegna italiano, latino e storia, le materie umanistiche per eccellenza, al liceo scientifico. “Il primo incarico al Gobetti-Volta è arrivato nel 2011 – ricorda – poi la titolarità della cattedra nel 2018, dopo diversi anni di insegnamento precario”. L’insicurezza del posto di lavoro sembra quasi un tributo da pagare quando si entra nel mondo della scuola. “Uno scoglio che dovrebbe essere superato, anche se nell’organizzazione scolastica non è ancora stato trovato il modo di affrontare questo problema – osserva la professoressa – Per dieci anni ho girato istituti su istituti. Cambi territorio, cambi classi, contesto generale. Finisci per vivere una sensazione di precarietà, che non è solo logistica. Come se gli insegnanti non fossero degli intellettuali che mettono il loro patrimonio a disposizione della comunità. Ma lavoratori erranti, che non possono radicarsi”.

Gradi rivendica con orgoglio la sensibilità della sua scuola sui grandi temi come la pace, la legalità, il rispetto dei diritti umani. “Nelle giornate dedicate a queste tematiche organizziamo assemblee, invitiamo esperti, cerchiamo di interessare le ragazze e i ragazzi. Oggi scopriamo con stupore che per alcuni questo non è un arricchimento del percorso formativo. Anzi, etichetterebbe la nostra scuola in maniera negativa, sarebbe uno stigma. Eppure l’insegnamento nella scuola italiana si ispira ai principi della Costituzione e non può essere altro che antifascista”.

La scuola è dedicata a Piero Gobetti, intellettuale liberale di cui quest’anno ricorre il centenario della scomparsa. “Lo abbiamo ricordato con un suo scritto, nel quale lui avvertiva i pericoli del nascente regime fascista. Metteva in guardia, svolgeva il suo ruolo di osservatore in un’Italia in cui tanti avevano la vista corta, o erano ciechi del tutto. Nella scuola cosa altro dovremmo fare se non insegnare ai ragazzi a vedere, stare in guardia, tutelare diritti faticosamente conquistati che non sono mai scontati?”.

Le viene spontaneo il riferimento a Piero Calamandrei quando parla della Costituzione come architrave della scuola italiana: “La Costituzione deve camminare, non può essere un pezzo di carta che rimane lì, posato in terra – rimarca Gradi – Le gambe della Costituzione sono quelle dei ragazzi, e anche degli insegnanti, di tutti coloro che lavorano nella scuola”. Delegata nella rappresentanza sindacale unitaria per la Flc Cgil, la professoressa Gradi non dimentica di spezzare una lancia a favore degli istituti tecnici: “La decurtazione delle ore di studio sarebbe un peccato, sia per gli insegnanti che soprattutto per i ragazzi. Togliere tempo all’insegnamento dell’italiano in un percorso tecnico, ad esempio, creerebbe una discriminazione. Così facendo la scuola bloccherebbe quell’ascensore sociale che don Milani individuava nel saper comprendere un testo, nel sapersi esprimere”.